Transformers: analisi della saga diretta da Michael Bay

Robot giganti capaci di trasformarsi in auto, combattimenti, esplosioni e ancora esplosioni. Tutto molto bello ma si poteva fare di più?

Transformers: analisi della saga diretta da Michael Bay
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I celebri Transformers, i giocattoli creati dalla Hasbro e dalla Takara Tomy, sono sbarcati al cinema nel 1986 con il film d'animazione Transformers - The Movie per poi comparire in live action nel 2007 nel primo di cinque film della saga diretta da Michael Bay.
Il primo, pur rappresentando appieno il concetto di blockbuster, è in realtà riuscito a dimostrarsi all'altezza delle aspettative grazie a una dimensione spettacolare ben gestita e a effetti speciali soddisfacenti, a cui sono seguiti La vendetta del caduto e Transformers 3, entrambi facenti parte della prima trilogia.
Dopo un lieve periodo d'incertezza sul come fare proseguire le avventure di Optimus Prime e alleati, il franchise è nuovamente tornato al cinema attraverso un soft reboot, sempre per la regia di Michael Bay, composto dai film L'era dell'estinzione e L'ultimo cavaliere.
In questo speciale ci concentreremo così sui cinque film diretti da Michael Bay e sul suo particolare stile autoriale.

Un'auto che si trasforma

Nel primo film della saga vediamo il protagonista Sam Witwicky (interpretato da Shia LaBeouf) entrare in contatto con i robot alieni tramite BumbleBee - che ha deciso di prendere le fattezze di una Camaro - scoprendo in seguito che i Transformers sono alla ricerca dell'All Spark, un cubo leggendario dotato di un potere smisurato.
La fazione benevola degli Autobot, comandata da Optimus Prime, si contrappone così a quella malvagia guidata da Megatron, dando vita a una serie di battaglie altamente spettacolari che vedono entrambi gli schieramenti lottare senza esclusione di colpi.
Entrando appieno nella dimensione del blockbuster, il primo Transformers, nonostante i difetti strutturali di trama, è comunque riuscito a puntare molto bene sull'intrattenimento, rivolgendosi principalmente a un pubblico "young adult" riuscendo a trovare anche un buon compromesso tra un registro maggiormente leggero e scanzonato (incarnato appieno dai modi di fare del protagonista) e uno più epico e solenne di Optimus Prime.
Nonostante tutti i personaggi in campo non brillino per profondità introspettiva (peccato anche per il ruolo ricoperto da Megan Fox, esageratamente stereotipato) il primo film ha saputo portare su grande schermo una versione tutto sommato soddisfacente dei Transformers, dando modo anche agli estranei al franchise animato di godersi appieno la pellicola.
Abbastanza riuscita anche la stessa natura corale dell'opera, in grado di far convergere sul finale i vari personaggi umani presenti in campo, capaci di supportare in maniera decisa gli Autobot nella loro missione.

Sicuramente un maggior spessore a livello di trama avrebbe fatto guadagnare vari punti al film, seppur la carica propulsiva della prima pellicola, anche grazie a effetti speciali assolutamente godibili, legati in primis alla modellazione di tutti i Transformers in campo, ne ha decretato il successo a livello mondiale.
Con i capitoli immediatamente successivi, Transformers 2 - La vendetta del Caduto e Transformers: Dark of The Moon, Michael Bay ha deciso di concentrarsi nuovamente sulla dimensione spettacolare, senza però badare eccessivamente a portare avanti le singole trame legate alla maturazione dei personaggi umani e degli stessi Transformers.
Il franchise si è quindi abbastanza rapidamente trasformato in una sorta di enorme giocattolone cinematografico capace sicuramente di appagare tutti gli spettatori affamati di effetti speciali e azione sfrenata, senza però andare più in là in fatto di contenuti.
Michael Bay, proprio con la saga di Transformers (nonostante sia stato da sempre legato a produzioni altamente spettacolari, basti pensare ad Armageddon, Bad Boys o a Pearl Harbor) ha cementificato ancora di più nell'immaginario collettivo il suo personalissimo stile di regia, capace di spaccare di netto tanto il pubblico quanto la critica cinematografica.
Bay risulta a oggi infatti uno dei registi più divisivi in circolazione, spesso accusato di puntare quasi sempre (con rare eccezioni) più sulla forma che sulla sostanza, in realtà un concetto non del tutto sbagliato quando si parla di blockbuster, seppur capace sicuramente di mostrare il fianco a numerosi attacchi.

