The Neon Demon: l'horror cult di Refn che piace a Keanu Reeves

Analizziamo una delle ultime opere del regista danese Nicolas Winding Refn per capire perché piaccia tanto anche a Keanu Reeves.

The Neon Demon: l'horror cult di Refn che piace a Keanu Reeves
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Tra le figure più di rilievo del panorama cinematografico autorale europeo, il nome di Nicolas Winding Refn rappresenta un percorso che esprime la violenza come forma d'arte attraverso un'estetica al limite del morboso (approfondite il tema con il nostro speciale sulla violenza nei film), che il cineasta di Copenhagen declina attraverso i più disparati temi, dalla famiglia alla volontà di potenza.

Il cinema di Refn rappresenta una vera e propria esperienza sensoriale che si è evoluta nel corso degli anni lavorando sempre più in sottotesto, partendo dalla trilogia di Pusher, passando per Drive e Solo Dio Perdona, fino a giungere a The Neon Demon che, oltre a rappresentare un importante tassello nell'evoluzione linguistica e stilistica di Refn, è anche uno dei film preferiti di Keanu Reeves. Il fatto che quest'ultimo interpreti una piccola parte all'interno della pellicola non deve condizionare il nostro giudizio nei confronti di questa scelta, ma spingerci a ricercare il significato ultimo del titolo e la sua potente e concreta attualità.

Essere o apparire?

Elle Fanning interpreta Jesse, un'innocente ragazza acqua e sapone che sbarca a Los Angeles per tentare la strada da modella. La sua genuinità piace a tutti, ma non riesce ad essere identificata del mondo losangelino che vive solo di apparenza e non si capacita di trovarsi al cospetto di una figura perfetta in sé e per sé, che non necessita di ritocchi estetici per farsi accettare o per conquistare un lavoro.

In un mondo in cui la bellezza è tutto e non esiste nient'altro, Jesse inizia a farsi terra bruciata intorno senza apparente sforzo, generando invidia, ma assimilando anche un modo di pensare che non le appartiene. La brama di carpire i segreti di questo essere all'apparenza perfetto porterà le sue colleghe ad ucciderla e a cibarsene per assorbirne l'essenza. Lo definivamo un Nicolas Winding Refn all'ennesima potenza nella nostra recensione di The Neon Demon e, in effetti, l'ultima opera cinematografica del regista danese (che risale ormai al 2016) è una visionaria interpretazione del tema della bellezza e dell'apparire nella società contemporanea e, in particolare, nello spietato campo della moda, con ampi delta che sfociano nel mondo del cinema. Il fatto che i film di Refn siano ingenuamente classificabili ad un primo colpo come mero esercizio stilistico non tiene conto di un approccio peculiare alla cinematografia che affronteremo più avanti, ma nemmeno del percorso sempre più introspettivo affrontato dal regista, che pare voler scavare sottopelle i propri argomenti, fino a raggiungerne il cuore archetipico, in questi casi anche esoterico.

Perché The Neon Demon ha la pelle di un patinato film hollywoodiano che racchiude nella semplicità - e ingenuità - dell'intreccio un'anima di genere che germoglia per gradi, fino a sfociare nell'horror psicologico, per subito rientrare nei ranghi e lasciare lo spettatore con uno sguardo d'intesa, in un patto che ha dell'occulto e che tale si dimostra nell'atmosfera e negli stilemi dietro i colori, le forme e i suoni che compongono le inquadrature e le scene.

Un approccio senz'altro furbo quello di Refn, per il quale lo script ha più l'aria di un canovaccio da seguire ordinatamente - contro le logiche produttive più diffuse - per ricercare nella messinscena quel germe primigenio che non esprime su carta e che dipinge con la luce e i delicati movimenti di macchina, fino a scivolare in una scopofilia dell'immagine che pesca a piene mani da Kenneth Anger sia per mitologia che per misticismo (qui predomina la visione di The Inauguration of the Pleasure Dome più che Scorpio Rising che tanto aveva regalato a Drive).

Refn definisce così una pellicola che è una lunga carrellata di spot di moda nella forma e nell'animo, per parlarci delle nostre insicurezze, dei nostri demoni e di quanto non siamo in grado di accettare i doni che custodiamo in noi. In questo senso Jesse è l'agnello sacrificale, ambito da tutti i corrotti proprio per la sua primigenia incorruttibilità, che non le impedisce di essere vulnerabile alla tentazione e di pagare la propria ubris con la vita, per essere viatico di nuovi destini, placebo per l'autostima, quando in realtà a determinarci siamo sempre e comunque noi stessi.

Cinema cannibale

L'importanza assunta da Refn nel panorama internazionale è dovuta soprattutto alla sua volontà di interpretare in chiave contemporanea il ruolo del cineasta nell'industria odierna. Non un autore duro e puro che si accontenta di sopravvivere pur di dare voce alla propria arte - questo atteggiamento l'ha portato al fallimento di Fear X e al rush fisico e mentale per realizzare gli ultimi due capitoli di Pusher (il documentario Gambler descrive benissimo questa fase) -, ma una figura più furba, subdola per certi versi, che si configura senz'altro tra i primi registi "influencer" della storia del cinema.

La sua filmografia è una vera e propria operazione di branded content nella quale inserire la propria firma (il NWR che domina i cartelli ricorda non per nulla moltissimi brand di moda e l'operazione del servizio streaming di Refn si muove in tal senso con le sue "exhibition") e rendere il proprio cinema riconoscibile e appetibile nonostante tutti i difetti che abbondano anche in questa pellicola.

In fin dei conti possiamo affermare che uno degli aspetti più interessanti di The Neon Demon è che rappresenta di fatto una sorta di manifesto del cinema stesso di Refn, che si nutre di frammenti, visioni e opere di altri registi per declinarli a suo modo e parlare di ciò che più gli aggrada, senza troppa attenzione nei confronti di una trama che lascia il tempo che trova, che non chiude tutte le strade che ha aperto, anche perché forse non sarebbe così necessario e interessante quanto mettere in scena un rituale esoterico nel quale declinare la propria essenza fagocitatrice esaltandola a valore universale dell'industria, quasi a ricordarci che il mondo del cinema è una realtà liquida in continua evoluzione dove non esistono confini; un oceano nel quale The Neon Demon non è altro che una goccia che si ricongiunge al tutto.

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