Speciale TRON Legacy e Movieye

La redazione di Movieye dice la sua sull'ultimo blockbuster Disney

Speciale TRON Legacy e Movieye
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Tron: Legacy è stato uno dei film che Movieye ha seguito più intensamente durante l'ultimo anno. Chi scrive ne ha curato il coverage durante la kermesse del ComicCon (qui potete leggere tutti gli articoli), pochi mesi dopo abbiamo avuto l'onore di pubblicare in esclusiva per l'Italia il primo full trailer del film. In seguito il nostro fortunatissimo Direttore, Francesco Fossetti, è potuto volare a Hollywood per incontrare il cast e farsi un bel giro negli studios di Digital Domain (trovate il suo reportage qui); infine Andrea Bedeschi, resposabile editoriale di Movieye ha recensito il film in occasione dell'anteprima bolognese tenutasi qualche settimana fa (qui potete leggere il suo esaustivissimo pezzo). Insomma, Tron, sia Legacy, che l'originale dell'82, ha segnato buona parte del nostro immaginario, per cui, a conclusione di questa cavalcata abbiamo deciso di pubblicare una una specie di commiato al film, in cui ognuno dei nostri redattori (che hanno avuto la possibilità di visionare il film grazie alle varie anteprime stampa) ha potuto esprimere il suo giudizio riguardo quello che, senza dubbio, è destinato a diventare un nuovo cult. 

Tron: Legacy uscirà nelle sale 3D il prossimo 29 Dicembre, il 12 Gennaio nel resto dei Cinema. 
Buone Feste. 
Nicolò Carboni

Rivoluzionario, "troppo avanti" per i suoi tempi. Il primo Tron era così.
Il nuovo Tron, invece, quel Legacy che abbiamo atteso così a lungo, spiazza anch'esso, ma per motivi diversi.
I venti minuti in anteprima a cui abbiamo assistito tempo fa mi lasciarono fiducioso ma al contempo perplesso: la perizia tecnica era innegabile già da allora, così come la bravura degli interpreti, eppure sembrava un film troppo distante dagli schemi attuali per avere successo.
Dopo aver visionato l'intera pellicola, invece, ho ribaltato molte delle opinioni che mi ero fatto allo sneak peek. 

A livello di sceneggiatura, infatti, Legacy viaggia su binari piuttosto classici e consolidati, e non confonde lo spettatore né pretende alcun sforzo di intelletto o conoscenze pregresse (tranne l'ovvio interesse di base per le tematiche sci-fi); ma anche se vicende e personaggi non sono nulla di memorabile, quello che invece è destinato a rimanere è l'enorme impressione generata dall'esperienza cinematografica in sé, con una stimolazione audio-visiva senza pari e riferimenti.
Kosinski, insieme a tutti i designer, ingegneri e grafici che hanno lavorato al film (oltre ai preziosissimi 
Daft Punk autori dello score musicale) ha difatti creato un mondo coerente, completo, pulsante di vita artificiale in cui si viene immersi fino a rendere quasi straniante l'esperienza.
La differenza con la stereoscopia 'spicciola' finora mostrata dai piccoli e grandi blockbuster degli ultimi tempi (Avatar compreso) è spaventosa, tanto che è, credo, il primo film che consiglio di andare a vedere in tutti i costi in 3D.
La maestosità e la ricercatezza del freddo design del mondo di Tron ha qualcosa di realmente artistico. E poco importa se la storia che fa' da sfondo al film è poco originale (sebbene fili molto bene ed abbia uno stupendo e significativo finale), quando il cinema ci rende davvero uno dei suoi significati originali, ovvero l'emozione, la meraviglia
Marco Lucio Papaleo

Non ponendo speranze nel nuovo Tron, siamo andati al cinema a cuor leggero, consci che l'orgia di effetti speciali avrebbe comunque meritato la nostra attenzione. A sorpresa non sono stati soltanto i plurianticipati e già intravisti effetti a suscitare maggiormente il nostro interesse, quanto invece l'ottimo confezionamento generale della pellicola, inclusa una trama che, seppur prevedibile e un pò troppo abbozzata, si rivela tutt'altro che banale. All'uscita dalla sala quindi i nostri occhi erano deliziati dalla parte artistica -con quel ricercato design minimal che dà ottimamente l'impressione di freddo "universo elettronico"- e le nostre meningi intente a soppesare l'evoluzione della trama. 

