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Thor: Love and Thunder, amore, azione e malattia nel film di Taika Waititi

Addentriamoci in una breve analisi di uno degli annunci più elettrizzanti del Comic-Con, in parte basato sull'incredibile run a fumetto di Jason Aaron.

speciale Thor: Love and Thunder, amore, azione e malattia nel film di Taika Waititi
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Archiviata con i giusti omaggi e festeggiamenti la Fase 3 del Marvel Cinematic Universe, conclusasi definitivamente con Spider-Man: Far From Home, Kevin Feige e i suoi Marvel Studios hanno rivelato come promesso e in grande stile la finalmente chiara Fase 4, annunciata in via ufficiale al Panel presso la Hall H del San Diego Comic-Con 2019. È stato un evento gigantesco che ha aperto la strada al futuro dei cinecomic della Casa delle Meraviglie, che appare diverso, più incentrato sulle storie e i singoli franchise, al netto di una continuity pur sempre coltivata a dovere. Da Black Widow a Doctor Strange in The Multiverse of Madness, passando per le diverse serie Disney+ e fino ad arrivare al Blade con Mahershala Ali, il futuro del MCU è più inclusivista, settato su di uno spirito più audace e vicino ai fumetti, soprattutto dalla Marvel Now in poi, che è stato il rilancio in chiave contemporanea della stragrande maggioranza del parterre di supereroi dell'etichetta.
Non lo si intuisse dal coraggio dei titoli e delle varie miscelazioni (Shang-Chi avrà il Mandarino e racconterà la storia dei Dieci Anelli), i soli loghi dei molti progetti annunciati sono una chiarissima dichiarazione di intenti, in particolar modo quello del secondo capitolo del Doctor Strange e - ancora di più - del Thor: Love and Thunder di Taika Waititi, tra i protagonisti più concreti ed elettrizzanti del Panel. Parliamone.

Passaggio di testimone

Cominciando dal logo, è chiara la libertà creativa lasciata a Waititi, che dopo il font anni '80 tra vibrazioni disco ed elettroniche di Thor: Ragnarok, torna adesso a rivelare la sua volontà stilistica in quello del quarto capitolo della saga, ancora fisso nella nostalgia eighties ma settato su di un'impronta diversa, adesso più metal, citazionista e rock. Il logo di Thor: Love and Thunder guarda a He-Man, ai Kiss e ai Metallica, a Joust, a un gusto deciso e preciso che funge un po' da evoluzione del precedente film, che vuole forse preannunciare tonalità estetiche e sonore differenti, sicuramente interessanti.
Andando comunque oltre, almeno nelle intenzioni, il nuovo Thor sembra fregiarsi del difficile compito di traslare sul grande schermo la straordinaria e complessa run de La potente Thor di Jason Aaron, una delle storie degli ultimi corsi Marvel più ardite ed emozionanti, coraggiosa nell'impostare una rotta femminista e visionaria con picchi drammaturgici di sontuosa qualità. Posta propria come la più grande novità del franchise, anticipata pubblicamente e davanti al fandom intero, non è uno spoiler dire che Natalie Portman tornerà nella saga nei panni di Jane Foster, questa volta affiancando l'amato Dio del Tuono interpretato da Chris Hemsworth proprio come "una Thor del tutto particolare".

Non sappiamo ancora quanto Waititi abbia deciso di pescare dal lavoro di Aaron, se insieme a Feige e al resto dei produttori dei Marvel Studios abbia scelto di addentrarsi realmente nel campo minato del dramma della malattia, ma quel passaggio di Mjolnir alla Portman sul palco della Hall H è sembrato decisamente indicativo di un'importante presenza dell'attrice, che potrà magari diventare la Potente Thor per soli 20 minuti ma che sarà in modo significativo al centro della narrazione.

Chi conosce l'operato del regista neozelandese soltanto marginalmente, da Waititi non si aspetta di certo un titolo con preponderanti situazioni drammatiche, eppure il cineasta ha già saputo dimostrare una certa sensibilità rispetto al genere, macchiandolo comunque di ironia, di quella bella da riempire il cuore, vicina nello spirito a film come Little Miss Sunshine.
Certo, non ci sembra essere il caso di Thor: Love and Thunder, perché nel mix bisogna contare anche azione e svolte significative del racconto, però questa decisa virata al fumetto di Aaron appare esattamente come il logo una dichiarazione d'intenti, radicando la storia in un amore etereo e ritrovato, nell'angoscia del dolore edulcorata dal coraggio e nella potenza del metallo e dei tuoni, dunque della spettacolarità visiva.

Quello che non mancherà - con Waititi di mezzo - sarà il divertimento, che fa comunque parte della formula della vita e che è immancabile per addolcire situazioni più tese, si spera in modo ugualmente efficace rispetto a Ragnarok, strutturato e revisionato in modo da coinvolgere anche le fila di detrattori che l'autore si è tirato alle spalle. Tra le speranze che avvolgono questa appena iniziata corsa alla produzione di Thor: Love and Thunder, da queste parti ci auguriamo che il film possa contenere molti elementi della run da cui è palesemente ispirato, come ad esempio il racconto della sfida contro il cancro in contrasto con le responsabilità di Jane nei panni della nuova custode del Mjolnir, che ad ogni tuono scagliato come Potente Thor va a intaccare irrimediabilmente il già difficile processo curativo della malattia. In ultima analisi, sempre considerando a priori e forse in modo sbagliato l'idea di adattamento di Waititi, una volta trasformata in Thor la Portman potrebbe essere sostituita da un'altra attrice, essendo nei fumetti molto diversa nel fisico dalla controparte umana. L'interprete non è infatti propensa a un modellamento significativo del fisico (cosa che non ha mai fatto nella sua intera filmografia), e a meno che alla Marvel non abbiano intenzione di vestire direttamente la Portman come Thor, con quel suo fisico esile e asciutto, nel momento dell'azione l'attrice potrebbe essere o sostituita come dicevamo poco sopra o "lavorata" in post-produzione e con qualche trucco artigianale, esattamente come il Fat Thor di Hemsworth in Avengers: Endgame. Vada come vada, l'attesa fino al novembre 2021 sarà davvero estenuante.

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