Esplosioni e lamiere

Da sempre amante delle esplosioni in grande stile e dell'azione frenetica supportata da un montaggio alle volte fuori di testa, Bay ha così trovato in Transformers la sua valvola di sfogo personale, dando vita, in tutti i film, a lunghe sequenze al cardiopalma in cui robot giganti combattono senza sosta in un continuo alternarsi tra attacchi energetici e corpo a corpo uniti a schivate al limite ed esplosioni gigantesche.

Questo modo di fare cinema, che si può amare o odiare senza vie di mezzo, è però entrato in un loop difficile da digerire, specialmente con i nuovi capitoli del franchise.
L'era dell'estinzione e L'ultimo cavaliere hanno infatti mostrato il fianco ancora più che in passato proprio riguardo al modus operandi di Bay, esageratamente legato nel riproporre una formula rodata senza però aggiungere nulla a quanto già visto.
Proprio per questo, le pellicole di Transformers con protagonista Mark Wahlberg hanno semplicemente consolidato l'approccio di Bay verso il cinema: azione spettacolare senza freni unita a contenuti di trama o di caratterizzazione dei personaggi quasi del tutto inesistenti.
Se vogliamo fare paragoni recenti, lo stesso 6 Underground rientra perfettamente in questo filone, opera capace di racchiudere perfettamente la filosofia di Bay alla regia, dando vita quasi a una sorta di culto sotterraneo, il "bayerismo", incentrato nell'adorazione delle sequenza action altamente frenetiche e spettacolari senza però nulla attorno a sorreggerle.

Per questo, tolto il primo film della saga dei robottoni, a suo modo innovativo, le successive pellicole sono così da prendere per quello che sono, una sorta di replica al rialzo di quanto visto nell'opera originale dove si susseguono senza sosta esplosioni e combattimenti su vasta scala con protagonisti robot alieni alti come palazzi. Un grande spettacolo d'intrattenimento estremamente godibile e se vogliamo appagante, se però fruito a cervello completamente spento.
Peccato appunto per la non così elevata caratterizzazione degli stessi Autobot, con Optimus Prime e Bumblebee a tirare le fila di un cast robotico rimpiazzabile in ogni nuovo film, controbilanciati da un Megatron allo stesso modo poco approfondito.
Il difetto più grande dell'intera saga cinematografica è infatti quello di non aver saputo catturare al meglio l'anima più seriosa ed epica dei Transformers, toccata sì in alcuni punti ma mai sviscerata fino in fondo.
Forse la stessa intenzione di concentrarsi nel mostrare gli Autobot a confronto con gli umani (lasciando le questioni legate a Cybertron sempre sullo sfondo) hanno decretato sempre più la prevedibilità del franchise.

Michael Bay ha così deciso di tirare dritto per la propria strada, senza curarsi minimamente di cambiare il suo approccio stilistico per puntare magari (anche in misura più approfondita) sull'introspezione, costruendo tutti i film della saga seguendo uno schema legato a esplosioni, combattimenti, battute, incredibili effetti speciali e ancora esplosioni.
Una formula sicuramente vincente sul breve periodo ma che, proprio sui lunghi tratti, si è rivelata fine a se stessa, rendendo proprio gli ultimi due film del brand esageratamente prevedibili e ammantati da un fortissimo senso di già visto.
Non a caso, opere riuscite come i videogiochi legati alle guerre per Cybertron e la stessa recente serie animata disponibile su Netflix hanno saputo catturare molto meglio l'anima dei personaggi rispetto ai film, che sono stati leggermente sacrificati in funzione di una dimensione ludica.
L'intera saga filmica, pur di fatto ottenendo sempre un enorme successo al botteghino, ha indispettito sempre di più la critica internazionale, fino ad arrivare però a stancare gli stessi fan più accaniti, motivo per il quale dopo il quinto capitolo si è deciso (a tratti saggiamente) di stoppare tutto per concentrarsi sullo spin off/prequel Bumblebee, molto più centrato rispetto agli ultimi film della saga diretti da Bay.
L'incognita più grande rimane ora quella di capire in che direzione vorrà dirigersi il franchise principale, visto che senza un deciso cambio di rotta sarà davvero difficile mantenere nuovamente alta l'attenzione degli spettatori.

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