Speciale TRON Legacy - Intervista a Steven Lisberger

La nostra intervista con Steven Lisberger, il visionario regista di TRON, ora produttore di TRON Legacy.

speciale TRON Legacy - Intervista a Steven Lisberger
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Continua il coverage esclusivo su TRON Legacy, che accompagnerà i lettori di Everyeye stuzzicandoli con interessanti novità sul film e sugli interpreti. Dopo avervi proposto l'intervista a Olivia Wilde, ecco il resoconto di un'interessante Roundtable in cui la stampa si è confrontata con Steven Lisberger, regista del primo film e produttore di questo Legacy.

Comincia tutto nel 1982

Steven Lisberger cammina con ritmo pacato, lievemente incerto. Si siede al grosso tavolo che troneggia nella sala riunioni della Digital Domain, e si liscia i baffi grigi con le sue mani mastodontiche. Dagli sguardi, dai gesti, dalla sicurezza statuaria della voce, emerge l'estro creativo che ha riversato, ventotto anni fa, in quel film ormai diventato culto: Tron. Alle domande dei giornalisti risponde lucidamente, accompagnando con una precisione immaginifica senza pari quello che è forse l'excursus più interessante sulla mitologia di Tron: Legacy e sulle forze che compongono questo mondo. La "roundtable" si trasforma ben presto un un'affascinante presentazione su tutti gli aspetti che, in un modo o nell'altro, sostengono la produzione Disney. Questioni tecniche, filosofiche, artistiche. In breve tempo, siamo completamente rapiti.


Tutto comincia, nel 1982, con un'idea. L'essenza di Tron, del personaggio, del protagonista. "Non dobbiamo dimenticare che in questa azienda hanno sempre trovato grande spazio gli insegnamenti del suo fondatore, il grande Walt", dice Steven, "e lui diceva sempre che prima di inventare una storia, devi avere un personaggio. Un eroe. Lui stesso era diventato famoso grazie alla silhouette inconfondibile di Topolino, e a chi gli proponeva una nuova sceneggiatura, chiedeva sempre 'Who's gonna be your Mickey Mouse?'. Ebbene, nella mia mente girava da tempo l'idea di un guerriero di luce, un combattente composto solo di fasci luminosi ed impulsi. Quello sarebbe stato Tron".
Poco a poco, attorno all'idea di questo protagonista, si è sviluppato il mondo che oggi conosciamo. Un mondo digitiale, uno spazio virtuale autonomo, in continua evoluzione, che genera e controlla programmi e sub-routine. All'epoca, un'idea come questa era qualcosa di folle, rivoluzionario. Quando il progetto fu presentato nella sua forma definitiva, in molti temettero che sarebbe stato rifiutato. Ma di nuovo, fu la filosofia di Walt Disney a salvare Tron, sintetizzata in un altro motto lapidario che ancora echeggiava, a molti anni dalla sua morte, nelle menti di tutti i dirigenti: "I don't make movies to make money. I make money to make movies". La priorità, insomma, non era l'amore per il commerciabile, ma per la creatività, per le capacità espressive. E fu così che Tron vide la luce.
"Col senno di poi" dice Liseberger "sono contento d'aver partecipato a quel progetto quando ero giovane e inesperto. Avevo solo 29 anni, e a quell'età non c'è niente che riesce a fermarti. Hai la certezza di poter fare tutto. Forse, se fossi stato un po' più "esperto", avrei rinunciato. Sono felice che le cose siano andate così: a volte serve anche un po' di fortuna e di sconsideratezza perchè tu possa creare qualcosa di immortale."

TRON: un film troppo "avanti" per gli anni '80?

