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Thor Love and Thunder, sorprende il nuovo trailer: arriva il Gorr di Bale!

Il nuovo ed epico divertissement supereroico firmato Taika Waititi mostra denti e muscoli in un footage ricco di ironia, gravitas e spettacolo.

Thor Love and Thunder, sorprende il nuovo trailer: arriva il Gorr di Bale!
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«Giovani, fuori i popcorn. Vi racconto la storia del vichingo dello spazio, Thor, figlio di Odino!». Il roccioso Korg si fa narratore nell'incipit del nuovo e promettente trailer di Thor Love and Thunder, presentandoci la storia più recente del Dio del Tuono avvenuta off screen dopo gli eventi di Avengers: Endgame. Le immagini e le parole di Korg ci raccontano una ripresa vissuta intensamente, tanto da trasformare in poco tempo un fisico flaccido in un fisico divino, allenandosi qua e là in giro per l'Universo, tra una grotta primitiva in compagnia dello scheletro di una creatura mitologica incatenata e o trasportando l'intero peso - compreso di resistenza - di grandi navicelle spaziali.

Un workout disumano che restituisce però a Thor la sua prestante tonicità muscolare, fino a condurlo alla ricerca della pace interiore, al motto "mens sana in corpore sano". Persegue l'obiettivo per un certo periodo, fino a quando non si imbatte in qualcosa di inquietante e spaventoso: la morte di alcune divinità amiche o conosciute (come quella di Falligar il Behemoth, che Thor Love and Thunder ha trasposto come nei fumetti). Decide così di mettersi sulle tracce del colpevole, riunendo le forze con Korg e Valkyria e scoprendo nella sua ex, Jane Foster, una nuova e potente alleata degna della forza e delle fiducia del Mjolnir.

Amore elettrico...

Questo nuovo trailer di Thor: Love and Thunder ci presenta molto più nel dettaglio la nuova avventura cinematografica imbastita da Taika Waititi, che sembra aver ulteriormente estremizzato la sua già elasticizzata formula per il cinecomic mainstream per eccellenza.

L'autore di Ragnarok e JoJo Rabbit unisce infatti gravitas drammatica alla commedia più dissacrante (per il personaggio) e all'azione più avvincente e spettacolare, intessendo un discorso sull'umanità nel divino e la divinità nell'umano che sa di dicotomia tematica preponderante, con due Thor su schermo, l'uomo e la donna. Un contenuto che tocca anche il cuore dei protagonisti, addirittura nel titolo insieme ai loro tuoni in una relazione che promette già scintille, profondità e divertimento, dopo una separazione durata 8 anni 7 mesi e 6 giorni. Su schermo, la Jane Foster "thorizzata" di Natalie Portman rende davvero bene, anche quando confrontata con la sua versione principale maschile. Sembra essere più sicura di sé, coraggiosa, intraprendente, interessata a fare la cosa giusta e combattente straordinaria. Waititi e l'attrice potrebbero aver fatto un eccellente lavoro traspositivo sul personaggio, trasportando non di peso ma con parsimonia la parte più complessa ma affascinante del suo recente percorso fumettistico, dalla malattia (che il regista ha assicurato sarà trattata) al sacrificio. L'aspetto in sé non traspare intenzionalmente in questo trailer, che non vuole anticipare l'elemento narrativo almeno in senso visivo. D'altra parte il Thor di Chris Hemsworth vuole continuare ad occupare la sua dimensione di divinità gigioneggiante ritagliatasi con tanta fatica insieme al suo autore preferito. E il filmato lo mostra in effetti così: un'anima giocosa in una body shape perfetta (da far svenire le ancelle dello Zeus di Russell Crowe), almeno finché il pericolo non gli impone d'intervenire e abbandonare anche la sua ricerca della pace interiore.

... e furia misoteista

Visivamente e tecnicamente, Thor: Love and Thunder si presenta come un lavoro estremamente virtuoso ed elaborato. Alcune inquadrature sono davvero impressionanti e in generale si avverte la volontà di mantenere il progetto il più "spaziale" e fumettoso possibile, ribattendo il percorso estetico già intrapreso dal precedente Ragnarok senza rinunciare a un tocco deciso di novità.

Finalmente, poi, possiamo ammirare in azione in tutta la sua tetra e corrotta furia misoteista Gorr il Macellatore di Dei, grande avversario del film interpretato da un Christian Bale perfetto per Thor 4. Parte dell'ingegno immaginifico di Waititi è legato all'evoluzione narrativa del villain, specie quando l'Universo sembra spegnersi lentamente per sprofondare in un buio privo di Dei, lasciando gli eroici superstiti lottare quasi nell'ombra, nella sua sfumatura più grigia.

Rispetto alla run di Jason Aaron, creatore del personaggio, il Gorr di Bale è più umano che umanoide, mancante di elementi caratterizzanti quali ad esempio le lunghe orecchie/antenne che vanno ad appoggiarsi dalla testa alle spalle o la totale assenza del naso. Non è poi nudo e privo di sesso e soprattutto la sua potente Necrosword non diventa una cappa nero pece e "viva" che ricopre l'intero corpo del cattivo.

Waititi e il suo team hanno optato per una soluzione più semplice ed elegante, persino ad effetto, scegliendo un trucco e un outfit che non lasciassero scomparire un interprete riconoscibile come Bale dietro la maschera del personaggio, raccontando ugualmente la corruzione del fisico e dello spirito di Gorr. Sufficienti una patinatura grigiastra e un semplice velo bianco, insozzato e inquinato dal dolore e della rabbia del villain, dal tangibile male della Necrosword. L'effetto è funzionale e Bale sembra nato per questo ruolo, per il pathos e la ubris che gli appartengono, da fedele e rispettoso credente a primo nemico giurato degli dei. Una corruzione dell'anima che passa anche dalla carne, cancellando i segni di un passato da schiavo per renderlo macellaio e schiavizzatore. Più di tutto, è forse il Gorr di Christian Bale il valore drammaturgico aggiunto in un'opera che si presenta come un gigantesco ed entusiasmante blockbuster estivo, e già da quanto mostrato l'idea è che il ritorno di Bale al mainstream a tutto tondo sia stata una scelta vincente. Certo, lo scotto (ma poi davvero così sbagliato?) da pagare per i meno attratti dalla visione di Waititi sarà la presenza di un'ironia sferzante che non abbandonerà quasi mai la scena, eppure è nei contrasti e nelle sfide di tono che il regista neozelandese dà tutto il suo meglio.

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