Speciale TRON Legacy - Sneak peek

La recensione della sneak peek di TRON Legacy!

Speciale TRON Legacy - Sneak peek
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La sicurezza è strettissima. In processione ordinata e meticolosa, i giornalisti si svestono di tutti i loro “TechnoGadget” avveniristici. Telecamere, iPhone, macchine fotografiche. Poi, una rapida scansione al Metal Detector.
La sala in cui veniamo convogliati è piccola e spoglia, spartana. Ma lo spettacolo a cui stiamo per assistere sarà meraviglioso. Trenta minuti in compagnia di Tron: Legacy, con una selezione di scene che si prefigura come un antipasto succulentissimo, per tutti gli invitati all'evento organizzato da Disney in quel di Santa Monica.
La cornice, per chi si fosse perso le precedenti puntate del nostro Coverage Esclusivo, è la sede Californiana della Digital Domain. E mentre pregustiamo tutti gli appuntamenti della lunga giornata (voi potete già trovare i resoconti delle interviste a Olivia Wilde e Steven Lisberger), le luci si attenuano ed il chiacchierio di fondo lascia spazio alla proiezione.

Stereoscopia

Prima di concederci il lusso di dare un'occhiata alle scene inedite, viene proiettato l'Extended Trailer che tutti conoscete (in caso contrario date un'occhiata alla nostra Web Tv). Dal momento che lo Sneak Peek non potrà essere proiettato in 3D, l'idea è quella di mostrare così la tecnologia stereoscopica. Una tecnica tutta nuova che, viene sottolineato, è la prima che nasce nel periodo del “dopo-Avatar”, e che dovrebbe garantire un'immersività delicata e non invasiva. Anche se è difficile giudicare da qualche minuto di proiezione, dobbiamo dar conto dell'ottimo lavoro svolto su questo fronte. Il 3D di Tron: Legacy è moderato, e svolge la sua funzione in maniera ordinata e pulita, senza cercare il sensazionalismo che invece, di tanto in tanto, James Cameron ha voluto per il suo ultimo “Masterpiece”. Non ci sono oggetti che si spingono di prepotenza oltre i limiti dello schermo, casse che coprono parte dell'inquadratura, sequenze spalmate forzatamente su diversi livelli di parallasse. La stereoscopia viene sfruttata per rendere meglio il senso di profondità di alcuni campi lunghi, oppure gioca per qualche secondo coi Light Disk lanciati a folle velocità contro l'inquadratura. Senza esibizionismi.
Inoltre, la patina scura degli occhiali non compie lo stesso strazio cromatico perpetrato sulle scenografie di Pandora. I neon di Tron si stagliano sul grigiore virtuale di un mondo opaco, sulle texture cibernetiche di The Grid, e lo smarrimento di brillantezza e luminosità non si fa sentire in maniera così pesante.
Ma al di là di quello che sembra un lavoro eccellente sul fronte della tecnologia stereoscopica, noi siamo curiosi di immergerci per una lunga mezz'ora nel mondo creato Flynn. E, finalmente, lo schermo ci accontenta.

