Star Wars

Tutto quello che c'è da sapere su Star Wars IX mai realizzato da Trevorrow

Approfondiamo brevemente tutti i dettagli trapelati sul Duel of the Fates di Colin Trevorrow, drasticamente differente da L'ascesa di Skywalker.

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Prima dello sfortunato Il libro di Henry, Colin Trevorrow era stato scelto nel 2015 per dirigere l'Episodio IX della Nuova Trilogia di Star Wars. Fresco del successo del primo Jurassic World e dell'appoggio dell'amico Steven Spielberg, l'autore era considerato uno dei più promettenti cineasti della sua generazione, giudizio poi scemato negli anni successivi, repentinamente e - col senno di poi - forse in modo fin troppo precipitoso. I motivi del suo allontanamento dalla regia dell'ultimo capitolo del progetto starwarsiano cinematografico sotto l'egida Disney sono svariati: il flop del film del 2017, le critiche mosse a Star Wars - Gli ultimi Jedi di Rian Johnson e probabilmente la direzione intrapresa da Trevorrow nella sceneggiatura di Star Wars: Duel of the Fates, che era il titolo del suo Episodio IX, quello mai realizzato.

Passato di mano a J.J. Abrams e Chris Terrio, il titolo è stato completamente revisionato ripartendo da zero e cancellando in buona sostanza ogni traccia del breve passaggio dell'autore nella Galassia Lontana Lontana, se non fosse che in questi ultimi giorni è trapelato online lo script del film, rivelando le scelte adoperate dal regista e scartate senza pensarci due volte. Ne viene fuori una storia completamente differente da quella poi vista in Star Wars: L'ascesa di Skywalker - che ha ripreso le fila de Il risveglio della Forza -, e dopo la delusione per molti cocente dell'ultimo capitolo della Saga forse persino più accettabile, originale e in linea con l'identità concettuale di Johnson.

In una realtà molto, molto parallela di Star Wars

Innanzitutto, la sceneggiatura del progetto sarebbe stata scritta da Colin Trevorrow e dal fedelissimo Derek Connelly, con cui l'autore ha collaborato anche in Safety Not Guaranteed e Jurassic World. La bozza risale al 2016 ed è approdata in rete grazie allo youtuber Robert Meyer Burnett, che per questo suo scoop è stato appoggiato dal sito The Playlist e successivamente confermato da fonti affidabili di Collider, uno degli outlet americani che più di tutti lavora scrupolosamente sul debunking delle news mainstream. Insomma, tutti dettagli reali.
Seguendo in ordine le varie rivelazioni, in Duel of the Fates ampio spazio sarebbe stato dato a Rose Tico (Kelly Marie Tran), introdotta come new entry ne Gli ultimi Jedi e poi drasticamente ridotta ne L'ascesa di Skywalker. Considerandola probabilmente come parte integrante del parterre di protagonisti, Trevorrow e Connelly avrebbero invece ritagliato un missione importante per lei, ovviamente al fianco di Finn (John Boyega), con cui sarebbe presumibilmente potuto sbocciare un amore invece mai realizzato.

Obiettivo del loro viaggio era Coruscant, il pianeta centro nevralgico della Galassia al tempo della Vecchia Repubblica e dell'Impero Galattico ormai occupato dalle truppe nemiche della Resistenza. Il compito dei due sarebbe stato quello di accendere un vecchio faro per le comunicazioni nel Tempio Jedi per una chiamata alle armi di tutti gli alleati. In realtà questa scelta è stata in qualche modo riformulata con una certa superficialità da Abrams e Terrio, che hanno semplificato il tutto e optato per un'epica mobilitazione civile finale nel terzo atto de L'ascesa degli Skywalker. E comunque senza che Rose Tico abbia avuto parte fondamentale.

