Speciale The Lone Ranger: Johnny Depp

Dagli esordi in Nightmare ai trionfi con Burton e Verbinski: ritratto a tutto tondo di una vera star

speciale The Lone Ranger: Johnny Depp
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Appena un mese fa, il 9 giugno, ha tagliato il fatidico traguardo dei 50 anni; eppure, per i milioni di spettatori che affollano le sale all’uscita di ogni suo film, Johnny Depp è ancora oggi il ragazzo senza età in grado di diventare maschera malinconica o buffonesca a seconda dei ruoli. L’attore americano, in assoluto fra i divi più amati dal pubblico, anche quest’anno è in procinto di dar vita ad un nuovo, stravagante personaggio: Tonto, indiano pellerossa che fa coppia con John Reid, un giovane avvocato del Texas pronto a dedicarsi alla causa della giustizia sotto la fittizia identità del “Ranger solitario”. Il film, The Lone Ranger, una produzione targata Disney/Bruckheimer e diretta da Gore Verbinski, si ispira a Il cavaliere solitario, una serie televisiva degli Anni ’50, tratta a sua volta da un omonimo serial radiofonico, e in seguito oggetto di riduzioni anche nel campo dei fumetti e dei cartoni animati.
E ancora una volta, in The Lone Ranger Depp si cala in una tipologia di personaggio che sembra caratterizzare ormai da un decennio la sua carriera di attore: il pellerossa Tonto, alla maniera di un’altra celeberrima “maschera” indossata da Depp - il capitano pirata Jack Sparrow - risulta una figura bizzarra, decisamente sopra le righe, dai tratti quasi clowneschi, e come Jack Sparrow si presta al ruolo di mattatore “comico” al fianco di un comprimario più giovane - nella saga dei Pirati dei Caraibi era Orlando Bloom, in The Longe Ranger è invece Armie Hammer (il Principe Azzurro di Biancaneve, nonché l’amante segreto di Hoover in J. Edgar) nei panni dell’eroe del titolo.

The Lone Ranger, insomma, si iscrive a pieno titolo in una fase ben determinata del percorso artistico di colui che, fin dai suoi primi successi cinematografici, è stato ritenuto non a torto uno degli attori più talentuosi della propria generazione. Un percorso, quello di Johnny Depp, che pur avendo conosciuto un’immediata fortuna ha attraversato momenti molto diversi, regalando al pubblico una pluralità di ruoli - e di film - di genere estremamente vario. L’attore del Kentucky voleva in realtà diventare un musicista rock da ragazzo, ma gli esordi furono al di sotto delle aspettative, dopo un effimero successo provinciale con i The Kids. Dall'esperienza, fra le altre cose, naque il suo primo matrimonio con la sorella di un membro del gruppo, Lori, più grande di lui di cinque anni e con la quale l'unione durò appena due anni. Lori, tuttavia, oltre a essere stata la sua prima moglie gli cambiò la vita nel momento in cui lo fece incontrare con Nicolas Cage, che scorse le sue potenzialità d'attore e lo spinse a provare a farsi avanti ad Hollywood tramite il suo agente. Arrivò così il primo ingaggio per una parte nel mitico horror di Wes Craven Nightmare - Dal profondo della notte (1984). Poco importa se il successivo Posizioni promettenti (1985) fu invece un clamoroso fiasco: l'anno successivo sarà sul set di Oliver Stone per una particina in Platoon, e Johnny assaporerà così per la prima volta il gusto dei grandi set.
Depp conosce per la prima volta la notorietà nel 1987, quando a soli 24 anni fu ingaggiato fra i protagonisti della serie poliziesca 21 Jump Street, trasmessa per cinque stagioni. Ma se la Tv, soprattutto all’epoca, costituiva un facile veicolo per la fama, Depp aveva la ferma intenzione di non restare intrappolato nello status di “teenage-idol”, preferendo decisarsi a tempo pieno al cinema.

