Speciale The B-Movieye: Il Django apocrifo, l’italian thrilling e la Sandra Dee horror

Spaghetti western, tensione tricolore e Lovecraft in dvd

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Grazie all'acclamatissimo e premiato agli Oscar Django unchained (2012) di Quentin Tarantino, tramite il quale l'enfant terrible di Hollywood ha voluto rendere omaggio allo Spaghetti western e, in particolare, al reduce della Guerra Civile incarnato da Franco Nero in Django (1966) di Sergio Corbucci, non poco interesse sembra essere nato attorno alla enigmatica figura di questo oscuro individuo che, impegnato a trascinare una bara dal misterioso contenuto, deriva il proprio nome dal musicista Django Reinhardt.
Era inevitabile, quindi, che, proprio in occasione dell'uscita in dvd e blu-ray del già cult tarantiniano, anche le diverse case di distribuzione home video avrebbero cominciato una vera e propria corsa alla riscoperta su supporto digitale dei vari Django apocrifi che, a suo tempo, vennero concepiti nell'intento di cavalcare l'onda del successo corbucciano (qui trovate il nostro articolo di ieri a proposito del cofanetto comprendente il classico di Sergio Corbucci e tre sequel apocrifi).
Django apocrifi comprendenti, tra gli altri, anche il Pochi dollari per Django (1966) che ci troviamo ad affrontare in questa nuova puntata della nostra rubrica dedicata ai b-movie, insieme a due thriller nostrani risalenti agli anni Settanta e all'horror Le vergini di Dunwich (1970), tratto da un suggestivo racconto di Howard Phillips Lovecraft.

Pochi dollari per Django

Secondo capitolo apocrifo seguìto al film di Corbucci, dopo Django spara per primo (1966) di Alberto De Martino, vede Anthony Steffen (al secolo Antonio De Teffe) nei panni del cacciatore di taglie del titolo, il quale, come pure due feroci banditi, è alla ricerca di Trevor Norton alias Frank Wolff, boss di una spietata banda che ha appena fatto un grande colpo alla banca di Abilene... fino all'inevitabile scontro in un paesino, dopo che il fratello del fuorilegge, padre della bella Sally interpretata da Gloria Osuna, decide di intervenire ostacolando il protagonista.
Con lo specialista León Klimovsky al timone di regia (anche se, non accreditato, pare abbia collaborato il nostro Enzo G. Castellari), un elaborato che, in realtà, sembra guardare più al western di matrice americana (si pensi ai soli conflitti tra agricoltori e allevatori) che a quello tricolore, man mano che tira in ballo i diversi personaggi.
Non particolarmente originale e in parte penalizzato da un non troppo incalzante ritmo narrativo, ma impreziosito da una buona fotografia e, ovviamente, infarcito in maniera opportuna di scontri a fuoco (anche se uno dei momenti migliori è rappresentato dal braccio di ferro eseguito con i due pugnali puntati nel tavolo).
E' Minerva pictures a proporlo in dvd.

Il profumo della signora in nero

La Mimsy Farmer dell'argentiano 4 mosche di velluto grigio (1971) concede anima e corpo a Silvia Hackermann, giovane chimica dalla psiche molto fragile che non riesce ad avere una normale vita sentimentale e sessuale da quando, da bambina, assistette al suicidio della madre, da lei scoperta a letto con un amante.
Da qui, il parmigiano Francesco Barilli - in seguito autore di Pensione paura (1977) - costruisce il suo esordio registico datato 1974 sull'ossessione che la donna ha da parte di misteriosi segnali che coglie nelle persone con cui viene a contatto, man mano che la convincono di essere al centro di una diabolica congiura.
Infatti, non è il sensazionalismo da omicidio tipico dell'epoca in cui la pellicola venne realizzata a dominare la circa ora e quaranta di visione, bensì una cupa e malata atmosfera che, complice la splendida fotografia di Mario Masini, il cineasta si dimostra in grado di enfatizzare con notevole eleganza.
Fino all'inaspettato, shockante epilogo splatter di un'operazione che, non priva di calde situazioni erotiche, si presenta in maniera incredibilmente moderna nel presentare, tra le immagini, un evidente discorso relativo a un mondo impegnato a condurci alla pazzia, fino a divorarci.
Si tratta di una prelibatezza digitale targata RaroVideo, con intervista di oltre venti minuti a Barilli nella sezione extra.

E tanta paura

Ed è sempre Raro a sfornare questo giallo del 1976 che pone un giovane e già bravo Michele Placido nel ruolo del commissario milanese Lorenzo Romei, impegnato nelle indagini su una feroce e misteriosa catena di omicidi accomunati dalla costante presenza sul luogo del crimine di illustrazioni tratte da un libro per bambini.
Però, man mano che il protagonista concentra la propria attenzione sulla prima vittima dell'assassino, membro di un club esclusivo intorno al quale si era già allungata tempo addietro l'ombra della strana morte di una prostituta, il regista Paolo Cavara - che aveva già cavalcato il genere tramite La tarantola dal ventre nero (1971) - non privilegia l'esaltazione grafica dell'omicidio tipica del Dario Argento di allora, bensì tende a privilegiare toni grotteschi.
Sebbene, tra una testa spaccata per mezzo di una chiave inglese ed una vittima bruciata viva, la violenza risulti tutt'altro che assente nel corso della circa ora e mezza di visione che, volta in maniera principale a ribadire che il potere si diffonde attraverso la violenza, include nel cast Tom"M.A.S.H."Skerritt, la sensuale Corinne Cléry, l'Eli Wallach de Il buono, il brutto, il cattivo (1966) e l'Enrico Oldoini anche sceneggiatore del film insieme a Bernardino Zapponi e allo stesso Cavara.
L'Enrico Oldoini anche intervistato insieme a Placido e a Pietro Cavara (figlio del regista) nella sezione extra del disco.

Le vergini di Dunwich

Ci spostiamo, invece, nel ricco catalogo di Sinister Film per segnalare - come accennato nell'introduzione allo speciale - questa trasposizione datata 1970 da un racconto di Lovecraft che vede protagonista una Sandra Dee ormai lontana dal successo che la segnò quando era più giovane.
Sotto la regia del Daniel Haller che curò le scenografie del ciclo di pellicole tratte da Edgar Allan Poe e dirette dal re dei b-movie Roger Corman (non a caso, qui produttore esecutivo), la troviamo nei panni di Nancy, studentessa universitaria che finisce nelle mani dell'ambiguo Wilbur Whateley alias Dean Stockwell, il quale, discendente di una famiglia dedita a pratiche occulte e deciso a riportare sulla Terra gli antichi e demoniaci padroni, intende sacrificarla in olocausto e rubare una copia del Necronomicon, testo in cui sono contenuti i formulari d'evocazione.
E, mentre subentra anche il mostruoso fratello gemello umanoide dell'uomo, è il professor Armitage, interpretato da Ed Begley, a tentare di impedire il compimento della minaccia, in un assurdo crescendo non privo di immagini psichedeliche, come voleva la moda del cinema di allora.
Con introduzione di Luigi Cozzi, il quale rievoca la sfortunata vita dello scrittore di Providence.