Tre horror politici da recuperare prima di Noi di Jordan Peele

Uscirà il prossimo 4 aprile il nuovo progetto dell'autore di Scappa - Get Out, dal forte taglio socio-politico, critico e dissacrante.

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Il tema del doppio, la sempre più crescente paura del prossimo, dell'altro, e la nostra trasmutazione nel pericolo che tanto temiamo: Noi di Jordan Peele è tutto questo, anche leggendo la recensione del nostro Max Borg, cosa che lo rende originale, critico, di straordinaria attualità. Il regista sfrutta il genere al suo massimo potenziale, lasciandolo tornare all'essenza insieme popolare e sociale, divertendo, spaventando ma riuscendo anche a dire qualcosa di concreto e significativo. Un titolo raffinato e intelligente che potremmo inserire in quel filone di titoli horror che hanno tentato di raccontare una storia con chiare intenzioni politiche, culturalmente schierate.
Noi viene da Peele, che è un afro-americano in lotta contro il razzismo e in generale - forse più importante - contro ogni forma di odio, repressione o non-inclusione: ovvio che la sua mente sia schierata a sinistra, verso ideali umani che abbracciano le pari opportunità, il riconoscimento di ogni minoranza e la parità di diritti. Il che lo rende al contempo un convinto anti-trumpiano, cosa che a quanto pare nel film emerge forte e decisa anche in relazione alle recenti problematiche con il Messico e l'immigrazione.
Prima dell'arrivo del film nelle sale, dunque vogliamo proporvi una "classifica" di tre film "politici" da recuperare, intesi come produzioni di contrapposizione, opposte a un ristagno della coscienza collettiva che va in qualche modo risvegliata e schiaffeggiata; tentativi di cambiamento in termini artistici, di genere, divertenti e a loro modo di valore.

3. The Purge Saga

Quattro capitoli all'attivo e una serie tv: questo il franchise ideato da James DeMonaco sotto l'importante egida di Jason Blum, il super-produttore anche dietro al successo dei film di Jordan Peele. L'idea dell'autore nel 2014 è stata quella di concepire un thriller horror che puntasse sì sulla tensione, ma che riuscisse in parallelo a inventarsi qualcosa di realmente nuovo e intelligente, andando oltre i canoni del genere. The Purge o La notte del giudizio nasce proprio con l'esigenza di inserire un valido contenuto concettuale all'interno di un progetto di genere intrigante. Obiettivo raggiunto, visto che sono arrivati poi Anarchy, Election Year e un prequel, The First Purge, che ha raccontato la nascita dell'aberrazione socio-politica dello Sfogo approfondendo tutti i fini interni al partito dei Nuovi Padri Fondatori.
Specie grazie al primo film e al prequel, ma guardando anche ad alcuni spunti di Election Year, viene fuori una quasi velata ma durissima critica alle derive populiste, guardando in particolar modo all'esigenza elettorale di "rimettere il potere in mano alle persone". Non siamo lontani dagli inizi dei partiti Fascisti o Nazional Socialisti, insomma, che per rimediare a collassi economici post-bellici o sanare chissà quale situazione culturale si lanciavano in promesse per il bene della collettività, anche se incredibilmente sbagliate.

Lo Sfogo nasce così con la chiara idea di diminuire il tasso di criminalità e dare modo alla gente di liberare i suoi peggiori istinti tutti in una volta, legalmente, senza ripercussioni di sorta. I Nuovi Padri Fondatori lo introducono per diminuire la disoccupazione e rimpolpare le casse dello Stato, ma tale assurdità viene curiosamente abbracciata da molti, diventando persino un evento alla Spring Breakers: raggiungere l'America da ogni parte del mondo per uccidere, derubare, stuprare per poi tornare alle vite di tutti i giorni.

La critica alla società è direttamente radicata nella stessa esistenza dello Sfogo e nella sua allucinante funzionalità. Ricorda da vicino la performance di Marina Abramovich, sempre riferita agli istinti primordiali dell'uomo, che resta animale anche in società, capace di tornare alla sua natura primordiale e lontana da ogni senso di moralità o civiltà se solo gli viene data totale libertà di scelta.

Non siamo tutti da buttare, però, perché nel terzo film DeMonaco racconta delle nuove elezioni e di una candidata decisa ad abolire lo Sfogo, anche se un simile evento radicato ormai da anni nella fittizia cultura americana del franchise non può essere scardinato così facilmente, esattamente come nella realtà le grandi lobby delle armi. C'è anche questo in The Purge: l'inamovibilità del male, della corruzione che infetta l'anima di una nazione, corrompendola irrimediabilmente.

