The Raid: analizziamo l'incredibile combattimento finale

Analizziamo insieme uno tra i combattimenti più spettacolari e meglio realizzati degli ultimi anni: la sequenza finale di The Raid.

The Raid: analizziamo l'incredibile combattimento finale
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Quando parliamo di cinema d'arti marziali, l'oriente diventa spesso l'ancora di salvezza a cui ogni appassionato decide di affidarsi per fruire dell'esperienza migliore possibile in quanto a scontri senza quartiere.
In occidente, nonostante alcune trovate stilistiche considerevoli in grado di mascherare i limiti fisici di determinati attori (come analizzato nello speciale dedicato al combattimento tra Jason Bourne e Castel), varie volte le scene di combattimento non sono state gestite nel migliore dei modi.
Il regista Gareth Evans, dopo aver incontrato Iko Uwais per girare un documentario sull'arte marziale indonesiana Pencak Silat, ha infine deciso di trasportare le sequenze action di stampo orientale nel suo film più famoso, quel The Raid che nel 2011 è poi sbarcato da noi portando una ventata d'aria fresca all'intero genere, diventando di fatto l'apripista per un tipo di action occidentale con elaborate coreografie di matrice orientale (su tutti la saga di John Wick) fino a quel momento impossibili anche solo da concepire per alcuni produttori americani.
In questo speciale proveremo a concentrarci sulla sequenza finale del primo film, in grado di racchiudere l'essenza stessa dello stile registico profondamente fisico e viscerale di Evans.

Un condominio come tanti

L'opera ci trasporta all'interno di una pericolosa missione di polizia con protagonista Rama (Iko Uwais), un giovane agente che, inconsapevole del vespaio in cui si ritroverà invischiato poco dopo, si prepara a entrare in un immenso palazzo controllato da criminali.
La prima grande intuizione di Gareth Evans è stata quella di non giocarsi fin da subito le carte migliori, impostando l'intera pellicola in crescendo, prendendosi tempo per costruire un clima di tensione in cui Rama (così come lo spettatore) si ritrova spiazzato di fronte all'ignoto.
Ed è proprio attraverso questa escalation (caratteristica dell'intero film) che lo stesso combattimento finale è stato impostato.
Rama, seppur spalleggiato dai suoi compagni poliziotti, in breve viene travolto da una situazione senza apparente via d'uscita, ritrovandosi a combattere brutalmente contro un numero davvero elevato di criminali attraverso scontri sempre più forsennati e violenti.
Evans, rifacendosi allo stile indonesiano del Pencak Silat, ha dato vita (anche ovviamente grazie alle doti atletiche di Uwais e di tutti gli altri artisti marziali e coreografi presenti) a un vero e proprio concentrato di azione non stop.

La serie di attacchi, prese e contromosse è lontana dalla perfezione stilistica di alcune delle arti marziali più conosciute, prediligendo un'impostazione dei combattimenti più rozza e grezza, regalando al tempo stesso degli scontri estremamente fisici e viscerali, che racchiudono perfettamente il concetto stesso di lotta per la vita.
Attraverso un montaggio intelligente capace di valorizzare ogni singola azione compiuta dagli attori, per tutta la pellicola si assiste a una serie di combattimenti estremi anche per quanto riguarda la violenza, così da catturare ancora di più l'attenzione per l'enorme grado di brutalità presente in numerose sequenze.
Le urla a perdifiato fanno poi comprendere - anche ai non avvezzi ai film di arti marziali - il grande dispendio di energie dato dall'eseguire scene action tanto impegnative quanto sfiancanti.

Lo stesso personaggio di Mad Dog, il villain principale della pellicola interpretato da Yayan Ruhian, assume quasi la valenza di un dio della morte, intenzionato a combattere (e a uccidere) per il semplice gusto di farlo, risultando di fatto un avversario esageratamente ostico da affrontare da soli, particolare che porta Rama ad allearsi con il suo stesso fratello - Andi - per provare a sconfiggere l'inumano avversario.

Arti marziali non stop

Dopo un attimo di preparazione in cui lo stesso Mad Dog mostra la sua enorme sicurezza d'animo trattando i suoi avversari quasi come dei bambini (intimandogli con un gesto della mano di fargli spazio), l'urlo di guerra di Andi porta lo scontro a iniziare in maniera esplosiva, con i due fratelli intenzionati a non lasciare un attimo di respiro al proprio avversario che però, vista la sua grande abilità, riesce a tenere testa a entrambi senza sforzo apparente.
Nonostante lo stesso Mad Dog accusi vari colpi, è sempre lui in realtà a dettare il ritmo del combattimento, riuscendo attraverso prese e controprese a buttare più volte a terra i suoi avversari, in grado di rialzarsi per contrattaccare senza però riuscire mai a incidere davvero come dovrebbero nella lotta, soprattutto per via della loro superiorità numerica.
Mad Dog risulta un vero e proprio animale feroce e incontrollabile, in grado di non fermarsi mai nonostante i colpi ricevuti, facendo ampio uso non solo di pugni e calci ma anche di letali ginocchiate e gomitate, senza dimenticarsi delle immancabili prese.

L'azione non stop unita a movimenti di camera sporchi ma capaci di mostrare perfettamente ogni singola tecnica impiegata (valorizzandone al massimo la stessa fisicità) rende il combattimento finale del film come uno dei più riusciti degli ultimi dieci anni, anche per merito di un ritmo che non accenna a diminuire col passare dei minuti, anzi, sale sempre più d'intensità.
La stessa musica incalzante è in grado di valorizzare al massimo l'azione mostrata in scena, in cui i personaggi, anche rannicchiati, non esitano neanche per un secondo a fermarsi, dando davvero l'idea di stare lottando senza risparmiarsi.
Gareth Evans stupisce oltretutto per la sua abilità di rendere il combattimento estremamente vario e mai monotono, proseguendo per mostrare via via la stessa stanchezza che si impossessa di tutti i lottatori.
Quando alla fine Mad Dog prova a soffocare Rama, tutto quanto sembra così destinato a finire.

Il momento dello strangolamento serve a far rifiatare in primis lo spettatore, che comunque rimane in uno stato di grande tensione per la situazione critica in cui si trova il protagonista, capace però di salvarsi grazie all'intervento di suo fratello, seppur Mad Dog, con una ferita mortale alla gola, continui a combattere in maniera a tratti forsennata quanto inquietante.
La musica di sottofondo, capace di virare ancora più che in precedenza su un mood epico e solenne, fa presagire allo spettatore che lo scontro stia infine per giungere al termine, mostrando (finalmente) Mad Dog cedere sotto i colpi dei due fratelli che, unendo le forze per un'ultima volta, riescono infine ad avere la meglio sul loro coriaceo, quanto pericolosissimo, avversario.

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