Top Gun: Maverick, costruire l'azione ad alta quota

Approfondiamo nel dettaglio l'esasperante training di Tom Cruise e co-protagonisti per l'avvincente sequel del cult anni '80 di Tony Scott.

Top Gun: Maverick, costruire l'azione ad alta quota
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Top Gun: Maverick è ufficialmente atterrato sulla croisette di Cannes in presenza di Tom Cruise. L'occasione di promozione a un festival internazionale di tale portata ha permesso alla distribuzione di optare per delle anteprime in tutto il mondo prima dell'uscita programmata per il 25 maggio. Una scelta che ha avvicinato ancora di più l'avvincente e impressionante blockbuster diretto da Joseph Kosinski ai fan di lunga data del primo Top Gun, in febbrile attesa del sequel.

Nella nostra recensione di Top Gun Maverick abbiamo avuto modo di descrivere un titolo ben ragionato in termini contenutistici e visivamente spettacolare, ma vogliamo adesso addentrarci più nel profondo di questi due aspetti cardine del film. Impossibile, data l'innovazione e il coraggio dimostrati, non dare prima di tutto peso e risalto all'immagine e all'aspetto puramente cinematografico del prodotto, tra i più impressionanti mai apparsi sullo schermo negli ultimi anni. Merito di uno sfiancante addestramento messo a punto - tra gli altri - dallo stesso Cruise e da scelte registiche audaci pensate per un capitolo secondo con l'ambizione di superare l'originale.

Oltre il limite, per davvero

Al di là della criticata e dibattuta affiliazione al culto di Scientology, una delle caratteristiche fondamentali di Tom Cruise è la sua spericolatezza, uno smodato amore per estremo e adrenalina. Non è chiaro quanto si spinga oltre nella vita di tutti i giorni, ma è nota e testimoniata la sua passione per gli stunt più intrepidi e pericolosi sul set delle pellicole che lo vedono protagonista.

Un desiderio talmente febbrile da averlo spinto nell'ultimo decennio della sua lunga e prolifica carriera a recitare quasi solo esclusivamente in titoli d'azione, dove mettersi in gioco fisicamente e in modo diretto, temprando stile e carattere delle sue perfmorance dinamiche e muscolari.
Top Gun: Maverick, in questo senso, non poteva fare diversamente per arrivare a fare la differenza come poi ha fatto. Soprattutto, è nell'impianto cinematografico più tecnico che Kosinski e Cruise hanno tentato di portare qualcosa di nuovo e sfrontato nel mondo dei blockbuster moderni, e per farlo hanno dovuto studiare e mettere a punto una serie di punti programmatici da rispettare senza se e senza ma, iniziando da un temprante e faticoso training rivolto agli attori chiamati a pilotare dei veri aerei per simulare gli abitacoli degli F-18 Super Hornet. In un primo momento Cruise in persona aveva chiesto la possibilità di guidare realmente uno di questi potenti jet da combattimento, ricevendo però un secco no dalla Marina Militare Statunitense, preoccupata di diversi aspetti tra cui sicurezza, preparazione adeguata e assicurazione. Cruise ha allora optato insieme alla produzione per un approccio diverso ma comunque lontano da una ricostruzione in CGI dell'azione in sé, ideando un programma di addestramento diretto a un gruppo di cadetti pronti a tutto pur di partecipare a un'esperienza cinematica mai sperimentata prima. Il team si è dunque sottoposto al cosiddetto programma ASTC (Aviation Survival Training Curriculum) della durata di cinque mesi, dovendosi qualificare a tutti gli effetti come piloti partendo dalla teoria (nozioni e studio di accelerazione, Forza G, fisiologia d'altitudine, respirazione ridotta d'ossigeno, aereodinamica d'espulsione, know how dei supporti vitali e molto altro ancora).

Prima di pilotare realmente dei jet fighter, gli interpreti hanno dovuto cimentarsi in simulazione d'espulsione e di discesa col paracadute nel caso di eventuali problematiche durante le riprese ad alta quota. E questo è stato solo l'inizio. Il secondo step è stato l'addestramento in acqua, svoltosi in una piscina all'aperto e rivolto alla sopravvivenza in condizioni avverse - come la risoluzione di problemi in apnea prolungata - e all'utilizzo dell'equipaggiamento in dotazione.

Un'esperienza incredibile

Sono poi arrivate le simulazioni di volo vere e proprie. Per comprendere la difficoltà produttiva nel girare realisticamente delle scene di questo tipo, Kosinski ha dichiarato di aver dovuto tenere delle lezioni di regia agli interpreti chiamati a sedersi negli abitacoli degli aerei, da Miles Teller a Glen Powell, questo per insegnarli le specifiche di ripresa delle telecamere utilizzate sia all'esterno che all'interno del veicolo, create appositamente per questo specifico compito.

In sostanza, erano gli attori a regolare e scegliere i diversi shooting point durante il volo, seguendo ovviamente una tabella di riprese decisa a monte dal regista che non poteva però essere fisicamente con loro sul libero set del cielo. Una sfida che gli interpreti hanno superato brillantemente rispetto, ad esempio, alla difficoltà della Forza di Gravità. Gli interpreti hanno infatti dovuto sostenere molto spesso una pressione di 8 G (un potenziale di quasi 725 kg sul corpo) indossando delle apposite tute ideate per prevenire il cosiddetto G-LOC, nient'altro che una perdita di coscienza indotta dall'eccessiva forza di gravità. La maggior parte della produzione si è dunque svolta in cinque differenti basi Navy Seals, dalla Naval Air Station North di San Diego alla Naval Air Station Fallon in Nevada, passando anche dalla California fino al Deserto del Mojave. Tutto vero, tutto documentato. Quando vedrete i volti degli interpreti deformati dall'eccessiva pressione, vicini alla perdita di coscienza nel mentre della necessità di gestione interna delle telecamere, potrete avvertire sulla vostra pelle lo stress di un training tanto estremo per un lungometraggio indimenticabile.

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