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Tre momenti chiave di Avengers: Endgame, il cinecomic Marvel Studios

Riviviamo insieme l'epica conclusione della Infinity Saga del Marvel Cinematic Universe in tre sequenze fondamentali.

speciale Tre momenti chiave di Avengers: Endgame, il cinecomic Marvel Studios
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Visto il trattamento d'eccezione che avete riservato agli scorsi articoli di questa natura, come quello sulle Tre Scene Cardine di Mission: Impossible - Fallout e quello sulle Tre Scene Madri di Suspiria, abbiamo pensato di riproporvi questo format per adattarlo al film del momento, Avengers: Endgame.
Finora sui nostri canali della nuova opera dei fratelli Russo ne abbiamo parlato in lungo e in largo, con recensioni, video-recensioni, speciali e approfondimenti, cercando sempre e comunque di evitare il pericolo spoiler nel rispetto di chi ancora non fosse riuscito a infilarsi in una delle sale cinematografiche italiane (o del resto del mondo, se è per questo).

Adesso però che Endgame è in cartellone da oltre una settimana, confidiamo che la maggior parte di voi abbia già visto (o rivisto) il film, e che quindi possa godersi in tutta rilassatezza questo nuovo speciale incentrato sulle tre scene fondamentali di Avengers: Endgame.
Naturalmente, per tutti quelli che ancora non conoscono gli eventi dell'ultimo capitolo della Infinity Saga, vi avvertiamo che più avanti incontrerete PESANTI SPOILER, per cui vi invitiamo a recuperare prima la pellicola e poi tornare in questa sede.


Cinque anni dopo

Dopo il rapidissimo prologo, ambientato circa venti giorni dalla fine del capitolo precedente (se state cercando un'analisi approfondita dell'opera dei Russo, vi rimandiamo al nostro speciale Everycult su Avengers: Infinity War), che schiacciando subito il piede sull'acceleratore ci mostra la letterale vendetta (!) dei Vendicatori nei confronti di Thanos, la sceneggiatura di Christopher Markus e Stephen McFeely coglie lo spettatore nuovamente in contropiede. La scena va in dissolvenza a nero e una scritta bianca nel comparire gradualmente avverte "Cinque Anni Dopo".

L'universo è a pezzi, le conseguenze dello schiocco di dita di Thanos si sono protratte per un lustro e i nostri eroi, sconfitti e senza più un vero e proprio scopo, si arrabattano a fare ciò che possono per tirare avanti. È forse la sorpresa più grande dell'intera opera, un rimescolamento delle carte del tutto inatteso che permette ad Anthony e Joe Russo di raccontarci una realtà davvero nuova, una in cui gli effetti del film precedente non solo hanno attecchito ma si sono addirittura protratti nel tempo, creando situazioni completamente nuove.
Nel più classico escamotage narrativo, gli autori ci presentano questa nuova versione del Marvel Cinematic Universe attraverso gli occhi di un personaggio che, come noi, è a digiuno di ogni novità: Scott Lang, rimasto intrappolato nel Regno Quantico per tutti quegli anni.

In uno scenario post-apocalittico alla The Leftovers di Damon Lindelof, Scott scopre progressivamente quanto il mondo sia cambiato nei cinque anni in cui è stato via, diventando il cavallo di Troia che i Russo cavalcano per arrivare alla nuova Cassie Lang, figlia cresciuta di Scott, possibile futura Stature, al nuovo Tony Stark, disilluso ma felice, sposato e con una figlia, al nuovo Hulk, che ha risolto i problemi con Bruce Banner, e viceversa, e innescare così tutta la vicenda (sarà Lang ad avere l'idea del "furto del tempo", la cui organizzazione coprirà tutto il primo atto dell'opera).
Che per Scott Lang all'interno del Regno Quantico siano passati solo cinque minuti è un dettaglio fondamentale, dato che coincide con l'ellissi temporale voluta dai Russo: lo stacco dal MCU che conoscevamo a quello vecchio di cinque anni (e tutto da scoprire) è lo stesso sia per il personaggio che per il pubblico; i punti di vista coincidono alla perfezione, l'immedesimazione è istantanea.


Natasha e Clint su Vormir

Un'altra sequenza importantissima del film riguarda quella per l'ottenimento della Gemma dell'Anima.
In un recente speciale su Avengers: Endgame e il ritorno indietro nel tempo, abbiamo visto come il viaggio temporale non sia solo narrativo ma editoriale, nel contesto in cui Kevin Feige sia riuscito a sfruttarlo per modificare in retrospettiva gli eventi di alcuni film storici della produzione dei Marvel Studios. Il concetto si applica in maniera ancora più calzante con Avengers: Infinity War, del quale Endgame è una sorta di fratello gemello, un opposto complementare, un quasi-remake.
Non è un caso che molte situazioni siano similari a quelle del film del 2018, che il villain sia lo stesso (eppure completamente diverso) e che alcune cose accadano in maniera identica ma opposta: l'esempio più lampante in questo senso è la ricerca della temibile Gemma dell'Anima guidata da Natasha e Clint, alias Vedova Nera e Occhio di Falco (o Ronin).

