The Day After Tomorrow, il film di Roland Emmerich è ancora attuale?

In occasione della trasmissione televisiva su ITALIA 1 riscopriamo il disaster-movie cult diretto nel 2004 dallo specialista Roland Emmerich.

The Day After Tomorrow, il film di Roland Emmerich è ancora attuale?
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Che il clima sia impazzito non è certo una novità e siamo ormai ben consci di aver probabilmente toccato quel "punto di non ritorno" e che non si potrà più tornare indietro per rimediare agli errori commessi, nonostante vi siano fonti più o meno autorevoli che cercano di negare l'evidenza tanto per fare il classico bastian contrario. Estati caldissime, fenomeni atmosferici fuori controllo, con danni devastanti non solo alle agricolture ma anche alle persone, come testimoniano i tragici eventi che negli ultimi giorni hanno sconvolto il nostro Paese.

Certo, siamo comunque ancora lontani da quanto raccontato da Roland Emmerich in uno dei suoi film più fortunati a livello di botteghino, ossia quel The Day After Tomorrow - L'alba del giorno dopo, qui oggetto di analisi in occasione della programmazione televisiva in chiaro questa sera su Italia 1. Un cult capace di catalizzare le attenzioni del grande pubblico, che ha risposto in massa all'uscita nelle sale garantendo un incasso worldwide di 550 milioni di dollari, una cifra assai notevole anche per il 2004. Ma oggi, a quasi due decenni di distanza, la pellicola è ancora attuale?

The Day After Tomorrow: un mondo allo sfascio

Basato sul libro The Coming Global Superstorm, che avverte sui pericoli degli effetti climatici che il riscaldamento globale potrebbe causare, The Day After Tomorrow - L'alba del giorno dopo seguiva una forma di narrazione corale, sulla scia di quanto già operato da Emmerich con i suoi precedenti catastrofici, ossia Independence Day (1996) e Godzilla (1998). Ma se in quei casi il nemico era di matrice fantastica, prima gli alieni e poi il gigantesco lucertolone di ispirazione nipponica, in quest'occasione i protagonisti si trovano ad affrontare un qualcosa di ipoteticamente realistico, per quanto amplificato a dismisura per dar vita ad una storia dai sussulti spettacolari. Leggete per l'occasione il nostro speciale su The Day After Tomorrow.

Qui infatti il villain è rappresentato dalla natura o meglio dall'umanità stessa, per la serie "chi è causa del suo mal, pianga se stesso". Un fenomeno che scaturisce inizialmente dai ghiacciai dell'Antartide, al punto che il paleoclimatologo Jack Hall cerca di lanciare l'allarme alla conferenza delle Nazioni Unite, rimanendo ovviamente inascoltato dalle alte sfere al comando. Ben presto però sono in molti ad accorgersi che la Terra si sta avviando inesorabilmente verso una nuova glaciazione, con le temperature che si abbassano ora dopo ora ed eventi sempre più fuori controllo.

Da tornado che devastano intere metropoli scarnificando i grattacieli a tempeste glaciali che congelano tutto sul loro cammino, fino a inondazioni che trasformano in un gigantesco mare le città più grandi degli Stati Uniti, nessuno può dirsi veramente al sicuro. E il peggio deve ancora arrivare, con un freddo sempre più letale che rischia di compromettere per sempre la sopravvivenza sul pianeta.

Onda su onda

Per quanto la storia cerchi di raccontare una vicenda a più voci, il focus principale si concentra ad ogni modo su una singola famiglia, quella del protagonista interpretato da Dennis Quaid, dalla moglie e dal figlio adolescente - un giovane Jake Gyllenhaal - che finiscono per essere separati nella disastrosa situazione, ognuno alle prese con un proprio specifico obiettivo da compiere.

Sono loro il veicolo emotivo di una sceneggiatura che altrimenti si adopera sui luoghi comuni tipici dei disaster-movie, poi riciclati a dismisura soprattutto dalla Asylum e compagnie low-budget in produzioni sovente imbarazzanti, i cosiddetti mockbuster diventati sempre più diffusi nel nuovo millennio. Per farvene un'idea, potete leggere la nostra recensione di 100 gradi sotto zero, vagamente ispirato proprio a questo titolo. Nelle due ore di visione assistiamo ad atti di eroismo e incoscienza, gesta di sacrificio e tragiche perdite, il tutto in un contesto scenografico di prima grandezza che può contare sui notevoli effetti speciali, vero e proprio fiore all'occhiello della produzione. Vedere la statua della libertà circondata dalle acque, grattacieli che si congelano all'istante, giganteschi tornado memori della lezione di Twister (1996) e simili esalta i vari archetipi del cinema catastrofico, che qui almeno a livello estetico trova uno dei suoi migliori esponenti.

Anche in fase di sceneggiatura qualche spunto è cinico e divertente al punto giusto, dalla decisione di bruciare i libri per riscaldarsi - che rimanda a una pagina di storia ben più drammatica che tutti abbiamo studiato a scuola - al fatto che in quest'occasione siano gli americani a cercare salvezza in Messico, dove il clima è più caldo: una legge del contrappasso che pone spunti di riflessione più acuti del previsto.

Certo, nel suo approccio base il film paga evidenti ingenuità figlie di una concezione blockbuster vecchia scuola, con il realismo e la verosimiglianza sacrificati all'altare del puro intrattenimento: Roland Emmerich avrebbe usato il medesimo approccio per il successivo 2012 (2009), con un'altra fine del mondo prossima - questa volta di derivazione profetica - a mettere a repentaglio l'intera umanità. Tornando alla domanda che dà il titolo a quest'articolo, la risposta è un sì, seppur con riserva: nel suo spettacolo senza compromessi The Day After Tomorrow - L'alba del giorno dopo paga alcune ingenuità e forzature che mal collimano con i più recenti - e ahinoi ben più realistici - studi sul tema, ma nella sua essenza da blockbuster senza se e senza ma risulta ancor più che godibile.

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