Tre romanzi d'autore che meriterebbero una trasposizione cinematografica

Da Il Libro di Talbott a Le sette morti di Evelyn Hardcastle, tre libri molto diversi tra loro che in futuro vorremmo vedere al cinema.

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Non è mai facile, di questi tempi, capire quale medium si adatti di più a una trasposizione, se il cinema o la televisione. Il mezzo cinematografico è oggettivamente più critico in termini narrativi, perché è necessario comprimere la storia, i suoi dialoghi, i tanti eventi, in un film che possa dirsi fruibile per la sala, dunque non estremamente lungo. Il mezzo seriale è invece diverso e permette una dilatazione narrativa fisiologica, che aiuta la storia a distendersi su più episodi e a trovare i tempi necessari di divulgazione, sia in termini dialogici che del racconto.
Nello specifico, quando parliamo di "trasposizioni", non ci riferiamo in questo articolo ad adattamenti di fumetti o prodotti di stampo mainstream ma a romanzi d'autore che spaziano dalla narrativa satirica al thriller, con particolare riferimento a diversi libri di recente uscita. Considerando dunque le differenze tra cinema e televisione, vogliamo proporvi tre racconti di ultima pubblicazione (usciti nell'ultimo anno) che a nostro avviso meriterebbero un adattamento cinematografico.

Il libro di Talbott

L'ultimo romanzo del geniale Chuck Palahniuk è tra i suoi più contemporanei e importanti, anche se non necessariamente il più riuscito. Spieghiamo meglio. Il libro di Talbott è un libro che non si legge tutto d'un fiato e che va assaporato lentamente, specie per cogliere tutte quelle critiche e quelle sottigliezze dedicate alle problematiche sociali occidentali, che vedono da una parte uno slittamento politico a destra, verso i populismi, mentre dall'altra un clima di potenziale guerra civile si fa sempre più vivo negli oppositori, in quella parte di popolazione che non riesce a sottostare ad angherie umanitarie e civili.
Il fatto è che, nonostante le problematiche che si andranno a formare nel corso della storia, Il libro di Talbott è un romanzo dove a "vincere" sono gli estremismi, quelli più radicali e violenti, allucinanti e preoccupanti. Negli Stati Uniti d'America comincia a circolare un piccolo libro nero-blu dove si preannuncia l'arrivo del "Giorno dell'Aggiustamento", che altro non è che l'imposizione violenta di derive rivoluzionarie popolari, pompate al massimo delle loro assurdità da questo pamphlet semi-profetico del misterioso Talbott.

Attraverso questa sorta di chiamata alle armi viene presa di mira l'elite intellettuale americana, ovviamente composta da professori, giornalisti, scrittori e quant'altro, che viene prontamente catturata e punita con un simbolico taglio dell'orecchio sinistro (che indica la loro appartenenza politico-sociale, la caduta della democrazia). Dalla rivoluzione nasce un sistema nuovo, dove le persone sono schedate per colore della pelle e tendenze sessuali, suddivise in tre grandi regioni, la Caucasia, Blacktopia e Gayisia.
Un romanzo non facile da adattare, questo Libro di Talbott, ma sotto le mani giuste potrebbe diventare un film attuale e persino importante in termini satirici e di black humor, sicuramente una sorta di baluardo cinematografico contro ogni deriva populista e radicale.

