Tom Hardy: da crackhead a Comandante dell'Impero Britannico

Poliedrico e amato, candidato a un Premio Oscar e tra gli attori più ricercati del momento: quella di Tom Hardy è una vita salvata dal talento.

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Quella di Tom Hardy si può tranquillamente definire una vita salvata dal talento e da un pizzico di amor proprio, che non guasta mai. Lo conosciamo oggi come uno degli attori più affermati della scena internazionale, amato dalle folle, candidato a un Premio Oscar e protagonista di Venom nei panni di Eddie Brock, ma l'esistenza dell'attore britannico ha attraversato momenti molto difficili, così come la sua carriera.
Come spesso accade, vita e lavoro si sono influenzati vicendevolmente, conducendo l'Hardy adolescente e poi ventenne su di una strada di autodistruzione e depressione che ha percorso a lungo, fino ad arrivare al limite estremo. Da lì le scelte erano due: peggiorare o ricominciare da capo, facendo tesoro dell'esperienza negativa acquisita per migliorarsi come uomo e come interprete, percorso che infatti Hardy ha intrapreso senza pensarci due volte.
Edward Thomas Hardy nasce ad Hammersmith ma cresce nell'East Sheen, figlio d'arte di Edward "Chips" Hardy, conosciuto come commediografo - ancora oggi all'opera. La sua infanzia è tranquilla, l'adolescenza invece ribelle e piena di problematiche, su tutte la dipendenza dalle droghe, iniziata già a 11 anni con la colla da sniffare. Il percorso è discendente con il passaggio da una droga all'altra: sono arrivati gli allucinogeni - a quanto pare di ogni tipo -, le droghe chimiche e infine il crack, alla giovane età di 16 anni.
La dipendenza, inizialmente, lo accompagna negli studi di recitazione, tenuti tra la Richmond Drama School e il Drama Centre London, dove tra l'altro condivide alcune delle lezioni con Micahel Fassbender. In concomitanza con gli studi professionali, Hardy vince a 19 anni un concorso che gli fa ottenere il suo primo lavoro a contratto, esattamente come modello. È il 1996 e la carriera di Hardy non decolla, mentre la breve esperienza da modello si rivela ancor più deleteria per la sua dipendenza, che peggiora di anno in anno.

Riabilitazione e successo

Due anni dopo, un Hardy sempre più crackhead ma estremamente apprezzato nel circuito dell'intrattenimento londinese finisce gli studi al Drama Centre London e cerca di aprirsi una strada nel mondo della tv e del cinema. Gli ingaggi non arrivano immediatamente, ma il 2001 è il suo anno. Ottiene inizialmente la parte di John Janovec nella ministerie Band of Brothers di Ridley Scott, co-prodotta anche da Tom Hanks, e lo stesso anno debutta al cinema in Black Hawk Down, sempre diretto dalla mano di Scott, a cui deve gli inizi della sua carriera. È cinema di genere, il war movie, che espone il talento di Hardy solo in parte, un po' per i ruoli che vengono ritagliati per l'attore e un po' perché c'è bisogno di più risalto internazionale.
Hardy punta allora a una grande produzione hollywoodiana, esattamente Star Trek: Le Nemesi, nel 2002, dove interpreta il villain del film, il pretore Shinzon, che si scoprirà poi essere il clone malvagio del comandante Jean-Luc Picard (Patrick Stewart). L'ultimo film cinematografico della serie Generation si rivela purtroppo un flop colossale: costato 60 milioni ne incassa infatti appena 77, eppure le critiche negative tendono a elogiare l'interpretazione di Tom Hardy, che passa alla ribalta internazionale. A poco servono gli elogi, però, perché l'insuccesso del film lascia precipitare ancora di più l'attore nella sua dipendenza dal crack e dalle altre droghe, che raggiunge l'apice massimo nel 2003, quando Hardy rivela "di essersi risvegliato in una pozza di sangue e vomito dopo un collasso dovuto all'abuso di alcool e droghe pesanti".
Succede presso la Old Compton Street, l'ultima strada che Hardy percorrerà sotto l'effetto di qualsiasi droga, dato che successivamente a quell'evento si convince definitivamente a curarsi entrando in riabilitazione. In merito al periodo più buio della sua vita, al netto della confessione "di essere stato davvero un ragazzaccio", Hardy si limita a dire: "Mi sarei venduto mia madre per il crack. Mi ha salvato soprattutto la recitazione, che mi ha permesso di uscire da quell'orrendo arco della mia esistenza".
L'anno della sua riabilitazione lo passa lavorando soprattutto in teatro, ma già dal 2004 torna in scena in due film - seppur piccoli, poiché ha bisogno di rilanciare la sua immagine: The Pusher ed EMR, tornando successivamente nel 2006 con Marie Antoinette e Minotaur. Continua per un paio di anni a comparire in film di autori minori e di produzione indipendente, aspettando l'occasione per brillare definitivamente, da uomo sano e attore di talento.