Sneak Peek

Salvo qualche eccezione, le scene utilizzate per questo montaggio sono le stesse intraviste nel trailer.
Si comincia dunque con Sam che sfreccia per le vie di una città opaca, avvolta dalla luce ocra dei lampioni e dalla polvere del tempo. Sulla sua indole ribelle, sulla rabbia che di tanto in tanto gli balena nel volto, ha pesato soprattutto la scomparsa del padre. Flynn, agli occhi di suo figlio, era davvero un eroe. L'abbandono improvviso ha insinuato nel suo animo un risentimento antico, che s'intravede quando si rabbuia, nelle smorfie improvvise. Ma il destino ha strani modi di chiudere i conti. Nell'improvvisata baracca che Sam chiama “casa”, arriva Alan (Bruce Boxleitner), con una notizia inattesa. Qualcuno, durante la notte, ha cercato di contattarlo dalla Sala Giochi di Flynn.
Sam sale di nuovo in sella. Senza sapere cosa aspettarsi, forse mosso da una speranza troppo remota.
L'arrivo all'indimenticabile Flynn's Arcade è una scena da antologia. Le inquadrature statiche dipingono la rovina di un mondo antico, dimenticato. I campi lunghi sui corridoi dei cabinati, i passi incerti di Sam, si alternano ai close-up di dettagli che stuzzicano i fan del lungometraggio di diciotto anni fa. La fotografia si sofferma senza fretta sui particolari, consapevole che la bellezza scenica ed il tributo all'immaginario creato da Lisberger sono due componenti fondamentali nell'economia della pellicola. Più tardi, confermerà questa sua “staticità” classica, rifuggendo handy e shaky cam anche nelle sequenze più concitate, inquadrate sempre con grande lucidità e perizia.
Intanto, Sam si fa avanti fra i teloni coperti di polvere. Di fronte, il cabinato più importante, il simbolo del successo di suo padre: Tron.
Un gettone rifiutato dalla macchina rivela, cadendo sul pavimento, due solchi profondi. Spostando il cabinato, Sam si trova nell'ufficio segreto di suo padre: il paradiso di ogni Tron-Lover. Al suo interno, una mappa concettuale di The Grid, il tavolo con cui Dillinger interagiva con Master Control, e tanti altri oggetti che vi lasciamo il piacere di scoprire.
Sam si siede, ed inizia a lavorare con il terminale. Alle sue spalle, si attiva il profilo di un laser, ben noto a chi conosce il Tron dell'82. La tensione si fa palpabile, materiale, mentre tutti attendiamo il momento fatidico: la digitalizzazione. Eppure, una schermata nera ci lascia a bocca asciutta: nella prossima scena, siamo già catapultati all'interno del mondo virtuale di Kevin Flynn.

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The Grid

Il mondo virtuale di Tron: Legacy è un tripudio di forme perfette, un impasto di texture lucide e scie luminose. E' la sublimazione di un'idea visionaria nata quasi trent'anni fa, è un nuovo modo di rapportare la virtualità, la creazione digitale, con la performance attoriale. Non è, come dice Lisberger stesso, tecnologia che rappresenta la realtà: è tecnologia che rappresenta se stessa, che mette a nudo le sue architetture, creando i simboli, le icone, dei processi attraverso cui vive e si evolve. Lo sgomento sulla faccia di Sam, di fronte all'arrivo imponente di un intercettatore, p lo stesso sgomento dello spettatore. Fomentato, dal martellante incedere della colonna sonora, dallo stridore metallico e gracchiante di una sirena, che rimbomba nel cervello. Di qui in avanti, il ritmo della pellicola aumenta, e la curiosità del pubblico viene saziata e stimolata da mille trovate geniali, che dipingono la turpe dittatura instaurata nuovamente all'interno di The Grid. Gli intercettatori svolgono il lavoro di supervisione e pulizia, bloccando i programmi non riconosciuti dal sistema centrale. Gli scarti di Byte che si annidano nelle profondità più buie dei compilatori, le stringhe di codice illegali. La loro sorte è la cancellazione. A meno che non ci sia qualche programma dalle routine promettenti. E' il caso di Sam: può ben servire, nella divisione “Videogames”, per intrattenere il popolo di The Grid. Costretto a battersi, scontro dopo scontro, eliminando i suoi simili o finendo lui stesso eliminato. Ma prima dello scontro sull'arena, c'è il rituale d'iniziazione, eseguito con meticolosa precisione delle splendide “Sirene”, che consegnano a Sam il suo Light Disk, recitando la litania che già ai tempi del primo Tron ne introduceva la funzione. Il disco luminoso è un oggetto chiave della mitologia di Tron, un simbolo del rapporto uomo/macchina e dell'identità individuale. E Sam dovrà imparare ben presto ad utilizzarlo.
L'arena digitale è un vorticare simmetrico di stanze che, disponendosi una di fronte all'altra, compongono il campo di gioco della prima sfida “videoludica” di Sam. Come dicevamo sopra, le scene d'azione sono spettacolari, ma sempre ben leggibili. Il breve scontro d'iniziazione, in un videogame che è una sorta di aggressivissimo Pong, è incalzante e dinamico. Sam è ancora incerto, insicuro. Decisamente l'opposto della letale Quorra, che di lì a poco verrà introdotta.
Lo scontro con Sam è una delle ultime scene che presentano una sorta di continuità narrativa. Dopo, ci viene mostrata una selezione di sequenze un po' più animate: una corsa sulle lightcycle e la fuga a bordo di uno strano Quad, che accompagna Sam e Quorra lontano dalla città virtuale, fino alla reggia personale di Flynn: del vero Flynn, non del suo alter-ego digitale, il tiranno che ormai controlla tutte le sub-routine di ogni “microciclo”.
Splendida appare la reinterpretazione di un altro degli oggetti/simbolo di Tron: le velocissime motociclette che lasciano una una scia mortale al loro passaggio. Come vedremo (nell'ultima puntata del coverage) il lavoro di design dietro a questi veicoli è stato notevole, ed i risultati, in termini di appeal e spettacolarità globale, non tardano a farsi vedere.
Al di là del plauso per le sequenze più adrenaliniche, l'ultima scena (l'incontro di Sam e Kevin) non si risparmia qualche momento più sentimentale. Mai banale, però: i lunghi anni di reclusione hanno destabilizzato non poco la mente di Flynn: è un uomo senza più speranza, senza meraviglia e forse senza affetti, costretto a ricaricarsi costantemente con quell'energia così importante per il funzionamento di tutti i programmi. E' dunque un incontro amaro, sottolineato in maniera opportuna dalle buonissime interpretazioni attoriali. Bridges e Hedlund sono diretti con perizia sintetica, da un regista che evidentemente ha bisogno di pochissimo spazio per esprimere sentimenti ed emozioni. Basta un gesto, a volte, un'occhiata, per declinare in maniera perfetta l'amarezza per le speranze disattese, o il disappunto per l'incomunicabilità.
Solo la Wilde convince un po' meno, per questo suo irreale entusiasmo con cui ha deciso di caratterizzare il suo personaggio. L'enfasi posta sulla fedeltà al proprio compito dimostrata dal programma Quorra, finisce per essere in qualche momento fuori luogo. Il volto (bellissimo) percorso da un eterno sorriso, stona sia nei momenti più riflessivi che in quelli d'azione. Ma è difficile giudicare da un paio di scene, quindi è bene non affrettare troppo i giudizi.

