The Amazing Spider-Man è un film da rivalutare, a prescindere da Garfield

I fan dell'Uomo Ragno stanno rivalutando lo Spider-Man di Andrew Garfield. Noi rilanciamo, e vi suggeriamo di rivalutare il film che lo vide protagonista.

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Andrew Garfield è uno dei trend del momento, come pure la saga di The Amazing Spider-Man. Sembra, infatti, che le recenti avventure dell'Uomo Ragno al cinema (a proposito, leggete la nostra recensione di Spider-Man No Way Home per abbracciare il Multiverso Marvel) abbiano riacceso l'interesse dei fan nei confronti dei due film diretti da Marc Webb.

In realtà vi abbiamo già spiegato che, secondo noi, Andrew Garfield è il miglior Spider-Man tutt'ora e che sempre Garfield avrebbe meritato The Amazing Spider-Man 3, ma è anche vero che purtroppo i due cinecomic che lo hanno visto protagonista sono da considerarsi gli adattamenti cinematografici sull'arrampicamuri più controversi e travagliati. Se la saga di Sam Raimi, con l'eccezione del discusso terzo capitolo, è ormai cristallizzata nella storia del cinema, mentre la trilogia con Tom Holland rimane inferiore ma ugualmente solida ed emozionante, la dualogia di "Amazing" è quella che ha riservato il maggior numero di alti e bassi, specie con il secondo lungometraggio dedicato ad Electro.

Eppure, chi vi scrive continua a nurtrivi un certo fascino, soprattutto nei confronti di The Amazing Spider-Man, quel primo capitolo che nel 2012 segnò un clamoroso rilancio nell'approccio cinematografico al nostro amichevole eroe di quartiere. E quindi sì, quel che vogliamo dirvi oggi è proprio questo: che il primo The Amazing Spider-Man, al netto di alcuni indiscutibili difetti, è un film da rivalutare assolutamente.

Le origini di Peter Parker

Partendo dal presupposto che il film con Andrew Garfield decise di adattare l'estetica e la mitologia dell'universo "Ultimate", in cui la Marvel decise a suo tempo di approfondire le origini di Peter Parker collegando i suoi defunti genitori alla OSCORP, il primo elemento di originalità della pellicola fu proprio l'accento posto sul mistero legato alla scomparsa dei coniugi Parker, ma soprattutto sull'effetto psicologico che il loro abbandono ebbe sul piccolo Peter.

È pur vero che già Sam Raimi, seppur in modo meno marcato, aveva tentato di raccontre questo aspetto: quando Zio Ben dice a Peter: "Lo so che non sono tuo padre...", e Maguire risponde seccato: "Allora non far finta di esserlo", queste furono le ultime tragiche parole che l'eroe rivolse al suo povero padre adottivo. In ogni caso, mai prima di The Amazing Spider-Man un film sull'Uomo Ragno si era concentrato sul dolore di Peter per essere fondamentalmente un orfano, incapace di capire il motivo per cui fu abbandonato e - da buon adolescente - arrabbiato nei confronti del mondo e di chi prova ad impartirgli insegnamenti che sarebbero toccati ai suoi veri genitori. Intuizione del film di Marc Webb fu insomma mostrare un Parker ancora più umano, più fragile e vulnerabile, poiché è proprio l'essere orfano che nei fumetti creati da Brian M. Bendis e Sara Pichelli rende il protagonista un ragazzo schivo, emarginato e introverso.

E ancora più efficace è stata la scelta di legare alcuni dei villain della saga a Richard e Mary Parker: dalla OSCORP stessa a sopratuttto Curt Connors, il cui antagonismo con Spider-Man diventa ancor più emotivo proprio quando entrambi sono consapevoli delle rispettive identità. "Povero Peter Parker... senza padre... senza madre... senza zio... Sei solo", è forse la linea di dialogo più intensa ed emozionante pronunciata da Lizard nel film. E chissà quali altre soddisfazioni, in tal senso, ci avrebbe regalato una gestione migliore e meno raffazzonata dal perfido Norman Osborn...