La paziente silenziosa

Primo romanzo di Alex Michaelides, sceneggiatore di origini greche che con La paziente silenziosa debutta nel mondo letterario. L'esordio di Michaelides è intrigante e praticamente già pronto a diventare un thriller cinematografico di tutto rispetto sulla falsa riga de L'amore bugiardo e de La ragazza sul treno, anche se bisogna ammettere che la scrittura dell'autore sia più colta e articolata di quella di Gyllian Flynn o di Paula Hawkins, nonostante prediliga poi volentieri qualche "trovata" di cattivo gusto per sporcare lo stile della narrazione. La storia è comunque molto affascinante.
Protagonista de La paziente silenziosa è Theo Faber, uno psicologo di 42 anni che vive e lavora a Londra. A sei anni dal terribile omicidio di Gabriel Berenson, che ha catalizzato l'attenzione dei media per molto tempo, Theo non riesce a togliersi dalla testa l'arresto della moglie di Gabriel, Alicia Berenson, le dinamiche dell'omicidio e il conseguente mutismo della donna, brillante pittrice che dalla morte del marito si è chiusa in un silenzio euripideo.
Il termine non è usato a caso, per giunta, perché da bravo greco il buon Michaelides sfrutta coscienziosamente la tragedia dell'Alcesti per addentrarsi nei meandri della psiche di Alicia, il cui punto di vista prende vita nella storia attraverso il suo diario personale.

L'ossessione di Faber è così radicata nella sua professione che decide di rinunciare praticamente alla sua carriera per trovare un modo per far parlare Alicia e sentire dalla sua bocca la verità sull'omicidio del marito, di cui è stata dichiarata colpevole. Le indagini dello psicologo lo porteranno a incontrare personaggi della vita di Alicia che daranno indicazioni molto contraddittorie, mentre il lettore viene continuamente stimolato dal diario della protagonista femminile, che sembra proclamarne l'innocenza.
Il risultato è un thriller molto intelligente e di affascinante impalcatura narrativa, che data la connessione di Michaelides con il cinema siamo certi non tarderà poi molto a ricevere un'adeguata trasposizione.

Le sette morti di Evelyn Hardcastle

Qui ci troviamo di fronte a un romanzo davvero unico, accolto dal plauso generale della critica e dall'entusiasmo dei lettori come uno dei thriller più complessi e affascinanti degli ultimi anni. Se vi fidate, vi garantiamo che Le sette morti di Evelyn Hardcastle lo è davvero, unico, perché miscela sapientemente la scrittura e l'impostazione gialla alla Agatha Christie con elementi fantascientifici che sembrano usciti direttamente da Black Mirror, in una detective story articolata e ricca di dettagli e personaggi di cui è meglio non dimenticarsi, se si vuole tenere il filo "dell'indagine" dall'inizio alla fine. Ma di cosa parla, quindi?
Ovviamente di un omicidio, quello dall'ereditiera Evelyn Hardcastle, figlia minore dalla famiglia di banchieri guidata da Lord Peter Hardcastle. L'intera trama si sviluppa nella fatiscente magione di Blackheath, dove gli Hardcastle hanno deciso di organizzare un ballo in maschera per festeggiare il ritorno a casa della figlia, invitando membri dell'alta società, avvocati di famiglia, artisti e amici in un evento davvero importante.
Non tutto è però come sembra, e il protagonista si renderà presto conto di come Blackheath sia in realtà un lugubre luogo dove anni prima si è consumato un terribile delitto, quello del figlio più piccolo degli Hardcastle, Thomas, fatto che ha segnato nel profondo il destino della famiglia. La morte è comunque pronta a tornare a bussare alle porte di Blackheath, questa volta per reclamare la vita di Evelyn Hardcastle, un omicidio che si ripeterà per otto giorni finché il protagonista non svelerà l'identità dell'assassino.

Avete capito bene: la giornata del Ballo in Maschera di Blackheath si riavvolgerà per otto volte finché non verrà fatta luce sul mistero della morte di Evelyn. Ma c'è di più, perché per risolvere l'arcano, il nostro protagonista avrà a disposizione anche otto incarnazioni differenti, una per ogni giorno ripetuto, scelte tra gli invitati del Ballo.
Le sette morti di Evelyn Hardcastle è davvero un thriller avvincente, sexy e complesso, pazzesco esordio letterario di Stuart Turton, che con un solo libro è divenuto improvvisamente uno dei più acclamati scrittori inglesi degli ultimi anni. Non solo è un libro originale, scritto e costruito con minuzia d'intenti e con incessanti colpi di scena, ma è anche una storia ingegnosa, appassionate, serpentina. Se trasposto adeguatamente, potrebbe diventare un film spettacolare.

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