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Thor Love and Thunder e il cinema di Taika Waititi: tra amore e famiglia

Il cinema di Taika Waititi è pregno del concetto di famiglia, che lui riporta anche in Thor Love and Thunder e nella crescita del personaggio.

Thor Love and Thunder e il cinema di Taika Waititi: tra amore e famiglia
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Una delle immagini più iconiche del concetto di famiglia è quella di Roma, gioiello di Alfonso Cuarón, quando passata la paura tutto il gruppo si avviluppa in un abbraccio sulla spiaggia che è già storia del cinema. Una famiglia non solo di sangue, però, che si crea tramite i legami e lotta per esistere giorno dopo giorno, tra incomprensioni e litigi ma piena di sentimento. Ed è questo concetto che permea completamente il cinema di Taika Waititi: spesso la famiglia te la crei, anche se si condivide il DNA.

Forse gli serviva un secondo film sul Dio del Tuono per far abbracciare questa idea ai Marvel Studios, ma ci è riuscito anche stavolta (e infatti ve lo raccontavamo nella nostra recensione di Thor Love and Thunder). Perché Taika Waititi ha sempre e comunque parlato di famiglia nella sua filmografia, e di amore in senso lato, usando tutto il suo bagaglio cinematografico per inserirlo tra battiti e lampi nel Marvel Cinematic Universe.

La famiglia secondo Taika Waititi

È un concetto che Taika Waititi si porta avanti da sempre, fin dal suo cortometraggio Two Cars, One Night, anche candidato all'Oscar. Che la famiglia spesso ti capita, non è la tua, te la ritrovi mentre ti passa sotto le gambe e ti fa cadere a terra.

Proprio quello che succede in Thor Love and Thunder, dove ci sono frammenti di legami da ricongiungere, legati dall'amore (perso o ritrovato) ma anche apparsi da un momento all'altro e con i quali bisogna in qualche maniera fare i conti. Quando viene spiegato il senso del sottotitolo della pellicola è infatti la presa di coscienza di un concetto di famiglia che prescinde dal sangue ma riesce ad andare oltre. Thor se la conquista perdendo quella in cui è nato, ma trovandone una, forse, più genuina, veramente sua. Ed è quello che fanno tutti i personaggi di Taika Waititi nella sua filmografia. Lo fa Lily in Eagle vs Shark, esordio del regista, dove si deve confrontare con la famiglia sconclusionata dell'uomo di cui è innamorata. Devono farlo Boy e Alamein in Boy, in questo caso sì padre e figlio biologici con annessa famiglia vera ma incapaci di creare un rapporto effettivo, e affettivo. Rapporto di fratellanza famigliare che invece si crea tra i vampiri coinquilini di What We Do in the Shadows, che tra gli strati di geniale comicità fa proprio della famiglia allargata uno dei suoi punti cardine.

Esattamente come Selvaggi in fuga, dove un orfano viene adottato da una coppia e dovrà creare, guarda caso, una famiglia da zero fra scontri culturali, incomprensioni e fughe nella giungla. Gli stessi scontri che vediamo in JoJo Rabbit, dove una famiglia si crea in maniera forzosa in mezzo a uno dei più grandi drammi storici di sempre, che di famiglie ne ha cancellate milioni.

Amore, fulmini e famiglia

Persino un villain splendido come il Gorr di Christian Bale nasce e si nutre della famiglia, e vuole annichilirne una gigantesca (quella degli Dei) perché orfano della sua e incapace di trovarne un'altra.

Anzi, perché convinto che un'altra famiglia, oltre quella di sangue, sia impossibile, troppo arido di legami e obnubilato dalla vendetta. Anche Thor ha rischiato di finire in questa spirale, ma tramite il cinema di Waititi, che è spesso un cinema di seconde (e terze) occasioni, ha continuato a creare invece che distruggere, come un fulmine utilizzato per dare energia invece di togliere la vita. L'evoluzione del personaggio si completa in Love and Thunder, responsabilizzandosi e diventando un faro per le nuove generazioni, siano esse in pericolo o bisognose una vita famigliare che non gli era stata concessa. Taika Waititi mette quindi l'ennesima tacca alla sua filmografia, fatta di personaggi sopra le righe, incapaci di amare normalmente e costruirsi un futuro assieme, ma che lui coccola bastonando, facendoli crescere nelle pellicole. Perché ciò che non ti uccide può anche renderti più strano, ma a volte anche un po' meno solo.

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