The Cloverfield Paradox su Netflix: un nuovo modo di intendere la distribuzione

Il terzo film del Cloverfield Universe è sbarcato infine sulla piattaforma di Reed Hasting grazie a un metodo distributivo del tutto inaspettato.

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Mentre grandi studios come la Disney continuano a fagocitare il mercato dell'intrattenimento tra acquisizioni miliardarie e cause legali preventive, pesci meno gargantueschi ma comunque giganteschi dello stesso settore cercano di seguire una giusta corrente in questo mare di mostri e leggende, come ad esempio Netflix, il servizio di streaming online guidato dal lungimirante Reed Hastings. Nel tempo, infatti, la piattaforma ha prima di tutto saputo crearsi una propria identità produttiva, forte di titoli originali e una ridotta sottomissione alla terze parti, tant'è che adesso è più o meno all'ordine del giorno aspettarsi uno o più titoli a marchio Netflix in arrivo di mese in mese, chi più chi meno riuscito. Eppure il servizio non smette mai di sorprendere e anzi, cerca sempre e comunque di sferzare il settore con un vento di innovazione, che adesso risponde al nome di The Cloverfield Paradox, terzo film del Cloverfield Universe prodotto da J.J. Abrams e dallo sviluppo decisamente travagliato.

Paradossi distributivi

Chi ha già avuto modo di vedere il film diretto da Julius Onah avrà già compreso che l'innovazione di cui si vuole parlare oggi non risiede nella bontà tout court del film, a suo modo riuscito solo in parte a causa di un sapore derivativo da altri titoli come Life o Alien. Non c'è propriamente originalità, nonostante poi The Cloverfield Paradox funzioni in diverse parti, ma a interessare è essenzialmente il metodo distributivo dietro al progetto. Quando due anni fa fu annunciato sostanzialmente dal nulla 10 Cloverifled Lane -uscito in Italia in poche sale- si era in verità compreso come l'universo di Abrams volesse differenziarsi grazie al mistero dietro alla sua produzione, celata fino ad approvato final cut. Essendo stato accolto molto positivamente, poi, si pensava -forse ingenuamente- di essere davanti a un'operazione di stampo antologico di esimia fattura, opinione che Paradox ha invece un po' riequilibrato. Dicevamo: il film non brilla certo per originalità come poteva invece fare il suo predecessore, ma è certo che in quanto a novità distributiva sia totalmente d'avanguardia. Conosciuto prima come God Particle, The Cloverfield Paradox era stato più e più volte rimandato a causa di svariati problemi produttivi, fino all'annuncio di poche settimane fa della data definitiva, fissata per il 28 aprile. Inserendosi allora di prepotenza in un sistema forse al collasso, Netflix è sbucata fuori dal nulla con un'offerta che non si poteva rifiutare: 50 milioni sull'unghia per l'acqusizione dei diritti di distribuzione. Dati i tempi di risposta e uscita del film sulla piattaforma, così, capiamo innanzitutto come la Paramount abbia deciso di vendere quasi immediatamente la propria IP, forse difficile da mandare nelle sale a causa della netta somiglianza con il Life di cui sopra e al contempo impossibile da rimaneggiare dati gli scarsi investimenti. In secondo luogo, poi, ci sono da sottolineare e ammirare le grandi capacità di marketing di Netflix, che ritrovandosi tra le mani un prodotto bomba ha deciso di strutturare dal nulla una promozione innovativa che nella sostanza si è rivelata una totale assenza di promozione.

Il tempo giocava contro la piattaforma, che ha però saputo ribaltare questo handicap in stile P.T. Barnum, trasformandolo in pubblicità positiva. Senza allora divulgare i dettagli dell'acquisizione, senza promuovere il film con immagini e trailer fino a un'ora dalla release e senza rivelare nulla a stampa e addetti ai lavori, Netflix ha nella pratica rafforzato la propria posizione di distributore riformandone la metodologia, mai così moderna, mai così minimalista. Nel poster e nel trailer di The Cloverfield Paradox non c'erano date d'uscita, ma una semplice parola che in inglese era "tonight", questa notte, quella del 4 febbraio, quella dopo il Superbowl LII. E con questa mossa avanguardista e sorprendente, Hastings ha vinto insieme ai Philadelphia Eagles il Big Game 2018, al netto dell'imperfezione del film acquistato e in linea con l'esperienza distributiva quotidiana, nella quale il terzo film del Cloverfield Universe si è posto come vero e proprio paradosso, metodologicamente invalido all'apparenza ma che va compreso ed elogiato.

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