La scuola e la OSCORP

Ecco, sono essenzialmente il contesto e lo scenario ad essere perfettamente calzanti in The Amazing Spider-Man. Partendo proprio dallo sfondo liceale, qui più forte e presente rispetto alla saga di Raimi, l'ambiente scolastico venne sfruttato da Marc Webb in modo molto diverso rispetto al lavoro successivo di Watts con i Marvel Studios.

La scuola, in The Amazing Spider-Man, non ha lo stesso ruolo formativo che eesercita sul personaggio di Holland, piuttosto serve ad evidenziare il contesto di bullismo ed emarginazione che vive Peter rispetto ai suoi coetanei. Certo, l'aspetto fin troppo adulto di Andrew Garfield ed Emma Stone non hanno aiutato nel rendere credibile l'approccio young adult dell'opera, ma il ruolo che i personaggi svolgono negli scenari del film risulta comunque funzionale. Gradevole è inoltre la centralità della OSCORP, in quanto azienda e spazio fisico, laddove Raimi aveva volutamente lasciato da parte il lato più corporate e scientifico della società di Osborn - che, invece, come conferma No Way Home, nel MCU nemmeno esiste. Oltre al legame che i loschi esperimenti della compagnia hanno nei confronti della famiglia Parker, il ruolo che la pellicola di Marc Webb voleva dare alla OSCORP in quanto alfa e omega della vita supereroistica di Peter (è il luogo in cui, come nella testata Ultimate, Parker ottiene i poteri ragneschi) rimane affascinante, soprattutto in ottica futura.

D'altronde, TASM2 terminava con un'alleanza tra Gustav Fiers, l'uomo nell'ombra, ed Harry Osborn, che avrebbe sfruttato le risorse dell'azienda per finanziare e dar vita ad un'iniziativa che avrebbe inaugurato i Sinistri Sei, con tanto di attrezzature di Octopus, Avvoltoio e Rhyno già pronte nei sotterranei della OSCORP. Ancora una volta è un peccato che i piani di Sony per estendere l'antagonismo tra la famiglia Osborn e quella dei Parker non sia stato concretizzato.

Il costume e le movenze di Andrew Garfield

C'è poco da dire. Con buona pace dell'amatissimo Tobey Maguire e del bravissimo Tom Holland, Andrew Garfield è stato per distacco il miglior Peter Parker, dal punto di vista recitativo e fisico. Garfield è seplicemente Parker in ogni fibra del suo essere, dall'espressione sbarazzina alla capigliatura a spazzola, senza dimenticare il suo fisico snello, agile ma comunque tonico come nessun altro dei suoi precedessori (Maguire, in tal senso, era un po' più massiccio, mentre la fisicità di Holland è semplicemente diversa e più infantile).

In più, proprio grazie al suo proverbiale phisique du role, Andrew è stato anche uno Spider-Man eccezionale. In primis perché, com'è noto, è stato l'attore che più di tutti ha dimostrato attaccamento al personaggio, caricandolo sulle proprie spalle fino ad immedesimarsi totalmente in lui, addirittura studiandone le movenze sin nel dettaglio al fine di restituire una performance forse inimitabile.

E infatti, oltre ad aver sfoderato una mimica ed un'espressività tutt'oggi inedite per il personaggio, una volta indossato il costume ragnesco Garfield è stato semplicemente unico. Lo stile di movimento e combattimento del suo Uomo Ragno è originale e riconoscibile, e oltre a restituire davvero la dinamicità di un aracnide ha anche sfoderato un eccezionale linguaggio del corpo, lasciando che fosse il suo fisico a parlare laddove la maschera statica e il costume visibilmente artigianale non avrebbero permesso la stessa espressività del costume tecnologico di Holland.

