The Walking Dead, cosa aspettarsi dalla nuova serie?

Un approfondimento sul nuovo serial horror in arrivo da AMC studio: aspettando The Walking Dead.

The Walking Dead, cosa aspettarsi dalla nuova serie?
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Frank Darabont ha una patente tutta particolare. E' il regista che più di ogni altri, in quel di Hollywood, è abbonato agli adattamenti da racconti e romanzi di Stephen King. E' lui l'uomo dietro "Le Ali della Libertà", "Il Miglio Verde", e "The Mist" (più l'epidosio "The Woman in the Room" della Stephen King's Night Shift Collection). Considerato che ha diretto solo 4 film per il cinema, è una media importante. Come vi abbiamo già documentato, il regista/produttore produrrà ora per AMC la serie tv ispirata alla zombie saga di Robert Kirkman "The Walking Dead", pubblicata in Italia da Saldapress, di cui dirigerà anche l'episodio pilota. La serie originale a fumetti, viene pubblicata in America dalla Image Comics dal 2003, con cadenza mensile (sono settanta i numeri usciti fino ad oggi). Nelle tavole originali, seguiamo le sorti di un manipolo di sopravvissuti, capeggiati in un certo qual modo dallo sceriffo Rick Grimes, alla diffusione di una malattia che contagia le persone trasformandole in zombi. Man mano che la serie prosegue, tanto i personaggi, quanto i lettori rimangono completamente all'oscuro del come si sia originato tale scenario apocalittico.

Orrore epico.

Il punto forte di quella che, a prima vista potrebbe sembrare l'ennesima variazione sul tema, è proprio l'approfondimento delle psicologie dei personaggi offerte dalla serializzazione degli eventi, le varie maniere in cui quelli che sono scampati alla fine del mondo reagiscono di fronte all'orrore di una società in cui mantenere tutte quelle caratteristiche tipiche dell'essere umano è oltremodo arduo. Come afferma lo stesso Kirkman nella prefazione del primo numero del comic "A mio parere, i migliori film di zombi non sono quelle feste splatter di violenza sanguinolenta, con personaggi ridicoli e battute idiote. Un buon film di zombi riesce a farci veder come siamo messi male, mette in discussione sia il nostro ruolo nella società sia quello della nostra società nel mondo. Certo, quei film ci mostrano sangue, violenza e anche un sacco di altre 'figate', ma, in fondo, al loro interno scorre sempre una corrente sotterranea di critica e riflessione sociale. (...) Con The Walking Dead intendo indagare i modi in cui le persone reagiscono di fronte alle situazioni estreme e come ne escono cambiate. E' questo il mio scopo sulla lunga distanza. Con il tempo, vedrete il personaggio di Rick mutare e maturare al punto che quando vi guarderete alle spalle, vi accorgerete di non riconoscerlo più. Spero che vi piacciano i racconti epici, perché è proprio ciò che ho in mente per questa storia". Le classiche belle parole vergate su carta, penserete voi.
No.
Almeno fino al punto dove siamo arrivati a leggere, Kirkman ha perfettamente tenuto fede a questa sua dichiarazione, tanto che sarebbe superfluo da parte nostra proseguire ad illustrarvi come e perché The Walking Dead sia un fumetto da leggere e, di conseguenza, come e perché la serie tv sia da attendere con particolare ansia, considerate le professionalità coinvolte nella produzione.
Ed è proprio Frank Darabont ad aver rilasciato un'interessante intervista al sito Fear.net in cui ha illustrato diverse sfaccettature della produzione. L' abbiamo tradotta per voi.

