The Batman come Avengers Endgame: 3 ore sono un bene o un male?

Il Batman firmato Matt Reeves sarà il film sull'Uomo Pipistrello più lungo di sempre e tra i cinecomic con la runtime più elevata.

The Batman come Avengers Endgame: 3 ore sono un bene o un male?
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Fino a pochi anni fa, un diffuso luogo comune nella storia del cinema voleva che le runtime più lunghe fossero privilegio di autori importanti o registi indipendenti. Il motivo principale è che il cinema un tempo detto "da festival", quello ammantato da un'aura più artistica, intima, poteva rompere gli argini delle esigenze di botteghino e produttive per raggiungere durate estremamente elevate (anche 4 ore). Possiamo citare tra i più recente il mastodontico La Flor di Mariano Llinas, titolo argentino in sei episodi dalla runtime complessiva di ben 13 ore e mezza (808 minuti), ma anche The Irishman di Martin Scorsese (3 ore e mezza) e moltissimi altri - a proposito, la recensione di The Irishman è ad un solo click di distanza da voi.

Si tratta sostanzialmente di libertà creativa e potere di un artista sul proprio film, che spesso gli studios negano o limitano ai propri registi, volendo invece intervenire con tonaca e cesoie sulla creazione, spesso modificandola radicalmente, cambiandone significato e strappandola dalle braccia del platonico genitore.

Il cinema commerciale, purtroppo, vive di regole differenti e molto più assoggettate alle leggi del mercato, ma negli ultimi tempi sembra che le cose stiano cambiando. Forse è per la riabilitazione dei generi in chiave mainstream, per il coinvolgimento di stimati autori in produzioni cinecomic o studio di ampia portata popolare oppure per un maggiore interesse dell'audience (anche spettatori medi) nel visionare un'opera così come concepita dal suo creatore. Fatto sta che nel cinema commerciale c'è oggi molta più libertà rispetto al passato, più stima e rispetto nel lavoro dei cineasti coinvolti, più coraggio e lungimiranza produttiva. E a dimostrarlo proprio nelle ultime ore è la notizia della durata di quasi 3 ore del The Batman di Matt Reeves. Un bene o no per il mainstream cinematografico?

Endgame in casa DC

La domanda sorge spontanea guardando in particolar modo alla tendenza delle grandi società hollywoodiane nel permettere sempre più spesso una dilatazione importante della runtime di progetti di grande impatto mediatico. È lecita riflettendo soprattutto sulla crisi generale delle sale cinematografiche in tutto il mondo e sul potere attrattivo sul grande pubblico, oltre alle capacità e competenze comunicative degli studios in chiave di marketing.

Venendo subito al nodo delle questione, allora, la risposta sembrerebbe essere un convinto sì, specie osservandoi fan entusiasti per il Batman di Pattinson, se non addirittura estasiati nel poter assistere tra poco più di mese al film sul Cavaliere Oscuro più lungo di sempre. Tra addetti ai lavori e stampa qualificata, si tende spesso a sottovalutare interesse, passione e intelligenza del pubblico, che in un simile momento storico e ormai assuefatto alla cultura pop come i vecchi nerd o geek, è invece disponibile a investire tempo e denaro nella visione di un vero e proprio evento, qualcosa destinato a creare ricordi ed emozioni indelebili in chiave esperenziale e cinematografica. C'è da dire che il merito principale di questa svolta va nuovamente riconosciuto alla Marvel di Kevin Feige, che nel creare un universo narrativo condiviso ha saputo inanellare uno dopo l'altro dei grandissimi successi filmici, conquistando milioni di fan in tutto il globo con un mirabile lavoro di fidelizzazione che ha ispirato poi altre compagnie a imitarlo, permettendo altri casi analoghi e un ammontare duraturo d'interesse netto davvero encomiabile.

Questo per dire che Avengers: Endgame e le sue 3 ore piene di durata sono state sia un traguardo che un nuovo punto di partenza per il cinema pop , una conquista arrivata dopo 11 anni di produzione illuminata, studio attivo del mercato e ampliamento del bacino d'utenza dei fan. Tutti elementi che oggi possono permettere anche a un normale film su Batman (non crossover e nemmeno in continuity con altri progetti dell'Universo DC) di durare 3 ore come il suo autore voleva e non spaventare minimamente il grande pubblico, che anzi è felice e attratto dalla cosa.

La figure alla guida delle etichetta cinematografiche più di successo, oggi, sono molto più permissive in senso creativo con la visione degli autori in libro paga, che anzi scelgono proprio ad hoc per il relativo approccio, puntando in sostanza a un match puntuale tra competenze e risultato sperato.

Per questo, se la necessità artistica di un regista è quella di un montaggio il meno possibile tagliato, così da mantenere intatte anima e corpo dell'opera, il fiducioso produttore è incline ad accettare la cosa anziché puntare a divergenze artistiche che potrebbero ledere la riuscita del progetto. Si lavora insomma a monte per non dover discutere poi in cima, e i risultati in effetti sono davanti agli occhi di tutti e questo vertiginoso aumento delle runtime nel cinema mainstream è un positivo effetto di questo sistema ormai collaudato. Certo, tutto dipende ovviamente dal pregio e dalle capacità degli autori coinvolti, che non è detto riescano sempre a rispettare le aspettative di uno studio o a raggiungere i risultati sperati anche con la massima libertà concessa (vedere ad esempio gli Eterni di Chloe Zhao), ma la macchina è talmente ben oliata che un film di Batman di 3 ore attirerebbe in sala anche lo streaming addicted più convinto.

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