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Thor: Ragnarok, quando la sfida alla DC è anche nell'uso del colore

La simbologia cromatica nei film Marvel e DC rappresenta la perfetta allegoria del mood proposto dalle pellicole.

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Che una delle distinzioni tra fumetti e film targati DC e Marvel sia nell'utilizzo del colore è cosa nota da sempre: con l'arrivo sul grande schermo dapprima del Marvel Cinematic Universe e poi, solo in tempi recenti, del DC Extended Universe, tale differenza è diventata ancor più marcata. La simbologia cromatica di film come Guardiani della Galassia, The Avengers e soprattutto Thor: Ragnarok sembra quasi lanciare un guanto di sfida a quella utilizzata dalla DC: tra i colori pop, accesi e variopinti delle ultime incarnazioni del MCU e quelli cupi, oscuri e crepuscolari delle pellicole targate DCEU, diversa è anche la percezione del pubblico nei confronti di questi prodotti. Due filosofie diverse, che possono coesistere, o divisione totale che crea una frattura profonda, condizionando la qualità dei film proposti agli occhi dei fan?

Il pop in Ragnarok

È inutile girarci intorno: i Marvel Studios hanno in mente un target ben definito, quello giovanile e spensierato, composto dalle principali masse che popolano le sale dei cinema. Thor: Ragnarok rappresenta l'emblema di questa scelta. Il film di Taika Waititi, che abbiamo avuto modo di analizzare ampiamente nella nostra recensione, sceglie una strada ben precisa: non prendersi mai, ma proprio mai, sul serio, persino al prezzo di snaturare completamente un personaggio dai caratteri e dalle dimensioni decisamente epiche come il Dio del Tuono e tutti i suoi comprimari, dal perfido Loki finanche al colossale Hulk. L'estetica di Thor: Ragnarok prosegue sulle orme pop dell'incredibile Guardiani della Galassia di James Gunn e, più in generale, rappresenta il culmine di una visione che fa dei colori accesi e sgargianti (vedere anche The Avengers, Spider-Man: Homecoming, Doctor Strange e così via) il suo cuore pulsante, proponendo un tipo di cinema (e di cinefumetto) che cerca di stuzzicare l'appetibilità di chi ricerca un prodotto scanzonato e disimpegnato.

Gli errori della DC

Alcune recenti dichiarazioni hanno messo sotto i riflettori Dave Gibbons, storico autore e disegnatore di Watchmen presso la DC Comics: l'artista ha infatti operato un'aperta critica ai film del DCEU, accusandoli di proporre una visione eccessivamente cupa dell'universo che scelgono di rappresentare. La frecciatina era diretta, senza neanche troppi giri di parole, a Batman v Superman: Dawn of Justice. Secondo Gibbons, infatti, la visione di Zack Snyder pecca di un immaginario troppo oscuro su ogni personaggio: se Batman rappresenta la notte e l'oscurità, Superman dal canto suo avrebbe dovuto rappresentare la luce, in questo modo i due protagonisti della pellicola avrebbero dovuto simboleggiare lo yin e lo yang che si intersecano a vicenda. Così non è stato, e sul controverso lavoro di Snyder targato Warner Bros. il fandom della DC al cinema ha condiviso pareri piuttosto contrastanti tra loro. Questa parabola dark del DCEU, inaugurata già con L'Uomo d'Acciaio, ha poi preso una profonda deviazione con Suicide Squad. L'esperienza del film di David Ayer è stata senza dubbio peculiare, in particolar modo alla luce di come ci è apparso mutato il film con Margot Robbie e Will Smith nei mesi di campagna promozionale: prima dell'insuccesso di Batman v Superman, infatti, i trailer e i poster di Suicide Squad suggerivano un film altrettanto oscuro e crepuscolare. Le evidenti critiche, arrivate all'unanime in seguito a Dawn of Justice, sembrano aver provocato un brusco cambio di rotta all'intero mood del film (almeno in apparenza) rendendo le atmosfere della pellicola molto più scanzonate e, soprattutto... colorate. Wonder Woman, dal canto suo, si è attestata come un'esperienza sui generis, capace di portarci in una storia sulle origini della guerriera amazzone interpretata da Gal Gadot nel cuore della Seconda Guerra Mondiale - proponendoci, peraltro, un assetto cromatico in linea con l'ambientazione bellica e retrò.

In medio stat virtus

Arriviamo a Justice League, che potrebbe essere la giusta summa di tutti canoni visivi e filosofici mostrati finora dal DCEU. L'estetica, che si preannuncia ancora ostinatamente più dark rispetto ai cugini della Marvel, si accompagnerà a un mood che appare decisamente più leggero alle ultime apparizioni sul grande schermo di eroi come Batman, Aquaman, Flash e così via. Ciò sarà frutto innanzitutto delle esperienze precedenti, ma anche del doppio timone alla regia di nomi come Zack Snyder e Joss Whedon: due autori estremamente diversi - l'uno più serio, caratterizzato da un'estetica sopraffina in termini artistici e visivi, l'altro più faceto, che fa della spettacolarità e della narrazione i suoi punti di forza in un cinecomic - che potrebbero bilanciare il film nel giusto mezzo.

I prossimi due film della Marvel saranno Black Panther e Avengers: Infinity War. Il primo, sulla scia del buon Doctor Strange, si prepara a regalarci una visione inedita di un eroe mai comparso prima d'ora sul grande schermo. La Pantera Nera di Chadwick Boseman è stata tra le note più liete di Captain America: Civil War e il suo film assolo preannuncia un'atmosfera e un mood ancora diversi, in linea con lo spirito trasmesso dalle storie a fumetti con protagonista T'Challa del Wakanda. Sarà Infinity War, invece, il banco di prova più importante per i Marvel Studios: al di là del peso della pellicola - la prima in cui convergerà tutto il Marvel Cinematic Universe conosciuto finora contro il nemico più letale di sempre, Thanos - tutta l'epicità e il dramma del film diretto dai fratelli Russo potrebbe rimescolare seriamente le carte in tavola.

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