Tralasciando il piuttosto ridicolo accenno alla guerra per il software libero, non ci vuole molto a collegare alle vicende del film la rivoluzione dell'informazione che stiamo vivendo oggi. E se nel Tron degli anni ottanta i famigerati "dischi" erano del tutto funzionali al videogame, qui assumono un altro sapore, testimonianze digitali della nostra esistenza dipendente sempre di più dal World Wide Web. L'aspetto più giocoso presente nella prima pellicola viene dunque meno, lasciando inaspettatamente spazio a qualche spunto di riflessione sulla concezione moderna di identità. Peccato che questi spunti rimangano tali senza evolversi, complice probabilmente l'impronta netta da action-movie che hanno voluto dare. 
In ogni caso, grazie anche a una buona regia, una spettacolare scenografia e una degna recitazione, Tron si eleva sopra la media dei colossal di fantascienza degli ultimi anni e al termine non si può fare altro che volerne di più, forse anche perchè molto -o troppo?- è lasciato alla libera interpretazione dello spettatore. 
Andrea Schwendimann

Basta assistere all’interessante uso del 3D, riservato alle scene ambientate all’interno del cyberspazio, e ascoltare le prime note della colonna sonora curata dai sempre più abili Daft Punk, per capire di trovarsi di fronte a un film dal sapore del tutto particolare. Avatar prima e Inception dopo hanno evoluto incredibilmente i film di fantascienza, ma Tron: Legacy ha sicuramente poco da invidiare alle due pellicole appena citate. Certo, la trama non raggiunge, nemmeno lontanamente, la qualità di quella scritta da Christoper Nolan. Tanto meno la produzione Disney può rivaleggiare con la quantità di effetti speciali utilizzata nel capolavoro di James Cameron. Eppure è assolutamente consentito accostare a entrambi Tron: Legacy. Merito di una regia frizzante, ma mai caotica, di un montaggio estremamente leggibile, ma mai banale, di effetti speciali che sprizzano stile e ricerca estetica da ogni poro, di una colonna sonora semplicemente fuori parametro e di un cast azzeccatissimo che, al di là dell’ovvio ritorno di Jeff Bridges, prone un energetico Garrett Hedlund e una sexy e letale Olivia Wilde. E’ vero, la sceneggiatura non sarà da premio oscar, ma tra una lotta con i dischi d’identità e un’emozionante gara in sella alle Light Cycle, vi sarà difficile trovare un attimo per interrompere la visione e lamentarvi.
Se l’originale aveva saputo stupire pur con tanti se e ma, Legacy rappresenta un sequel quasi perfetto: evolve senza stravolgere, stupisce senza mescolare eccessivamente le carte in tavola.


Lorenzo "Kobe" Fazio

Decifrare il codice binario di Tron: legacy è un compito arduo. Ricordando l'indimenticabile primo capitolo, che nel '82 diede prova del suo valore dimostrando all'intero mondo cinematografico un primo e saggio utilizzo della computer grafica, non troveremo difficile immergerci ancora una volta nell'ordinata complessità della Rete. I tempi sono ovviamente cambianti, la cura del look e dei dettagli che permeano l'intera esperienza in 3D sono ora supportati da una nuova luce. Non parliamo solo della luminescenza delle lightcyclles, delle tute, dei dischi e in generale di ogni singolo oggetto in grado di emettere onde visive così potenti da rendere reale e tangibile anche il superfluo e l'evanescente. Ci riferiamo alla qualità della regia e della recitazione. La fresca bellezza di Olivia Wilde e l'impeto decisivo di Garrett Hedlund sono stati saggiamente mescolati ad un poliedrico Jeff Bridges che come un orchestratore riesce sempre a reggere il passo della narrazione. Il trucco quasi non sembra esistere: Kevin FLynn e Clu non sono la stessa persona, eppure lo sono eccome al di fuori del sempiterno mondo di Tron. 


Avventurarsi nell'utopico sistema plasmato da Kevin ma ora governato da Clu ci farà riflettere sulla nostra condizione fatta di paradossi e insensatezze. L'umana imperfezione verrà di fatto portata in palmo di mano e difesa a tutti i costi. L' innegabile logica dei Programmi non riuscirà a far vacillare la risolutezza dei Creatori. Per poter assaporare questa epica battaglia avremo bisogno solo di un paio di occhialini e un udito allenato in grado di assaporare anche la nota più nascosta riprodotta dai Daft Punk.


Simone Callioni

Tron: Legacy è un film a cui ci si può approcciare in due modi. Il primo, freddo e razionale, sa puntellarne a menadito tutti i difetti, una trama tirata troppo per i capelli e qualche buco di sceneggiatura qua e la, principalmente. Tutto vero e molto giusto, se non fosse che Kosinski, insieme ai suoi collaboratori, non ha mai voluto fare un sequel o, peggio ancora, un reboot. Il secondo modo parte addirittura dal titolo stesso del film, Legacy, Eredità, questo ritorno nel mondo di Tron non vuole rilanciare un mondo "cult" da quasi trent'anni, non ce n'era bisogno. Con le sue atmosfere rarefatte, i suoi movimenti calibrati e l'estetica spinta agli estremi (dai bellissimi vestiti fatti di luce, all'architettura pesante ma al tempo stesso impalpabile, fino alle sperimentazioni sonore dei Daft Punk), il film mostra che un'altra fantascienza è possibile, recuperando, finalmente in maniera sensata, le grandi atmosfere del cyberpunk anni '80; quando il sense of wonder ingenuo ma mai banale, sapeva trascinarci in Sala, nell'attesa che la magia si ripetesse per l'ennesima volta. 
E poco importa se Tron: Legacy ha delle mancanze perché, probabilmente, sono proprio loro a renderlo così affascinante.

Nicolò Carboni

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