The Party e il ritorno della commedia britannica

La commedia da camera di Sally Potter presentata alla Festa di Roma è arrivata al cinema. L'occasione per tornare a parlare delle commedie britanniche.

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Un bianco e nero magnifico di Aleksei Rodionov ci accompagna nella british comedy di Sally Potter che gli spettatori dell'ultima Festa del Cinema di Roma hanno potuto apprezzare in anteprima. Ora è in sala dall'8 febbraio scorso, parliamo di The Party , un'affascinante rappresentazione da camera, di puro stampo teatrale, che mette in scena con arguzia e irriverenza una festa organizzata in occasione di un'importante promozione professionale che diventa il palcoscenico perfetto per far emergere problematiche e discussioni accese. La regista britannica rispolvera il genere comedy in salsa anglosassone, che nei decenni passati ha regalato molti titoli degni di nota.
Gli elementi con i quali Sally Potter - ricordata soprattutto per aver girato pellicole come Orlando e Lezioni di tango - costruisce il proprio impianto filmico sono una location decisamente ristretta, un'ambientazione minimale e un gruppo di pochi attori che diventano pedine a incastro in una narrazione efficace, soprattutto nella prima parte.
Da Kristin Scott Thomas a Patricia Clarkson, da Timothy Spall a Cillian Murphy, Emily Mortimer e Bruno Ganz; mai come in film di questo tipo l'apporto del cast risulta fondamentale. The Party pur non avendo la stessa profondità tematica di quel Carnage diretto da Roman Polanski e tratto dal meraviglioso testo Il dio del massacro di Yasmina Reza, parte da un sunto iniziale egualmente semplice e banale per degenerare poi in uno scontro dialettico senza esclusione di colpi.

Ironia anglosassone

L'uscita nelle sale di un film come The Party riporta al centro dell'attenzione la predisposizione del mondo dello spettacolo inglese nel portare sul grande schermo un cinema costruito soprattutto sullo script e sulla particolare ironia dalle caratteristiche beffarde e sarcastiche riconosciuta spesso come british humour. Al di là che si tratti di una commedia sviluppata su dinamiche romantiche o su sfumature più drammatiche, la british comedy è stata sinonimo, in molti casi, di cinema brillante, sottile e tagliente. Lo sferzante umorismo britannico ha portato spesso a trattare tematiche scomode e per nulla semplici.
Come Stanley Kubrick, che nel 1964, seppur attraverso una co-produzione angloamericana (lo stesso Kubrick era naturalizzato inglese ma nativo di New York), realizzò Il dottor Stranamore, ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba, un film dai toni grotteschi e profondamente britannici nello spirito e nella comicità, con protagonista un maestro dell'ironia come Peter Sellers.
Ma la commedia inglese, che in passato ha attraversato anche la parodia (si pensi soprattutto a film come Invito a cena con delitto), non può prescindere dalla raffinata comicità dei Monty Python, gruppo d'attori dal colto umorismo che concretizzarono anche sul grande schermo in pellicole diventate cult come Brian di Nazareth o Monty Python - Il senso della vita. Tra i membri storici un certo John Cleese, che nel 1988 scrisse la sceneggiatura di Un pesce di nome Wanda, diretto da Charles Crichton e interpretato meravigliosamente da Kevin Kline, Michael Palin e Jamie Lee Curtis. Il film è una black comedy divertente e politically incorrect, mirabile esempio di cinema corrosivo, efficace e cinico.

Tra dramma e romanticismo

La commedia britannica si distingue soprattutto per il suo eclettismo e la sua propensione al mix di generi differenti. Uno dei più grandi capolavori anglosassoni che mostrano una commedia declinata al dramma e al classico giallo d'Oltremanica è Gosford Park, del maestro Robert Altman: a una location perfetta e un cast in stato di grazia, dove spicca su tutti una strepitosa Helen Mirren, si aggiunge una scrittura eccelsa, che mescola la serietà della vicenda all'ironia tipica del territorio inglese.Un'ironia che possiamo riscontrare anche nelle numerose versioni sentimentali della british comedy, soprattutto concentrata nel corso degli anni '90.
Da Quattro matrimoni e un funerale a Notting Hill, entrambe interpretate da una star del genere come Hugh Grant, la scrittura pungente e corrosiva britannica, spesso al centro di trame che si snodano negli ambienti della piccola borghesia o dell'alta società inglese, riesce a rendere ancor più interessanti dinamiche che tendenzialmente potrebbero risultare piuttosto banali.

Mattatrice della commedia britannica dell'ultimo ventennio è la bionda zitella Bridget Jones che, grazie alla verve della sua interprete Renée Zellweger, ha fatto innamorare e divertire milioni di fan in tutto il mondo, divisa tra il bravo ragazzo (Colin Firth) e l'inguaribile sciupafemmine (Hugh Grant).

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