Parla Frank Darabont

A proposito della concorrenza "Zombieland" il film di Mark Fleischer uscito al cinema in America lo scorso ottobre e concepito inizialmente come una serie Tv, Darabont dice che "è un gran film. Ma The Walking Dead sarà un differente animale. Per quanto io possa amare Zombieland, mi ha fatto davvero ridere a crepapelle, siamo più dalle parti de L'alba dei Morti Dementi, che è un altro film che adoro. La graphic novel di Robert Kirkman per noi è un modello da seguire ed è una grandissima opportunità per conferire un tono serio alla serie, abbiamo tutto il tempo necessario per approfondire le pesicologie dei personaggi nel lungo periodo che è quello che la televisione fa meglio quando è ben fatta. Per cui Zombieland non lo vediamo assolutamente come un competitor. Con il lavoro fatto da Kirkman possiamo seguire un sentiero già egregiamente tracciato e, talvolta, potremo deviare dal percorso, sempre rispettando lo spirito di quanto indicato da Robert".
Come si riallaccerà The Walking Dead alla tradizione dello zombi movie? "Questa è la parte che c'intimidisce di più" afferma Darabont ridacchiando "ci sono delle cose talmente ben fatte in materia che poi ti domandi 'ce la farò'? Non voglio che il nostro progetto sia posto in una sorta di posizione di competizione con quanto è già stato fatto. Il nostro obbiettivo è finire nell'ambito delle storie fatte per bene, e, in tal senso, il lavoro di Robert ci è di grande sostegno." Quanto al rating Darabont non ha eccessive preoccupazioni "Proseguiamo con la nostra storyline senza particolari restrizioni e se ci saranno non affliggeranno il procedere degli eventi. Magari sarà un'opprtunità per una versione 'potenziata' ed estesa per l'home video. Non avverto alcun desiderio d'interferire da parte di AMC. Sono un gruppo davvero fantastico."
A che punto siete coi lavori? "Sono appena sceso dall'aereo da Atlanta che è dove stiamo facedo le ricerche per le riprese. Stiamo preparando la lavorazione, stiamo effettuando il casting e prevediamo d'iniziare a girare i primi sei episodi ai primi di giugno. Quindi quanto mancano? Sette settimane?"
Per quanto riguarda il casting, trovate la documentazione dei nomi coinvolti nel nostro coverage relativo al serial. "Nella crew ho lo scenografo Greg Melton (che ha già lavorato a The Mist e The Majestic), e questo è di grande importanza per me, David Tattersall come direttore della fotografia, con cui girerò l'episodio pilota. Non ho il piacere di lavorare con lui dai tempi di The Majestic e sono molto lieto di lavorare con dei professionisti come loro." Il coinvolgimento di David Tattersall significa che verrà girato in digitale? "No, non abbiamo intenzione di girarlo in digitale. Lo faremo secondo la vecchia scuola, su pellicola. Ho testato tutte le tipologie di macchine da presa disponibili al momento perché avevo davvero voglia di adoperare il digitale. Poi però, le peculiarità di questo particolare genere di show vuoi che quello con cui vai a riprendere aiuti il make up piuttosto che lederlo in qualche modo. L'alta definizione è un po' senza pietà quando si parla di questo (di mostrare troppo l'articifiosità del make up, ndr.). Questo sarà uno show dove la gente si nasconde, scruta fuori delle finestre, porte e via di questo passo; se quello che vedono poi ha quelle tonalità particolare date solo dal digitale, che non ha la stessa espressività della pellicola, va a finire che quello che guardano non sembrerebbe più qualcosa che sta di fuori nel mondo che è quello che vogliamo, ma qualcosa di artificioso. Quindi meglio la pellicola. Vogliamo vedere alberi, muri e anche se può esserci una sovraesposizione fotografica, ci sarà comunque una maggiore dose di realismo. Se stai girando in digitale, riprendendo una porta e tutto quello che vedi è bianco, potresti farlo ugualmente girando in uno studio di posa appendendo un telo di seta bianca. A seconda delle necessità, scegli che cose che di volta in volta ritieni migliori per il progetto a cui stai lavorando e quindi si, gireremo The Walking Dead alla vecchia maniera"

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