Tomb Raider 2, il sequel con Alicia Vikander cambia pelle

Il secondo capitolo della saga cinematografica reboot del personaggio di Lara Croft ha subito un importante cambio in cabina di regia.

Tomb Raider 2, il sequel con Alicia Vikander cambia pelle
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La Pandemia di Coronavirus non ha soltanto costretto i vari studi a posticipare anche per più di un intero anno dei progetti già calendarizzati, perché il Covid-19 ha spinto più di una produzione a fermarsi per mesi e riprendere i lavori tra innumerevoli protocolli di sicurezza. Nei casi peggiori, il diffondersi della malattia ha proprio fermato lo sviluppo pre-produttivo di un progetto, ritardandone la varie fasi costitutive (location scouting, casting, scheduling) senza possibilità di risoluzione a breve termine delle problematiche. Questo ha generato non poche difficoltà nel mantenere intatta la struttura creativa di questo o quel film, e infatti in più di un caso abbiamo assistito a modifiche sostanziali della linea di comando artistico di un titolo.

Ultimo a cedere a complicazioni di forza maggiore è stato recentemente l'atteso Tomb Raider 2 con protagonista Alicia Vikader, sequel annunciato ufficialmente già nella primavera del 2019, a un anno dall'uscita nelle sale del primo capitolo della saga cinematografica reboot di Lara Croft. Un titolo che, in condizioni normali, avrebbe visto la luce sul grande schermo già nella primavera di quest'anno, che invece non solo ha subito slittamenti sostanziali che hanno spento buona parte dell'interesse dall'audience (comunque fortunatamente fidelizzato al personaggio videoludico), ma che proprio nei giorni scorsi ha anche perso il suo regista originale in favore di un cambio tanto essenziale quanto rivoluzionario dietro la macchina da presa.

Il cinegame si fa inclusivo

Il mondo videoludico è stato a lungo appannaggio soprattutto maschile, tant'è che ancora oggi i videogiocatori hardcore ed estremisti vecchia scuola faticano a vedere il loro universo d'intrattenimento preferito abitato in modo ormai significativo dall'altro sesso. Se ne facciano una ragione: è così ed è meravigliosa questa apertura allo scoperto da 15 anni a questa parte della cultura nerd e videoludica, che infatti ha sparato alle stelle il mercato d'appartenenza, tra i più prolifici e proficui del momento e finalmente aperto in modo positivo e attivo alla trasposizioni cinematografiche pensate con criterio e inclusività.
Partendo da questo essenziale presupposto, il regista inizialmente scelto per Tomb Raider 2 era Ben Wheatley di High-Rise e Rebecca: un autore interessante e spesso sbilanciato tra la sua ambizione stilistica e le richieste della produzione, spesso e volentieri in disaccordo. Il suo meglio lo ha dato nei progetti indipendenti e creativamente più liberi, da A Field in England e Free Fire, dov'è infatti emersa la vena di genere più brillante del regista e anche quella sinceramente più divertita.

Questo per dire che il suo annuncio dietro la macchina da presa per il sequel con Alicia Vikander, per quanto in parte convincente, non avrebbe forse portato a un risultato ottimale e giusto per un film bisognoso di emergere e farsi sentire, anche se costretto nella maglia di una produzione di alto rilievo come quella Warner Bros. Sarebbe comunque stato più intrigante della precedente e superficiale regia di Roar Uthaug, troppo classica, senza guizzi e con poche idee.

Lo studio ha invece deciso di bissare la rivoluzione messa già in atto in ambito nerd-cinematografico con il primo Wonder Woman, quando scelse alla regia Patty Jenkins, prima donna a prendere le redini di un progetto blockbuster cinecomic di grande portata. Per Tomb Raider 2, infatti, dopo problemi d'agenda con gli impegni di Wheatley, che nel frattempo ha girato e post-prodotto un piccolo film horror, disinteressandosi al secondo capitolo di Lara Croft anche in senso creativo, Warner ha affidato la regia del progetto all'acclamata e brillante Misha Green, di cui abbiamo imparato ad apprezzare taglio e visione nella splendida Lovecraft Country di HBO.

Non solo alla regia, comunque, perché la Green è anche un'interessante sceneggiatrice e revisionerà lo script già precedentemente ideato da Amy Jump, tra l'altro compagna di Wheatley. In sostanza, la major ha optato per una cancellazione quasi completa dell'impronta del regista di High-Rise, scegliendo una nuova traccia più autoriale e femminile per il prosieguo filmico del personaggio, che potrà avventurarsi in una nuova missione sul grande schermo con un tatto differente e probabilmente più vicino e adeguato al suo essere avventuriera e donna.

Non è comunque la prima volta che un Tomb Raider venga scritto o co-scritto al cinema da una donna, ma sì, è la prima volta in assoluto che un capitolo venga diretto da una regista. E ancora più importante, Tomb Raider 2 sarà il primo cinegame a essere diretto da una donna e autrice di colore (prima ci sono state Jericca Cleland alla co-regia di Ratchet & Clank, Annabel Jankel alla co-regia di Super Mario Bros. e M.J. Bassett alla regia del secondo Silent Hill, che nel 2016 ha rivelato essere una donna trans).

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