The Rock è l'eroe perfetto per il cinema del XXI secolo

Dwayne Johnson a oggi è la star più potente del mondo. Ma come ha fatto a diventare l'eroe per eccellenza del cinema moderno?

The Rock è l'eroe perfetto per il cinema del XXI secolo
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Senza ombra di dubbio lui è il re Mida della fabbrica dei sogni, il simbolo più muscolare e assieme solare del cinema americano, un vero e proprio biglietto vincente che ha permesso a tanti blockbuster degli ultimi 10 anni di garantirsi sfracelli al botteghino.
Nessun'altra star hollywoodiana a oggi ha la potenza di fuoco e la capacità di sedurre il pubblico che ha Dwayne Douglas Johnson, in arte The Rock.

E dire che pareva semplicemente (si fa per dire) l'ennesima Star della WWE, l'ennesimo Ercole carismatico, trasformista, gran seduttore di folle sul ring del divertimento più americano che c'è, ma condannato a essere un semplice caratterista, al più protagonista di qualche b-movie senza pretese.
Invece The Rock è senza ombra di dubbio il mattatore del grande schermo, il punto di riferimento, il volto dell'eroe per antonomasia nel XXI secolo. Ma come ha fatto ad avere così tanto successo?

Dalla WWE al grande schermo

La famiglia di Johnson è nota in ogni dove per essere profondamente connessa al wrestling. Essere il rappresentante della terza generazione della dinastia Anoa'i fu sicuramente un aiuto non da nulla agli inizi della carriera di chi poi sarebbe diventato famoso con il nome d'arte di The Rock.

Pochissimi wrestler sono stati più famosi, più iconici e più riconoscibili di questo gigante alto 196 cm, capace di portare atleticità, carisma e una comunicatività assolutamente uniche nel loro genere, diventando un simbolo e un'icona uniche per i milioni di Fan della WWE.

Oltre però alle sue doti di atleta e wrestler, Johnson ha sempre fatto sfoggio di grande espressività e soprattutto di una simpatia, di un'autoironia, che col tempo si sono rivelate una carta assolutamente vincente, soprattutto facendo il confronto con tanti suoi colleghi, imprigionati dentro la maschera di duri o selvaggi lottatori.
Come John Cena e Dave Bautista (solo per citare i nomi più recenti) anche nel suo caso fin da subito fu richiesto da diverse produzioni televisive e cinematografiche, che capirono quanto questo canadese di origini samoane potesse essere prezioso se utilizzato nel modo giusto.
Fu esattamente vent'anni fa, nel 2001, partecipando al secondo episodio della saga di La Mummia, che The Rock si segnalò agli occhi del grande pubblico interpretando il mefistofelico Re Scorpione, che poi avrebbe ripreso nel celebre spin-off.

Per quanto male accolto della critica, che lo descrisse come una sorta di b-movie, un mix imbarazzante tra il Peplum e il fantasy, Il Re Scorpione spalancò le porte delle maggiori produzioni a Johnson, in virtù di un ottimo incasso ai botteghini e di richiamo per il grande pubblico.
Perché ciò che caratterizzava e che caratterizza ancora oggi The Rock è il fatto che, nel suo caso, il passato da wrestler non è mai stato un limite al cinema, quanto piuttosto un'enorme risorsa, un bacino di spettatori ansiosi di vederlo fare sul grande schermo ciò che in fin dei conti aveva sempre fatto sul ring della WWE: sconfiggere i cattivi.

Il mix perfetto di testosterone e ironia

Senza ombra di dubbio, gran parte del successo che Johnson ha raccolto in questi anni lo deve a un blockbuster tra i più spassosi e incompresi dell'inizio degli anni 2000, Il Tesoro dell'Amazzonia.
Al netto di incassi abbastanza deludenti, quel film diretto da Peter Berg dimostrò come Johnson sapesse unire in sé caratteristiche comuni a diversi altri divi muscolari del passato, aggiungendoci però un dinamismo e una simpatia davvero unici.

In lui, fin dall'inizio vi è stata la componente testosteronica e tellurica di uomini come Arnold Schwarzenegger, Steve Reeves o Gordon Scott. Soprattutto dall'ex Terminator ha copiato in un certo senso la grande autoironia, l'essere esaltazione e insieme decostruzione del mito del Maciste cinematografico.
Con The Rock negli ultimi 20 anni abbiamo visto un artista in grado di destreggiarsi nelle diverse sfumature dell'action così come di abbracciare anche la parodia di genere e la commedia dissacrante. Col tempo si è staccato dalla retorica e dall'epica autoincensante propria dell'altro grande divo action: Sylvester Stallone.

Tutto questo però non gli ha impedito di raccoglierne l'eredità, quella che si era vista in film come Rocky, Rambo, Over The Top, Demolition Man o Cobra: il Salvatore, l'America fatta di forza, individualismo, leadership, coraggio e di quella dimensione da far west a stelle e strisce che hanno sempre avuto nell'ex Rocky Balboa l'esempio più alto.
Non è assolutamente sbagliato dire che rispetto a Schwarzenegger e Stallone, The Rock rappresenti un'evoluzione, un mix perfetto tra i pregi di entrambi, come testimoniato del resto da una carriera cinematografica profondamente ibrida, che l'ha visto interpretare il villain soltanto una volta, nel ben poco apprezzato Doom.