La sequenza, ambienta nel 2014 in contemporanea agli eventi del primo Guardiani della Galassia di James Gunn, si presenta allo stesso modo di quella già vista in Infinity War, con i due Avengers al posto di Thanos e Gamora: arrivo sul pianeta, scambio di battute, incontro con il custode della Gemma (ancora Teschio Rosso), spiegazione del procedimento per ottenere la Gemma, assimilazione del concetto di sacrificio, il sacrificio stesso, ottenimento della Gemma, risveglio ai piedi della montagna in effetto skyfall (in una pozza d'acqua, circondati dalle stelle del cielo che si riflettono sulla superficie), ritrovamento della Gemma nel palmo della mano, reazione all'azione appena compiuta.

Strutturalmente non c'è differenza, è semmai la filosofia alla base dell'azione ad essere completamente antitetica. Pensate: per quanto emotivamente lacerato all'idea di dover sacrificare sua figlia, provando un livello di dispiacere che forse non aveva mai sperimentato prima, Thanos in Infinity War non ci pensa due volte ad afferrare Gamora per un braccio e lanciarla oltre il dirupo; in Endgame, invece, Natasha e Clint mettono in scena un vero e proprio scontro - prima dialettico, poi fisico, poi un misto di entrambi - per impedire all'altro di sacrificarsi al proprio posto.
Oltre al "balletto" dall'esito imprevedibile, che tiene sulle corde lo spettatore in un susseguirsi di ribaltamenti, la staffetta che ne consegue sottolinea tramite l'azione tutte le differenze filosofiche ed etiche che separano il bene dal male, anche quando quel male crede di essere giustificato e di agire per il bene.


Nebula contro Nebula

Come Infinity War ebbe la sagace e spiazzante lungimiranza di concentrarsi maggiormente su personaggi da molti ritenuti secondari, come Doctor Strange, Wanda e Visione o i Guardiani della Galassia (lasciando pochissimo spazio a Captain America, Vedova Nera e altri, magari più attesi), così Endgame ha il coraggio di puntare i riflettori su alcuni personaggi ritenuti secondari rispetto ai grandi nomi, in alcuni casi (come per Scott Lang e Hulk) sviluppandone carattere e storie, in altri casi addirittura portando a compimento archi narrativi iniziati anni fa.

È questo il caso di Nebula, che attraverso Guardiani della Galassia, Guardiani della Galassia Vol. 2 e Avengers: Infinity War ha potuto godere di uno degli sviluppi narrativi meglio delineati dell'intero progetto Marvel Cinematic Universe (forse il personaggio che più è cambiato oltre a lei è quello di Thor, anche per soddisfare la scoperta della vena comica che il suo interprete Chris Hemsworth ha saggiato nel corso di altre parentesi della sua carriera, e che giustamente ha voluto far confluire nei Marvel Studios).
Il ruolo del personaggio di Karen Gillan, comunque, oltre a essere fondamentale per lo svolgimento del film, incarna alla perfezione il senso di progressione perpetua che è alla base della visione di Kevin Feige: per poter continuare la storia del Marvel Cinematic Universe dopo gli eventi di Infinity War bisognava necessariamente eradicare gli stessi fatti del film dalla timeline del franchise, e se c'è un personaggio che più di tutti esprime questa necessità è Nebula.

Nell'atto finale del film, dopo che i protagonisti sono riusciti ad annullare gli effetti dello schiocco di dita di Thanos, la Nebula del passato riesce a sostituirsi a quella del presente, infiltrarsi negli Avengers, arrivare nell'oggi insieme ai nostri eroi e "richiamare" in quell'epoca il Thanos del passato, che sopraggiunge con il suo sconfinato esercito e distrugge il quartier generale degli Eroi Più Potenti della Terra.
Nel caos che ne consegue, Occhio di Falco consegna erroneamente il Guanto dell'Infinito alla Nebula del passato, ma prima che questa riesca a consegnarlo a suo padre la Nebula del presente - insieme alla Gamora del passato - glielo impedisce.

L'inedito stallo alla messicana che scaturisce da quello strambo incontro - Occhio di Falco, Nebula del passato, Nebula del presente e Gamora del passato - assume un profondo senso metaforico quando Nebula (buona) è costretta ad uccidere Nebula (cattiva), dando un'idea di compiutezza netta e categorica al viaggio di maturazione morale e auto-consapevolezza compiuto dal personaggio.
Arrivando a uccidere quella che può essere considerata la manifestazione fisica della sua parte malvagia, Nebula esterna i propri sentimenti e le sue nuove convinzioni senza il bisogno di comunicarle didascalicamente in un monologo per il quale, in quel preciso momento (nel bel mezzo dell'atto finale del film!) a livello narrativo non ci sarebbe stato né spazio né tempo, il che lo avrebbe reso inutile e ridondante. Tutto ciò che Nebula non è.

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