La grande svolta, quella che avrebbe contribuito a definire per sempre la carriera di Depp, arrivò nel 1990, con un incontro fondamentale per il giovane attore: quello con il regista Tim Burton, reduce dal trionfo di Batman e pronto ad impugnare lo scettro di indiscusso sovrano del cinema gotico nell’era del postmoderno. La loro prima collaborazione, destinata ad inaugurare uno storico sodalizio, resta uno dei cult-movie assoluti del cinema burtoniano: Edward mani di forbice. Depp, sepolto dietro uno strato di cerone bianco, con i suoi arruffati capelli corvini e due paia di lunghe cesoie al posto degli arti, conquistò e fece commuovere spettatori di ogni età; così come, ancora oggi, il suo Edward continua a far commuovere con i suoi occhioni sgranati, smarriti e timorosi, ma al contempo traboccanti un’infinita dolcezza.
Giocando con la gestualità e gli sguardi, come un attore del muto, Depp incarnò alla perfezione la maschera malinconica dello sfortunato Edward, disegnando un personaggio entrato a far parte della storia del cinema. E proprio questa apparente timidezza, accentuata dai tratti efebici del viso, nonché la capacità di assumere atteggiamenti eccentrici senza forzature o istrionismi, permisero a un Johnny Depp non ancora trentenne di azzeccare altri ruoli indovinatissimi: il giovanotto solo e alienato, che imita Buster Keaton e si innamora di una ragazza con disturbi mentali (Mary Stuart Masterson), nella commedia Benny & Joon (1993); il ragazzo dell’Iowa che si prende cura del fratellino ritardato (un prodigioso Leonardo DiCaprio) ed ha una relazione con una casalinga quarantenne (Mary Steenburgen) nel melodramma familiare Buon compleanno Mr. Grape di Lasse Hallström (1993); e poi ancora un altro personaggio stravagante e alienato, Axel, aggrappato alla propria ingenuità e ai propri sogni impossibili, che perde la testa per una matura vedova (la splendida cinquantenne Faye Dunaway) ancora più stravagante di lui, nel sofisticato Arizona Dream di Emir Kusturica (1993).

Scelte insolite, spesso coraggiose, come quando questa star in inesorabile ascesa sceglie di dedicarsi al cinema d’autore: dopo Kusturica, sarà la volta di Jim Jarmusch con il western Dead Man (1995) e di Terry Gilliam con l’allucinato Paura e delirio a Las Vegas (1998), senza contare un cameo nei panni di un travestito in Prima che sia notte di Julian Schanbel (2000), nonché lo sventuratissimo progetto di Gilliam The Man Who Killed Don Quixote. Nel frattempo Depp si mette alla prova con un altro ruolo pittoresco che ben si presta alla sua peculiare espressività: quello di Ed Wood, autore di B-movie con tendenze al travestitismo, nell’originale biopic di Tim Burton Ed Wood (1994), girato in bianco e nero in omaggio all’horror d’annata. Ma non manca di dimostrare il proprio talento anche su un registro più realistico e controllato, sostenendo il confronto con un collega leggendario quale Al Pacino nell’acclamato Donnie Brasco di Mike Newell (1997), una storia di mafia e di indagini sotto copertura che conferma la versatilità di Depp. Nello stesso anno si mette alla prova per la prima (e finora unica) volta anche con la regia, dirigendo e interpretando Il coraggioso, presentato al Festival di Cannes e per il quale si avvale di un partner del calibro di Marlon Brando.

In una carriera in cui i passi falsi si contano sulle dita di una mano (sporadici flop, come The Astronaut’s Wife o The Libertine), ciò che colpisce è la capacità di Johnny Depp di cimentarsi su terreni inaspettati: se altri attori della sua stessa generazione (Tom Cruise, Brad Pitt) hanno puntato quasi subito ad una rapida consacrazione divistica, Johnny Depp ha preferito affermarsi come “attore”, prima ancora che come “star”. E così per lungo tempo si è tenuto lontano dai blockbuster, snobbando i kolossal hollywoodiani a favore di progetti più personali ed insoliti. Anche come sex-symbol, Depp si è posto in una posizione decisamente atipica rispetto ad altri suoi colleghi della stessa età: insofferente alle passerelle e ai servizi da rotocalco, l’attore ha comunque fatto versare inchiostro alle cronache rosa - prima per le sue relazioni con Winona Ryder e Kate Moss, poi con il matrimonio (da poco concluso) con la collega Vanessa Paradis - ma ha mantenuto quanto più possibile il riserbo sulla propria vita privata.