Da allora, The Rock si è sempre e solo connesso a figure positive, ergendosi a simbolo sì trionfante, ma ammorbidito da pellicole in cui sovente vi era anche la fragilità e la vulnerabilità a farla da padrone.
In fin dei conti se ripensiamo a film come L'Acchiappasogni, o al grande successo di Una Spia e Mezzo, ci accorgiamo che non ha mai voluto commettere l'errore di prendersi troppo sul serio o perlomeno di non farlo in modo troppo plateale.

Prigioniero di un archetipo?

Tuttavia ciò non vuol dire che The Rock abbia rinunciato a essere soprattutto lo schiacciasassi, la presenza più muscolare del cinema contemporaneo. Paradossalmente grazie a un rivale, a un collega di cui ormai sono stranoti i contrasti e le liti sul set: Vin Diesel.
Partecipare alla saga di Fast and Furious ha significato tantissimo per la carriera di Johnson, che con il personaggio di Luke Hobbs ha avuto a disposizione un concentrato di forza e determinazione, di potenza che è parso letteralmente costruito su misura per lui.

All'interno di questo universo cinematografico così pacchiano, fantasioso e testosteronico, condizionato da una continua richiesta di sospensione dell'incredulità, The Rock ha avuto l'opportunità di essere sia wrestler che attore, insomma di poter coniugare le sue due identità in modo perfetto.
Hobbs, nato in fondo per necessità, per l'urgenza di rendere sempre più gigantesco, sempre più variopinto e accattivante per il grande pubblico quell'universo di semplici corse clandestine, in breve gli è valso un aumento di popolarità globale pazzesco.
Si sa come vanno le cose negli Stati Uniti, quando qualcosa funziona, lo si spreme fin quando risulta utile e si cerca di ottimizzarne qualità e opportunità in ogni modo possibile.

G.I. Joe - La Vendetta è l'esempio migliore in questo caso, per quello che riguarda la definitiva trasformazione di Johnson da attore a icona, in un certo senso contenuta e costretta all'interno di una ripetitività diegetica e narrativa, che negli ultimi anni si è fatta abbastanza opprimente.
Da un disaster movie come San Andreas, a un fantasy videoludico come Rampage, fino ad arrivare al tentativo di revival di una serie cult come Baywatch o al riprendere il genere legato ai grattacieli come Skyscraper, Johnson bene o male ha sempre proposto lo stesso tipo di personaggio.

L'eroe tutto d'un pezzo, depositario dei valori fondamentali come lealtà, onore, altruismo e votato alla missione di difendere i più deboli. Allo stesso tempo in tutti questi personaggi abbiamo ritrovato anche la componente della leadership, del guidare gli altri verso la retta via, di correggere la rotta. Pur fallendo al botteghino, il suo Hercules è stato esemplificativo da questo punto di vista.

Una carriera molto più eterogenea di quanto sembri

Jumanji è un suo grandissimo successo, anche se in realtà poco connesso all'originale interpretato da Robin Williams. Al di là delle apparenze ha semplicemente confermato la tendenza ultima della sua carriera: muoversi tra parodia e legittimazione, tra esaltazione di un archetipo e la sua declinazione in modo alquanto più rassicurante.

In un'epoca in cui l'inclusività, la parità di genere, la necessità di avere dei simboli maschili più morbidi rispetto agli anni ‘80 è così importante, lui, canadese e samoano, rappresenta la perfetta mediazione, il perfetto compromesso.
Il suo connettersi ad alcuni dei Blockbuster più massicci, semplici e ben poco profondi degli ultimi anni, perfetti per il pubblico generalista americano, non deve distrarci però dal fatto che l'ex Star della WWE ha saputo anche mettersi in gioco in progetti autoriali e atipici.
Forse il suo ruolo più azzeccato ancora oggi è quello di Paul Doyle in Pain & Gain. Il film in cui più ha intaccato da un certo punto di vista la sua immagine di Ercole, di superuomo creato dall'America.
Non vanno però dimenticati anche film come Faster, Snitch, Una Famiglia al Tappeto e volendo anche Jungle Cruise, un kolossal atipico che ha cercato di riportare in auge le vecchie atmosfere alla Indiana Jones o La Mummia.

The Rock vince perché porta con sé il tema del sacrifico, sui social domina con il suo mix di ironia, palestra e ottimismo. Rappresenta l'ultimo sogno americano, declinato con fare tollerante e sempre aggiornato, in cui il duro lavoro e l'altruismo hanno sostituito il narcisismo e l'arrivismo puro degli anni ‘80.
Comunque sia, di certo ce ne vorrà di tempo prima di trovare un suo sostituito, un erede di quello che molti giurano, a breve, sarà magari anche il prossimo candidato alle Presidenziali.

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