Oltre alla direzione della fotografia pulita e schematica, alla costruzione scenica esaltante, e ad un montaggio che finalmente non sente il bisogno di enfatizzare il patetismo con ralenty e assurdi close-up, parte integrante dell'esperienza spettatoriale è composta dalla bellissima colonna sonora. Il lavoro svolto dai Daft Punk nella creazione e nella selezione di brani è davvero eccellente. Le note sintetiche che si allungano e si distorcono elaborano un sottofondo penetrante e pieno di carattere, che spesso domina incontrastato la scena, amplificando l'emozione particolarissima che scaturisce dalla visione di certi scorci. Alcune panoramiche sulla città virtuale, invasa dai riflessi delle superfici lucide e dalle luci al neon, accompagnati dal suono gracchiante del synth, si avvicinano ad essere esperienze sinestetiche intrise di un'artisticità unica.

TRON Legacy Lo schermo si abbuia. Le luci, in sala, si accendono senza delicatezza. Tron: Legacy si lascia appena assaporare, in uno Sneak Peek assolutamente esaltante, magico. La pellicola prende forma grazie all'amore incondizionato di Lisberger per la mitologia di Tron, e si sviluppa con scelte di regia sintetiche e funzionali. Nel mezzo, c'è la performance più che buona degli attori, ci sono sequenze d'azione ben ritmate e mai confuse. Ma, soprattutto, c'è la mole scenica di un mondo virtuale ricreato in maniera impeccabile. I mezzi, le architetture, le luci e i colori di Tron si saldano alle retine dello spettatore per farlo sognare, oggi, come nel 1982 il lungometraggio originale fece sognare un'intera generazione di futuri cybernauti. Al di là delle etichette (ed a Legacy è impossibile non assegnare quella di Blokbuster), è davvero difficile far capire quali sono le proporzioni di un Film del genere. Legacy non è un prodotto commerciale ad ogni costo, è anzi un rispettoso omaggio ad un Cult Movie di trent'anni fa, che ne riprende l'immaginario per svilupparlo con mezzi tecnici adeguati alla sua piena e più compiuta rappresentazione. Se il tenore del film sarà come quello di questa piccola, succulenta anteprima, questo Dicembre avremo davvero il simbolo nuovo di questa nostra esistenza a metà fra il reale ed il virtuale.

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