The Northman: l'importanza della donna in un'epica maschilista

I personaggi femminili del film si rivelano essere il vero motore della trama, mentre gli eroi del racconto vengono mossi dalle decisioni del fato.

The Northman: l'importanza della donna in un'epica maschilista
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La tragedia di Amleto è una delle opere letterarie più importanti della tradizione anglofona, ispiratrice di un numero sconfinato di scrittori, artisti ed anche attori, da quando la sua rappresentazione teatrale è diventata il culto di ogni programmazione che si rispetti, tra scenografie impressionanti e monologhi diventati parte integrante della cultura popolare. Anche il cinema ha assimilato l'epica del Bardo riproponendola in diverse forme, una delle quali vedeva il nostro Franco Zeffirelli alla guida di un cast strabiliante, ma quella più particolare è la proposta di Robert Eggers, il quale ha portato sui nostri schermi la versione "originale" della storia, e cioè la leggenda norrena che ispirò Shakespeare a scrivere il suo capolavoro.

L'ossessione vendicativa del principe vichingo (non perdete la nostra recensione di The Northman), così come il dolore lancinante che brucia nel petto del giovane danese raccontato dal Bardo, è centrata sui personaggi maschili e sulle loro gesta in combattimento, ma ad un'analisi approfondita si rivelano essere dei burattini nelle mani del destino, incapaci di prendere decisioni che non siano quelle perseguite dal sangue. Le donne, al contrario, seppur non godano di maggior fortuna rispetto ai tragici epiloghi che segnano le controparti maschili, decidono le sorti di chi gli sta intorno con le loro scelte azzardate: in occasione della distribuzione casalinga di The Northman, disponibile tra i film in home video di luglio 2022, andiamo ad osservare come tutto ciò che avviene nelle due tragedie sia causato dall'intervento dei protagonisti femminili, che si ergono a reale motore delle storie raccontate.

Ofelia ed Olga

Per secoli elevata a simbolo fisico della tragedia e della debolezza femminile, Ofelia è la vittima del rifiuto di Amleto, sprofondata nel baratro della pazzia quando il principe danese la offende pubblicamente e la respinge dicendosi disgustato da tutte le donne, anche se in realtà desiderava soltanto salvarla dai piani di congiura orditi dal padre, che la stava utilizzando per i suoi scopi.

La dolce figlia del ciambellano Polonio muore per annegamento dopo essere scivolata nel fiume, oppure per scelta coscienziosa di suicidio, con la sua scomparsa che si fa materiale nonostante non avvenga mai in scena, lasciando che sia Gertrude a descrivere a Laerte e al pubblico la morte della donna. La scomparsa della sorella obbliga Laerte a sfidare in un duello mortale Amleto, innescando gli eventi finali della tragedia, ma non è solo dalla tomba che Ofelia si dimostra essenziale, perché - anche in seguito al rifiuto da parte del principe - è lei che capisce il terrore di Claudio nel presenziare alla ricostruzione teatrale dell'omicidio del fratello, facendo notare agli spettatori che "Il Re si è alzato" sottolineando l'ansia del colpevole.

L'Olga interpretata da Anya Taylor-Joy non è una giovane delicata come Ofelia, ma una strega compassionevole che il guerriero vichingo incontra sulla nave degli schiavi diretta in Islanda, la quale decide di aiutare Amleto a perpetuare la sua vendetta con i composti velenosi preparati da lei.

La donna è un personaggio attivo all'interno del film, decisa e capace di difendersi da sola, nonché salvatrice del protagonista in più di un'occasione, tirandolo letteralmente fuori dal Valhalla guidata dalla mano e dai corvi di Odino. Olga ottiene un epilogo molto meno tragico rispetto alla controparte shakespeariana, ma anche lei, proprio come Ofelia, viene infine abbandonata dal suo Amleto, un guerriero accecato dalla vendetta e incapace di vedere la bellezza che gli cresce intorno.

Gertrude e Gudrún

La madre di Amleto sposa Claudio poco dopo la morte del primo marito, il reggente di Danimarca, causando l'esplosione di gelosia che guida il principe nella sua campagna omicida. Il ribaltamento affettivo che prende luogo nella tragedia inglese simboleggia l'amore di una madre che non riesce a condannare il figlio, nonostante tutti i segnali di follia che derivano dalle sue parole, rivelandosi col tempo un personaggio caritatevole e profondamente addolorato, il cui unico sbaglio è stato ignorare il regicidio di Claudio, un errore che accomuna chiunque non sia stato visitato dal fantasma del Re.

La Gudrún di Eggers è invece una donna molto complessa, difficilmente ascrivibile al gruppo dei "buoni" o a quello dei "cattivi", in quanto le rivelazioni finali portano ad un cambio di prospettiva che mette in discussione tutto ciò che ha fatto Amleto fino a quel momento. Amabile e detestabile al tempo stesso, la madre del principe vichingo è il fulcro della storia raccontata, perché il suo matrimonio con Fjölnir è la scintilla che scatena gli eventi, ma in lei non persiste quel nucleo di ignoranza che aveva caratterizzato e in qualche modo redento Gertrude, rendendola quindi personaggio attivo e indispensabile nel suo voler proteggere i figli e se stessa.

La caparbietà della regina norrena si palesa in un colpo di stato che materializza una vendetta molto più personale e comprensibile rispetto a quella che muove il figlio, dopodiché la donna arriva a ripudiare il frutto dei suoi lombi pur di salvare la vita dei bambini nati dall'unione con Fjölnir: il salvataggio della madre era il motivo principale che guidava la spada di Amleto, che in seguito alla scioccante rivelazione finale viene lasciato solo con un senso di rabbia e con il desiderio di cieca vendetta. La scomparsa dell'amore materno obbliga il principe a fronteggiare la sua fine tragica, completamente incapace di voltarsi indietro perché, dal prologo fino alla fine, il guerriero non ha mai preso davvero una decisione, ma si è lasciato guidare dal destino e dalle donne intorno a lui.

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