The Nice Guys, un piccolo capolavoro dimenticato

Nel 2016 usciva il film di Shane Black, un'opera complessa a metà tra parodia e decostruzione del genere neo-noir.

The Nice Guys, un piccolo capolavoro dimenticato
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Quando uscì, The Nice Guys fu accolto in modo a dir poco positivo dalla critica. Il film di Shane Black era un mix assolutamente riuscito di più generi, su tutti però trionfava la componente dell'humor, del buddy movie sullo stile "la strana coppia". Ambientato nell'America degli anni '70, quella dell'era hippie che lentamente lasciava spazio alla disco, al multiculturalismo, alla new age e a quell'amore per l'esotico e l'esoterico.
La Los Angeles ancora strettamente connessa al funky, al crime, si trovava inserita in una trama a dir poco intricata, in cui venivano demoliti tutti i cliché del genere, con numerosi innesti che parevano sbucati fuori più che dai film di genere di quegli anni dalla volontà di parodiarne eredità e supposta levatura artistica.
Nel 2016 dunque usciva The Nice Guys e non incassava quasi niente. Sostanzialmente andava in pari, che per l'industria cinematografica, da che mondo è mondo, significa aver fallito. Cosa ancora più grave, nessuno ha pensato fosse il caso di recuperare stile ed energia di quest'opera così incredibilmente originale e ben congegnata.

Un film diverso da ciò che il pubblico si aspettava?


Il cast di The Nice Guys contava su due protagonisti di livello assoluto: il Ryan Gosling fresco del successo ottenuto con La Grande Scommessa, e Russell Crowe che doveva rifarsi del flop di Padri e Figlie diretto da Gabriele Muccino.
Il primo interpretava l'insicuro, alcolista e vedovo detective privato Holland March, incaricato di rintracciare una ragazza scomparsa. Peccato però che quest'ultima non avesse alcuna intenzione di farsi ritrovare, e che per scoraggiare le sue "attenzioni" decida di assoldare il picchiatore tuttofare Jackson Healy, interpretato da un Russell Crowe tanto appesantito quanto scoppiettante e autoironico.
In breve i due si troveranno a fare i conti con un intricato inghippo, dove nulla è ciò che sembra e tra film a luci rosse, politicanti corrotti, convertitori catalitici difettosi e sparatorie, l'improbabile duo sarebbe arrivato infine alla verità nell'America ansiosa di abbracciare il sogno yuppie.
The Nice Guys era un film incredibilmente riuscito, divertente ma allo stesso tempo dalla natura ibrida, in cui l'atmosfera cambiava in modo continuo e imprevedibile, ora abbracciando la parodia di genere ora il dramma, ora connettendosi al crime più oscuro ora al pulp.
Di fatto però, la realtà è che The Nice Guys è stato sicuramente molto diverso da ciò che il pubblico generalista si aspettava, forse anche a causa del trailer, fin troppo scanzonato, quando invece il film di Shane Black era sicuramente molto più malinconico e persino tragico della norma.
Certo, c'erano atmosfere pulp e situazioni a dir poco imbarazzanti, roba da Trinità o Altrimenti ci Arrabbiamo, ma sotterranea si aggirava la tragedia, un'atmosfera cinica e spietata.

Nel nome di James Ellroy

Nessuno era innocente in The Nice Guys, né i protagonisti, né le vittime, né tantomeno ciò che stava loro attorno.
La sceneggiatura curata da Shane Black e Anthony Bagarozzi toglieva ogni velo di innocenza, romanticismo ed epica all'iter narrativo. Era quindi un film molto staccato dall'atmosfera fascinosa che era possibile trovare in un L.A. Confidential, o un Black Dahlia di De Palma, entrambi non casualmente di Ellroy.
Tuttavia, delle atmosfere care al grandissimo autore questo film riprendeva i due eroi come sopravvissuti a se stessi, due uomini spezzati, pieni di fantasmi, deboli per molti versi, ma anche capaci di dimostrare un certo coraggio, un codice personale a cui essere fedeli, altruismo e molto meno cinici di quanto loro stessi avrebbero voluto apparire.
Il mondo attorno, un po' come in Sei Pezzi da Mille o American Tabloid, è un mondo in cui i potenti possono commettere ogni tipo di nefandezza, in cui non esiste legalità o giustizia e la società è una torta a strati non diversa da quella descritta da un altro piccolo capolavoro urban come The Pusher.
Eppure, tutto questo viene mitigato, annacquato e reso più digeribile da un'ironia e una dimensione buddy comedy assolutamente fantastica, con cui Shane Black distrusse non solo il mito del "duro" alla Mitchum o Bogart, ma anche l'America contraddittoria di quegli anni, la sua natura di Paese spezzato e dalle mille anime narcise e inconcludenti.


Se Russell Crowe in fondo pare quasi fare la parodia del Bud White di L.A. Confidential che lo lanciò, il personaggio di Gosling invece, apparentemente patetico e ridicolo, è più intrigante, sfaccettato, quasi una sorta di decostruzione di icone come Sam Spade o Philip Marlowe, con la sua sbadataggine da Clouseau e una figlia che si sostituisce al cliché della segretaria tuttofare e ammiccante.

Un ritratto cinico di un'epoca sopravvalutata

Assassini e carogne, si diceva. La dimensione pulp vive nel feroce e sadico killer di Matt Bomer, quel suo John Boy pare una sorta di mix tra un James Bond e un monaco alla Angeli e Demoni, con una pettinatura che aggiunge il ridicolo al sinistro.
Ma nessuno supera in marciume e corruzione la Judith Kuttner di Kim Basinger, che in sé porta la distruzione sia della figura materna che della dama in pericolo, un altro cliché da sempre presente nel noir, assieme a quello della femme fatale, della donna portatrice di morte, questo sì rivendicato dal suo personaggio.


Altro omaggio al genere è la giovane e pura vittima del caso e del malaffare, la Amelia di una Margaret Qualley che qui si aggira con fare anarchico e pasticcione in una città dove contano solo soldi e potere.

Il fallimento della sua crociata altro non è che quello della Contestazione, di una generazione animata da grandi ideali e buone intenzioni ma incapace di misurarsi con un sistema che li ha anestetizzati, resi vittime della loro malriposta fiducia nell'estremismo.
Da certi punti di vista, il film pare un impazzito caleidoscopio, una sorta di collage di istantanee di un'epoca perduta ed eccessivamente mitizzata, come un po' tutto il cinema, la musica o la televisione di quegli anni.
The Nice Guys anche in questo va oltre il pulp alla Tarantino o Guy Ritchie, oltre il mestiere applicato all'intreccio, dona uno spessore inedito ai personaggi e all'atmosfera, ai significati della sua trama scoppiettante. Peccato che da cinque anni a questa parte, tale glorioso esempio non sia mai stato minimamente raccolto.

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