Nel 1982, Tron uscì nelle sale. E le reazioni del pubblico furono quantomeno contrastanti. Per persone, quando pensavano ad un film Disney, avevano per la testa ben altri prodotti. Prodotti per famiglie, schietti, commerciabili. In molti rimasero esterrefatti: i genitori che portarono i propri figli a vedere Tron, sollevarono unanimi un coro di proteste, bollando il film come inadeguato, fumoso. Eppure, già gli occhi di qualche adolescente cominciarono a brillare. Interi plotoni di giovani, in quel mondo digitale, nell'esaltazione della tecnologia e della virtualità, riconobbero se stessi. Era forse troppo presto perchè fossero chiare a tutti le implicazioni del progresso tecnologico. Ma Tron servì anche a diffondere un amore incondizionato per questo progresso: l'amore che un'intera generazione mantiene ancora vivo. E' per questo motivo, forse, che il film filtrato così profondamente nella cultura moderna, influenzando più di una giovane mente.
"Ma all'epoca" torna a ripetere Steven "il film divise davvero l'opinione pubblica. E la parte di persone a cui piacque, probabilmente non aveva gli strumenti e la posizione per farsi sentire davvero. Stiamo parlando di un momento storico in cui, nella cinematografie, la tecnologia digitale era il male. Nei titoli di coda proiettati nelle sale, non ci fu neppure una menzione per i responsabili degli effetti speciali. La gente, forse, aveva paura".
E, ammette, persino il team di creativi non era ben consapevole della direzione da prendere. Il fatto è che Tron era un film talmente nuovo, e visionario, che bisognava procedere senza porsi troppe domande. Come sempre succede nelle nuove conquiste: "quando devi spostare in avanti il fronte delle tue conoscenze, devi muoverti a testa bassa. E' il movimento, quello che conta, non come questo avviene. Procedendo verso Ovest, così hanno fatto gli americani: avanzavano. La civilizzazione, l'ordine, sono venuti dopo. Noi ci siamo comportati alla stessa maniera: era come se avessimo afferrato una tigre per la coda, e avessimo il compito di trascinarla in qualche maniera sul grande schermo. E' stata questa generazione che ha saputo, poi, ammaestrarla. Joe (Joseph Kosinski) adesso ha a disposizione la stessa tigre, che resta in equilibrio su una sfera e salta attraverso i cerchi di fuoco".

Da TRON e TRON Legacy

Incalzato dalle domande sul rapporto fra i due film e sulla continuità della saga, Steven risponde compiaciuto. "Il titolo di questo lavoro è molto importante per capire la direzione del progetto. Tutti quanti ci siamo trovati a lavorare sul lascito di Tron, sulla sua eredità. I due prodotti sono legati, da uno discende l'altro. Sono legati su tutti i livelli. Anzitutto, quello visivo ed artistico. Raccogliere il lavoro di grandi artisti come Moebius e Syd Maed è sempre difficile, ma noi abbiamo voluto partire esplicitamente dai loro concept. E' stato un processo creativo eccezionale, che in certi casi ha ridato nuova vita alle tavole ed agli schizzi originali. Come ho già detto, Tron era un prodotto davvero molto visionario per i tempi, quindi all'epoca non è stato possibile realizzare davvero tutto quello che avevamo in mente. Le LightCycle, ad esempio, sono più fedeli oggi agli schizzi preparatori di quanto non lo fossero nell'82. Personalmente, nel vedere prendere vita molti dei progetti e delle forme che dovemmo abbandonare, sono stato invaso da un certo entusiasmo. A tal punto che quando ho curato la ridigitalizzazione del Tron originale per il formato Blue Ray, ho chiesto esplicitamente di poter aggiungere alcune sequenze, sfruttando magari il lavoro eseguito per Legacy: avere a disposizione un modello digitale perfetto di Flynn, ad esempio, avrebbe permesso di modificare alcuni frammenti poco incisivi. Ovviamente, Disney mi ha vietato di ritoccare così profondamente quello che è considerato un classico."
E l'importanza della "continuity", chiaramente, si estende anche sul versante delle tematiche. Tron era un film che, per certi aspetti, affrontava "topoi" che sono diventati abbastanza comuni. Si chiedeva quali sarebbero state le prospettive della diffusione tecnologica, quali le conseguenze del progresso scientifico, quali gli orizzonti di un aumento indiscriminato dell'importanza di macchine e intelligenze artificiali. Portava sullo schermo, insomma, molte delle paure condivise da tutta una generazione. Oggi, ovviamente, temi come questi sono più che abusati. Legacy, allora, cambia completamente prospettiva: il progresso condiviso e la tecnologia autonoma, senza freni e senza confini, sono il "lascito" di Tron, di Flynn. Legacy indaga su quali siano le responsabilità dell'uomo nel rapporto con questa tecnologia. Come sfruttarla senza diventarne schiavo, come redimersi. Come trovare un giusto mezzo. Legacy, insomma, racconta di una tecnologia che tende a separare: separare gli uomini, dividere gli affetti. E racconta di come sia possibile, lottando, riconquistare i propri spazi umani.

