The Death And Life of John F. Donovan, le recensioni dal TIFF non premiano Dolan

The Death And Life of John F. Donovan si è mostrato in anteprima mondiale al TIFF 2018, le prime recensioni però non premiano Dolan.

The Death And Life of John F. Donovan, le recensioni dal TIFF non premiano Dolan
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Nonostante non abbia ancora compiuto 30 anni, Xavier Dolan è riuscito in meno di un decennio, a partire da J'ai tué ma mère del 2009, a ritagliarsi un importante posto nel panorama cinematografico che conta.
Il suo modo di guardare, di gestire attori e macchine da presa, di giocare con i sentimenti dei personaggi e del pubblico ha conquistato i maggiori festival internazionali, Cannes in primis, dove l'enfant prodige è sempre accolto con onore e profondo rispetto. Qualcosa però, dopo È solo la fine del mondo (Juste la fin du monde) del 2016, sembra essersi spezzata. L'opera ha spaccato in due sia la critica che il pubblico, sin dalla prima proiezione sulla Croisette, che ha purtroppo generato diverse recensioni e pareri negativi, talvolta esageratemente.
Tutto questo non ha fatto altro che creare un pessimo clima attorno a The Death and Life of John F. Donovan, attesissimo nuovo film del ragazzo delle meraviglie, che non a caso ha avuto diversi problemi in fase produttiva. Dolan avrebbe girato più materiale del dovuto, trovandosi a tagliare sequenze e personaggi in fase di montaggio; emblematica è stata la scomparsa di Jessica Chastain dal progetto, dopo che le erano stati dedicati anche diversi poster promozionali. Inoltre ci si aspettava un arrivo trionfante del film allo scorso festival di Cannes, tappa ormai fissa per il giovane cineasta, evento mai avvenuto.
Dopo diverse peripezie, The Death and Life of John F. Donovan è finalmente approdato al TIFF 2018, cerchiamo dunque di capire com'è il final cut leggendo le prime recensioni straniere.

Messa in scena vs sceneggiatura

Secondo Stephen Dalton del The Hollywood Reporter, è cambiata sì la lingua (parliamo del primo film in inglese di Dolan, che ha sempre girato in francese-canadese) ma non le classiche ossessioni del suo cinema. L'autore ha scelto di affrontare un nuovo plot semi-autobiografico riguardante il complicato rapporto tra una madre un figlio, con ovvie sfumature drammatiche.
A differenza del passato, questa volta non si segue una sola storyline principale ma addirittura due, in modo parallelo, con due giovani uomini con problemi psichici che hanno difficoltà a relazionarsi con le relative madri. Lo stile e il linguaggio di Xavier Dolan sono sempre stati molto particolari, la potenza del suo sguardo e la profondità dei suoi sentimenti hanno caratterizzato ogni sua opera, sempre secondo Dalton però queste due peculiarità appaiono smorzate nel nuovo lavoro.
L'enfant prodige si appoggia troppo spesso a una struttura cinematografica "vecchia", fatta di flashback e spezzoni di interviste fra ragazzi e giornalisti. Si nota come Dolan abbia lavorato duramente in fase di montaggio per mettere insieme una storia che, visto il materiale, sarebbe dovuta essere molto più approfondita, ma che nonostante gli sforzi non sia riuscito a raggiungere pienamente l'obbiettivo.
La narrazione appare costantemente appesantita e neppure il cast di veterani, fra i quali svettano Natalie Portman, Susan Sarandon, Thandie Newton e Kathy Bates, riesce ad alleggerire la situazione. Tanto che paragonare The Death and Life of John F. Donovan agli ultimi lavori del cineasta canadese risulta difficilissimo se non impossibile.

Spaccare critica e pubblico, ancora

Non risparmia critiche negative neppure The Playlist, che tramite Jason Bailey conferma tutti i problemi legati allo script, pesante e meccanico. Sembra che la sceneggiatura freni anche gli sparuti colpi di genio della messa in scena, che pure ci sono e ci saremmo stupiti del contrario.
I dialoghi soffrirebbero di una formalità eccessiva, l'intera struttura del progetto risulterebbe troppo farraginosa. La recensione si conclude con una massima alquanto tagliente: "È ormai chiaro come il regista canadese abbia tutto il talento e la passione di un grande autore, è però altrettanto palese che debba iniziare ad affidarsi a sceneggiatori che non siano Xavier Dolan." Il voto finale? Una pessima C-, sufficiente per il rotto della cuffia, cosa che per l'enfant prodige è quasi umiliante.
Più leggera e sensibile la critica di T'cha Dunlevy del Montreal Gazette, che oltre i limiti della sceneggiatura (sottolineati anche qui) trova un film girato in maniera splendida, pieno di primi piani struggenti che mettono in risalto l'intensità emozionale del regista, creando momenti intimi di grande bellezza.
In questa recensione, più volte si ripete che il film spaccherà in due fazioni critica e pubblico, in maniera più accentuata rispetto al passato, per l'ennesima volta dunque faticheremo a trovare un'opinione comune. Forse però è proprio in questo che si nasconde la vera bellezza del cinema di Dolan, sempre capace di toccare corde soggettive nell'animo di chi guarda, cosa che non smorza assolutamente l'attesa di questo nuovo, controverso progetto.

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