Gli anni passati dopo la riabilitazione - esattamente quattro - sono stati di ricerca di se stesso, di riappacificazione, accrescendosi e maturando sempre di più come interprete. Ruoli da protagonista sì - almeno alcuni -, ma la sua figura è una rosa appassita che ha bisogno di sole e acqua per rifiorire, elementi che tradotti nella realtà e personificati sono Nicolas Winding Refn e il suo Bronson.
È il 2008 e Tom Hardy regala all'intero mondo dell'intrattenimento una delle migliori performance dell'anno: folle, maniacale, ricca di sfaccettature e impostata per scavare dentro l'animo di un uomo corrotto dalla violenza, dal vizio e dalla società.
È un un capitolo di redenzione nella vita di Hardy, il passaggio forse fondamentale da ciò che era a ciò che diventerà, tant'è che da quel momento in poi la sua figura attoriale si cristallizzerà in quel ruolo, fisico e rozzo, la cui raffinatezza è rinchiusa esclusivamente nella totale immedesimazione di Hardy.
L'attore è ora molto richiesto: passa dall'Inception di Christopher Nolan all'incredibile ed elegante La Talpa di Tomas Alfredson, sempre in ruoli fisici e da badass, soprattutto in Warrior di Gavin O'Connor (2011). A dire il vero, ancora oggi sono pochi i ruoli che non vedono Hardy recitare con il corpo e con la sua grande espressività, da Mad Max: Fury Road fino a Lawless o Il Cavaliere Oscuro - Il Ritorno, nel quale torna a lavorare con Nolan in una parte che ottiene anche per aver recitato in Bronson.
Nel 2013 collabora anche con Steven Knight al curioso esperimento cinematografico che risponde al nome di Locke: un film girato interamente in tempo reale e solo dentro un'auto, con Hardy a dominare la scena e la macchina da presa fissa su di lui. Un ruolo non complesso ma tendenzialmente difficile per la brevità delle riprese (nove notti), la sequenzialità, i long take che non ammettono errori e una recitazione tra l'emotivamente improvvisato e lo studiato. Un thriller drammatico concettualmente sontuoso.

Nel periodo di massimo splendore, gli ultimi quattro anni, l'attore arriva anche a recitare in Redivivo, che gli fa ottenere una nomination - la prima - agli Oscar. Una parte viscerale e gelida, come i territori montani della frontiera che corredano il film, eccezionale soprattutto per la grande immedesimazione di Hardy, che sembra un vero cacciatore di pellame corrotto dal vizio e dai soldi. Ma Hardy è anche amato per saper recitare con i soli occhi, come in Dunkirk, ad esempio, accompagnato ovviamente dalla sua inconfondibile voce, distrutta negli anni di abusi dalle droghe, roca, vibrante, unica - sfruttata benissimo sia nei panni di Bane che con Venom.
E tra cinema e tv (ha recitato in Taboo e Peaky Binders, sempre create da Steven Knight), Tom Hardy è oggi uno dei talenti più rifiniti e "sgrezzati" che il panorama internazionale abbia mai conosciuto in questi ultimi venti anni, passando dall'essere un crackhead a Comandante dell'Impero Britannico, onorificenza ottenuta grazie al suo apporto al mondo della drammaturgia inglese. La sola dipendenza di Hardy è oggi la recitazione, alla quale sembra completamente assuefatto.

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