2. Scappa - Get out

Premio Oscar come Miglior Sceneggiatura Originale nel 2018, Scappa - Get Out di Jordan Peele è stato uno dei più importanti film americani degli ultimi anni. Non solo ha lanciato il talento dell'autore in un film d'esordio, ma è anche arrivato a rappresentare un genere come quello degli horror (seppure fortemente thriller) agli Academy Awards. Non solo però, perché Scappa - Get Out è un film profondamente figlio delle idee politiche e culturali di Peele, che guardano a una sana integrazione e alla rottura di ogni barriera imbrattata di odio e diffidenza, di razzismo. E proprio della razza (anche se di razze, tra gli umani, non ne esistono), degli afro-americani, Peele ne fa degli esseri migliori: più veloci, più forti, più belli, anche innocenti - forse, persino esageratamente vittime.
L'estremismo positivo ricercato, in questo caso, funge da contraltare all'esuberanza della follia dell'uomo bianco, che è poi lo stesso che rende gli afro-americani dei super-umani, non da disprezzare ma da ammirare come degli oggetti dei quali si vorrebbe entrare in possesso, quasi come dei vestiti firmati da indossare.

In loro è nascosto il traguardo dell'immortalità, ma in tutto questo non si tiene conto della coscienza e dunque dell'intelletto e dei sentimenti della minoranza, perché non importano: per loro, "l'uomo nero" è elevato nel fisico, non nella ragione.
Una forma di razzismo raffinata e intelligente che elimina la denigrazione del diverso ma lo reputa sempre mero veicolo per i propri scopi, per il proprio benessere, trasmutando la problematica in egocentrismo e disinteresse del bene del prossimo, riducendo in questo modo il senso di civiltà a pratiche di più moderna inciviltà.

È quasi una caccia: l'America (ma forse il mondo) è il territorio, il "giusto" afro-americano la preda. Il premio è il suo corpo ma è la coscienza a restare imbalsamata, in un'inversione totale della massima latina di Giovenale: mens insana in corpore sano.
Alla fine c'è la ribellione e il risveglio dell'Io del protagonista, che sfrutta le sue intuizioni e la sua energia omicida potenziale per invertire le parti, dimostrando come una conseguenza tanto violenta, furiosa e implacabile sia figlia di un atteggiamento remissivo e in buona fede nei confronti di chi reputava amico quando in realtà era un carnefice.
Una strage che viene dopo gli abusi e i soprusi perpetrati in virtù di una nuova forma di schiavismo: un ribellione giusta finita meglio di quella di Spartaco e dedicata a chi in passato non ce l'ha fatta.

1. La notte dei morti viventi

Quando parliamo de La notte dei morti viventi, tiriamo in ballo un vero caposaldo della cinematografica mondiale; un pezzo di storia del cinema di genere che ha riscritto nel profondo le regole della moderna zombie fiction. È stato imitato a lungo, senza successo, e ha dato via al filone dei film a tema apocalisse zombie, ispirando anche altri media come videogioco e fumetti, tra Resident Evil e The Walking Dead. Il film di George A. Romero è il capostipite di un sotto-genere amatissimo e prolifico, che nel tempo è però riuscito amaramente a ridurre la potenza critica dell'opera originale, arrivando il più delle volte a rendere gli zombie solo strumento di divertissement, privi di qualsiasi significato. Ebbene, le intenzioni di Romero non erano queste, anzi, affondavano le radici nell'esigenza dell'autore di sfruttare l'horror come mezzo di critica alla società, al suo immobilismo, al consumismo e all'industrializzazione che rende l'uomo inerme, in una fissità esistenziale che non conosce scampo.

Si è morti anche in vita, se l'unico scopo della stessa è quello di sopravvivere il più a lungo possibile: mangiare, bere, espletare bisogni e riposare. Un ciclo meccanico che seguono in molti, senza tentare di rompere questa ciclicità impostaci dalla società moderna, che ci vuole succubi "delle cose", tutti uguali, tutti conformati.
Lo dipingeva Van Gogh ne La Ronda dei Carcerati (anche se in senso diverso): il coraggio di uscire da un percorso obbligato, un coraggio che rende liberi e diversi, e Romero a modo suo attinge da questa forza per mutare l'uomo in mostro, riducendo le sue più grandi pulsioni al basico "mangiare per sopravvivere", nutrendosi poi in particolar modo di cervelli, dell'elemento mancante, dell'intelletto.

Ma è ormai impossibile risvegliarsi da questo torpore fisico, da questa Ronda Esistenziale che non ammette punti di fuga se non quelli imposti, che rifuggono la vita naturale e il pensiero libero in virtù di facili istinti difficili da uccidere, immortali, venefici e infetti.
È necessario combattere e ribellarsi a questa conformazione di massa, cambiare nel profondo il modo di vivere e migliorare il senso sociale e civile. Mai come oggi, invece, sembra che le menti di molti siano chiuse su se stesse o agitate dal tifo e da idee assurde che vanno contro ogni coscienziosità.

Una malattia che si diffonde a macchia d'olio e che risveglia quella natura primordiale e basica che mira al sostentamento atto alla sopravvivenza del singolo, fagocitando tutto quello che incontra.
Una sorta di post-modernismo zombie ancora più pericoloso che in passato, anche se noi oggi abbiamo personaggi come Peele a declinare queste derive societarie in cinema. Eroi diversi per tempi diversi: è comunque cambiamento e, di per sé, contro ogni forma di ristagno e immobilità.

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