Dopo la missione di Finn e Rose, i due requisivano uno Star Destroyer per poi essere catturati dalle truppe Imperiali e interrogati dal Generale Hux su di un pianeta-prigione. Sappiamo che Finn sarebbe riuscito a fuggire e a convincere con un discorso motivazionale e carismatico tutti gli Stormtrooper a ribellarsi e combattere il Primo Ordine su Coruscant. Ricordiamoci che le linee guida sono comunque quelle date da Abrams ne Il risveglio della Forza, dunque molti particolari sono legati inevitabilmente alla storia di quel film, così come altri a Gli ultimi Jedi.

In merito a quest'ultimo, anzi, anche Rose sarebbe successivamente riuscita a liberarsi e a raggruppare insieme a Finn tutti i bambini "sensibili" alla Forza (come veniva poi mostrato alla fine del film di Rian Johnson), conducendoli su di un remoto pianeta per consegnarli a Rey (Daisy Ridley), che li avrebbe addestrati per divenire la futura generazione Jedi. Si evince una vicinanza più rispettosa e consequenziale alla partitura concettuale dell'autore de Gli ultimi Jedi, la volontà di allontanare insomma la Forza dal solo e privilegiato appannaggio dei Jedi, personaggi scelti e unici.

Il Lato Oscuro del senno di poi

Passando alla barricata nemica del Primo Ordine, l'Imperatore Palpatine di Ian McDiarmid si scopre essere stato già contemplato da Trevorrow, solo nella forma di ologramma su Mustafar (anche questo, già previsto e con un ruolo più significativo). Non tornava in vita, anzi, non era proprio sopravvissuto agli eventi di Star Wars: Il ritorno dello Jedi, apparendo a Kylo Ren (Adam Driver) durante un dialogo con Darth Vader in cui consigliava all'Allievo Sith di condurre Luke Skywalker passato ormai al Lato Oscuro da tale Tor Valum, il Maestro da cui lo stesso Palpatine aveva imparato tutto sui poteri della Forza e delle emozioni. Kylo Ren raggiungeva così questo ancestrale Sith di insormontabile potenza (descritto come "una sorta di spirito lovecraftiano") per essere addestrato al Lato Oscuro della Forza, combattendo anche con il nonno in una visione in stile L'Impero colpisce ancora. Non c'era insomma alcuna redenzione per Ben Solo ma un totale abbandono all'oscurità, insalvabile e inevitabilmente corrotto dalla sue passioni. In questo senso, anche Trevorrow si discostava dalle scelte narrative di Johnson, che ha dato invece una dimensione più umana, fragile e disperata al personaggio, totalmente in bilico tra passato e presente, tra eredità e personalità.

Anche se deciso a continuare la sua battaglia contro la libertà della Galassia, per lui grande illusione, ne Gli ultimi Jedi abbandonava infatti la dicotomia Lato Chiaro-Lato Oscuro, Jedi-Sith, per affermare la propria presenza come qualcosa di nuovo, di migliore, di superiore a tutto. Megalomane sicuramente, ma distaccato dai precetti della Forza come poi voleva Johnson. Trevorrow e Connelly lo avrebbero invece riportato a essere "di parte".

E questo fino alla fine, come antitesi al discorso intrapreso nella Trilogia Originale con Darth Vader, visto che nello scontro finale con Rey nemmeno i fantasmi di Yoda, Luke e Obi-Wan Kenobi sarebbero riusciti a riportare al Lato Chiaro un'anima ormai completamente marcia, intossicata dai fumi dell'odio e del risentimento covati nel cuore e appesantiti dall'influsso negativo del Lato Oscuro. E i genitori di Rey, neanche a dirlo, sarebbero rimasti dei perfetti nessuno.
A ben guardare, forse una conclusione più accettabile di quella avuta con Star Wars: L'ascesa di Skywalker, ma la filosofia proverbiale non sbaglia: del senno di poi ne son piene le fosse. E si parla infatti di un progetto morto e sepolto. Peccato.

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