E, a proposito, il costume concepito per Garfield nel primo film di Webb potrebbe non essere piaciuto ad alcuni fan, ma rimane indubbiamente uno dei più originali forse mai concepiti nell'universo di Spider-Man. Dagli occhi dorati al rivestimento più simile alla pelle, passando per il design più sottile e per i colori più scuri, il costume di The Amazing Spider-Man richiama perfettamente l'approccio più dark tentato dalla pellicola di Sony Pictures, ma risulta arricchito da alcuni dettagli che gli donarono al tempo un non so che di affascinante. Merito, probabilmente, di alcuni inserti più moderni, come quelli presenti sulle calzature, rifiniture dal tratto quasi "sportivo" che resero l'outfit di questo Spidey ancor più unico e artigianale.

Una regia originale

Il modo di lottare di Peter in The Amazing Spider-Man è un ulteriore elemento di originalità e si affianca ad una regia di Marc Webb che a sua volta riuscì a confezionare un prodotto a tratti affascinante. Tornando alle movenze di Garfield e alla sua intrigante fisicità, a colpire tutt'ora è proprio il suo stile scanzonato e derisorio. Lo Spidey di The Amazing, letteralmente, balla intorno ai suoi avversari prendendoli costantemente in giro, facendo sfoggio di un'ironia che richiama molrissimo quella dei fumetti. Merito anche del corpo snello di Garfield, che imita le movenze di un ragno e danza zampettando intorno ai nemici, aggredendo con colpi fulminei e rapidissimi.

In realtà, già dalla fase di scoperta dei superpoteri si capiva che The Amazing Spider-Man voleva fare qualcosa di diverso. Sam Raimi, nel mettere in scena la genesi delle abilità ragnesche di Peter, scelse un approccio che dal grottesco diventava via via più solare, epico ed emozionante, culminato nella prima arrampicata sul muro e nel primo volo con la ragnatela. Lo svilupparsi dei poteri del Peter di Andrew, invece, lascia il posto allo schifo, ad una sensazione di viscido calata in una cornice vagamente orrorifica.

E infatti l'occhio di Webb, soprattutto in alcune sequenze della pellicola, contribuì ad accentuare questo aspetto. Alcuni momenti che convolgono Lizard, specie quelli di lotta nelle fogne, riescono a mescolare sapientemente action e horror (pur senza mai raggiungere le migliori scene horror dello Spider-Man di Raimi), così come il duello a scuola tra il tessiragnatele e Connors regala una discreta dose di originalità e rimanda, per chi ha letto i fumetti, ai numeri della testata Ultimate in cui il nerboruto Goblin attaccò il liceo di Parker.

Spider-Man e New York

L'amore tra Spider-Man e New York è un tema che abbiamo già approfondito su queste pagine ed esteso a tutte le saghe cinematografiche dell'Uomo Ragno, ma qui vale la pena esaminare proprio ciò che vediamo in The Amazing Spider-Man. La dualogia di Marc Webb è forse quella che più ha spinto sul legame simbiotico, viscerale e indissolubile tra Spidey e la Grande Mela, accentuando moltissimo l'aura di questo Uomo Ragno in qualità soprattutto di eroe in tutto e per tutto urbano.

Un argomento che si rafforza, in realtà, soprattutto nel secondo capitolo con Andrew Garfield, ma che nel suo capostipite trova sicuramente un primo e riuscito approccio che esplode con forza nella scena che precede lo scontro finale tra il nostro e Lizard. Quando, cioè, la città di New York si unisce per aiutare Spidey e agevolargli la traversata tra i grattacieli fino al suo obiettivo finale nella memorabile sequenza delle gru. Una scelta narrativa ed estetica, forse, un po' situazionista e concettualmente forzata, ma emotivamente efficace nel definire il legame ancora un po' controverso tra l'eroe e la città, con quest'ultima che ancora non si fida del tutto di lui.

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