L'intervista prosegue a pagina 2!

Tecnologia ed identità in TRON Legacy

Quello di Tron: Legacy, insomma, è un impegno non facile. Che si rispecchia anche nell'uso particolare della tecnologia digitale. Nella visione di Lisberger, lo sfruttamento intensivo di effetti speciali e ricostruzioni computerizzate deve essere regolamentato, indirizzato.
"La tecnologia digitale non dovrebbe servire a sostituire la realtà. E' importante evitare che i film siano girati attraverso l'uso del computer, invece che della macchina da presa. La tecnologia deve servire per creare qualcosa che non esiste, che non è concreto. Nel nostro caso, viene utilizzata per rappresentare se stessa, la sua architettura interna e la sua organizzazione. Certo, all'interno del mondo di Tron troverete somiglianze con la realtà: la struttura della città, le forme e le funzionalità dei mezzi. Ma questa non è una contraddizione: la tecnologia, le intelligenze artificiali e la realtà virtuale sono create dagli umani, che in esse infondono contorni e strutture note. Grid è una creazione di Kevin Flynn, ed è normale che il suo creatore l'abbia immaginata e plasmata sul modello della realtà che conosce."
Eppure, tanti degli oggetti che si vedono nel mondo di Legacy non sono soltanto quello che appaiono. I creativi si sono divertiti ad intrecciare la realtà digitale di Grid con un simbolismo intenso e vibrante. L'oggetto che forse meglio rappresenta questo simbolismo è il Light Disk. Si tratta di una sorta di memoria digitale, unica per ogni programma, che immagazzina tutte le esperienze e le conoscenze del programma stesso. Ma è anche un'arma, un oggetto con cui difendersi: scagliandolo contro i nemici, i programmi lanciano una parte di sé, un pezzo della loro anima.
"Il Light Disk è a tutti gli effetti un simbolo della nostra personalità. Tutti noi abbiamo bisogno di formare un carattere attraverso le nostre esperienze, un carattere grazie al quale rapportarci con gli altri, nascondendo il proprio, vero, "ego". La nostra personalità è come uno scudo che utilizziamo per non apparire troppo fragili, per interagire con il mondo. Ci sono pochi momenti in cui un uomo riesce davvero ad essere se stesso, aprendo questo "guscio esperienziale" per lasciare libero accesso, a chi gli sta vicino, alla sua vera identità. Quest'arma che noi sfruttiamo per proteggerci, è dunque rappresentata dal disco."
Ma anche il design LightCycle è pensato per simboleggiare qualcosa: l'integrazione fra uomo e macchina: le linee curve che seguono il pilota finiscono per integrarsi nella scocca, così da simboleggiare una simbiosi perfetta fra tecnologia ed essere umano.
Ed il sottile simbolismo degli oggetti, che punteggia l'intero universo di analogie e metafore nascoste, filtra alla fine anche nella trama stessa.
"Seguendo l'ispirazione di una grande opera, ovvero Il Mago di Oz, Tron: Legacy racconta la storia di due personaggi che lottano per conquistare la loro umanità. Sam e Kevin Flynn sono due persone che non si conoscono, separate dai sedimenti del tempo. Ognuno ha dell'altro un'idea "statica": Kevin vede Sam come un figlio perduto, come una rappresentazione astratta della giovinezza. Viceversa, Kevin è per Sam una leggenda vivente e, essendo tale, non può essere riconosciuto come un semplice uomo. Entrambi, nell'arco narrativo di Legacy, compiono un viaggio per far scoprire all'altro il proprio lato umano. Come vedete, in Tron: Legacy c'è molto di più che il culto per la tecnologia. C'è la consapevolezza che anche rapportandosi con essa (o attraverso di essa) si debba trovare un modo per restare se stessi, sviluppando la propria identità."

TRON Legacy Nella speranza che questo resoconto vi abbia incuriositi quanto l'estro di Lisberger ha affascinato chi scrive, vi rimandiamo alla prossima “puntata” del coverage che Everyeye propone in Esclusiva per l'Italia. Non perdetevela, dal momento che sarà uno step davvero importante: una piccola review dell'anteprima di 30 minuti proiettata nella sala privata di Digital Domain. Un tripudio di effetti e musica, per un film che si preannuncia davvero imperdibile.

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