The Batman: la perfetta unione di noir e cinecomic

The Batman riprende alla perfezione la lezione di David Fincher in Seven unendo noir e cinecomic in maniera eccelsa.

The Batman: la perfetta unione di noir e cinecomic
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La pioggia che inonda i corpi, colpendo gli ombrelli come una mitragliatrice. Un buco nell'ombra dal quale un mostro sta per uscire a prenderti. La paura che si agita dentro le persone, piene di sorrisi vuoti che nascondono voragini. In mezzo c'è un detective che si infila sotto il suo impermeabile, calandosi il cappello sul volto. Solo che quell'impermeabile è un mantello nero, e sulla testa invece ha una maschera appuntita.

Abbiamo adorato talmente tanto il The Batman di Matt Reeves (qua la nostra recensione di The Batman) da rivederlo al cinema più volte, analizzandolo in tutte le sue forme mentre prende a piene mani dal noir sublimandolo con il cinecomic. Ci riesce tornando alle origini del Cavaliere Oscuro, che deve ancora diventare il più grande investigatore di sempre. Un po' come il detective Mills di Brad Pitt in Seven, celebre cult di David Fincher dal quale Matt Reeves ha preso ispirazione (e che vi raccontavamo nel nostro articolo sui migliori film con i serial killer). Ispirazione che si accompagna a un genere intero che il regista ha riportato alla luce, inondandolo di ombre.

The Batman e Seven

Il noir è come fumo bagnato che ti cola sui vestiti, inzuppandoli. Una pioggia che non lascia scampo perché non si ferma, proprio alla pari del gioco al massacro a cui danno inizio entrambi i killer: l'Enigmista e John Doe.

The Batman e Seven corrono su un terreno comune, perché presentano allo spettatore una città fetida di crimini, priva di speranza e divorata da se stessa. Qualcuno però veglia nell'ombra, che siano i due detective diretti da David Fincher o uno che dovrebbe racchiuderli tutti sotto una maschera. E il Bruce Wayne di Robert Pattinson riprende molto dal David Mills di Brad Pitt: impulsivo, facile all'ira, con un senso altissimo della giustizia. Opposti a loro ci sono i serial killer: uno vuole punire la città svelandone corruzione politica e sociale, l'altro invece ne impala su pubblica piazza i peccati morali. Metodici e nascosti, spesso anche in piena vista, i due antagonisti si inglobano l'uno nell'altro, tra quaderni pieni di inchiostro minuto e sorrisi gelidi quando è il momento di venire alla luce. E la rabbia dell'eroe esplode di fronte a un piano praticamente perfetto, centellinato da indovinelli e messaggi criptici che nella mente deviata hanno un fine alto, un senso di rinascita della società, epurata da ogni suo male.

Diario di Batman

"Questa città ha paura di me, io ho visto il suo vero volto". The Batman potrebbe tranquillamente cominciare così, riprendendo le stesse parole di Rorschach all'inizio di Watchmen. Una frase che non ci stupiremmo di trovare nel diario sia del Cavaliere oscuro che dell'Enigmista.

Infatti il percorso di questo Batman danza con il diavolo in un plenilunio a macchie nere. Il noir passa anche attraverso la presa di coscienza, il rischio del baratro in cui Rorschach sprofonda e che chiama a gran voce Bruce Wayne. Un buco dentro al buio nel quale finisce il detective Mills, dopo aver scoperto cosa c'è dentro la scatola. Entrambe le nemesi vogliono infatti trasformare il bene in male, o fargli comprendere che non c'è alcuna differenza tra i due. Ed è emblematica la frase dell'Enigmista a Batman, "non siamo riusciti a colpire Bruce Wayne", che sottintende in realtà il tema centrale del film: non abbandonarsi alle ombre, non essere solo vendetta, accettando le acque gelide della speranza verso un futuro grigio e squarciato, ma con una luce pronta ad accendersi. Bruce Wayne va oltre la furia cieca, non uccide e mai potrebbe farlo, non può essere Rorschach e nemmeno Mills. Corre il rischio più volte ma alla fine è come se l'investigatore interpretato da Morgan Freeman, controparte del personaggio di Pitt in Seven, prendesse il posto del collega dentro Batman.

Perché la chiusura del titolo di Matt Reeves è idealmente la stessa del capolavoro di Fincher, con una frase esplicitata da Somerset e che fa da fil noir per tutto il cinecomic. "Ernest Hemingway una volta ha scritto: «Il mondo è un bel posto e vale la pena di lottare per esso». Condivido la seconda parte".

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