Del resto, che Depp non abbia mai riposto troppo interesse nell’arrogarsi il titolo di sex-symbol (nonostante in ben due occasioni, nel 2003 e nel 2009, la rivista People l’abbia eletto l’uomo più sexy del mondo) risulta ben evidente dalle sue scelte professionali: nel corso degli anni non ha mai accettato parti da eroe romantico, se non in rarissime occasioni - Don Juan DeMarco (1995), in un ruolo comunque ironico nei panni di un atipico Don Giovanni, o Chocolat di Lasse Hallström (2000), in cui era l’affascinante zingaro che faceva perdere la testa alla cioccolataia interpretata da Juliette Binoche. Al contrario, se escludiamo queste poche eccezioni, molti personaggi di Johnny Depp sembrano caratterizzati piuttosto da un’innocenza pre-adolescenziale, da una sorta di strana “asessualità” o addirittura da accenni di ambiguità sessuale, quando non di sottesa omosessualità - si vedano Ed Wood, Il mistero di Sleepy Hollow, ma anche lo stesso capitan Sparrow, così come altri protagonisti dei più recenti film di Tim Burton, in cui sembra far capolino una connotazione marcatamente camp.

Validissimo interprete drammatico, ma prima ancora maschera malinconica (quasi come un moderno Buster Keaton) di un’innocenza perduta e dolorosamente vagheggiata: per molti anni Johnny Depp è stato tutto questo, riuscendo a sorprendere di volta in volta lo spettatore ad ogni nuova performance. Poi, oltrepassata la soglia dei 40 anni, qualcosa è cambiato, e la sua già vastissima popolarità è esplosa all’improvviso nella definitiva consacrazione divistica: nel 2003 esce infatti La maledizione della prima luna, primo capitolo della saga sbanca-botteghino di Gore Verbinski sui Pirati dei Caraibi, e prima performance di Depp nelle vesti del capitan Jack Sparrow (ricalcato sul chitarrista dei Rolling Stones, Keith Richards). Lo stratosferico successo mondiale della saga rende Depp l’attore più pagato di Hollywood, mentre la sua interpretazione effeminata e cartoonesca, nonché di strepitosa simpatia, gli vale - paradossalmente, data la natura schiettamente commerciale del film - la sua prima nomination all’Oscar.

Pur ritrovandosi a 40 anni re del box-office, Johnny Depp continua a mettersi alla prova anche in ruoli più impegnativi: appena un anno più tardi, nel 2004, si guadagna una seconda candidatura all’Oscar impersonando l’autore di Peter Pan, James M. Barrie, nell’apprezzato Neverland - Un sogno per la vitadi Marc Forster, mentre nel 2009 regala una delle sue prove più convincenti nei panni del famigerato gangster degli Anni ’30 John Dillinger nel crudo film d’azione Nemico pubblico di Michael Mann. Eppure, dopo Jack Sparrow la tendenza principale, nella carriera dell’attore, sembra essere un’altra: la scelta di personaggi “fumettistici”, sempre più stralunati e sopra le righe, più vicini alla narrazione da cartoon che non a figure “reali” e psicologicamente ben definite. È il caso del nuovo Willy Wonka nel remake La fabbrica di cioccolato (2005), del Cappellaio Matto di Alice in Wonderland (2010) o del grottesco vampiro bicentenario Barnabas Collins in Dark Shadows (2012), tutti firmati da Tim Burton.

Certo, non mancano parziali eccezioni: oltre al Dillinger di Michael Mann, sempre per Burton Depp sceglie di debuttare in un nuovo genere, il musical, e nel 2007 è il protagonista di Sweeney Todd, cupo adattamento del classico teatrale di Stephen Sondheim. L’attore, nella parte dello spietato barbiere assassino in cerca di vendetta, al fianco di una quasi altrettanto lugubre Helena Bonham Carter, supera a pieni voti la scommessa, immedesimandosi in uno dei suoi personaggi più tenebrosi, per il quale ottiene il Golden Globe e la terza nomination all’Oscar. Eppure oggi, a 50 anni appena compiuti, Johnny Depp sembra aver cristallizzato la propria immagine divistica in ruoli più vicini alla comicità del fumetto, dell’animazione o della farsa che non all’intensità drammatica per la quale si era fatto apprezzare ai suoi esordi; e anche nella scelta di film e registi, il coraggio della prima fase della sua carriera (abilmente bilanciata fra grande pubblico e cinema più autoriale) sembra aver ceduto infine al corteggiamento delle mega-produzioni indirizzate a teenager e famiglie. Un corso che non sembra dover cambiare di qui a breve: e il suo prossimo ruolo, nel musical di Rob Marshall Into the Woods, lo vedrà infatti nei panni del Lupo Cattivo delle fiabe. Tuttavia, non bisogna dimenticare che da un attore come lui è lecito aspettarsi più di una sorpresa; in fondo, per tutti noi Johnny Depp è ancora l’eterno ragazzino nei cui occhi è possibile ritrovare lo sguardo commosso - e commovente - di Edward...

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