The Amazing Spider-Man 2: cosa andò storto in un cinecomic sbagliato

The Amazing Spider-Man 2 ha segnato la fine dello Spidey di Andrew Garfield: vediamo assieme i cinque motivi per cui è stato un flop.

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I due Amazing Spider-Man non hanno avuto vita facile. Il primo aveva ancora qualcosa per cui salvarsi, a partire da un incipit molto vicino all'idea di Uomo Ragno che vi raccontavamo nel nostro speciale sul perché The Amazing Spider-Man è da rivalutare. C'era poi Andrew Garfield che muoveva i suoi primi passi come Spidey, e la chimica con Gwen Stacy interpretata da Emma Stone era perfetta.

Ma se già il primo capitolo scricchiolava, è con il secondo che tutto il castello di ragnatele è crollato. Marc Webb ha provato a metterci dentro di tutto, riempiendolo di elementi per ritrovarsi poi alla fine con un pugno di mosche. Allora andiamo a vedere assieme cinque motivi per cui The Amazing Spider-Man 2 non ha funzionato, nonostante avesse un perfetto Andrew Garfield come Spider-Man.

Electro non dà la scossa

Partiamo dal villain, quello che dà addirittura il sottotitolo al film. Electro semplicemente non funziona. Già il personaggio è abbozzato in maniera macchiettistica prima di acquistare i poteri. Lo scienziato sfigato e outsider sia nell'aspetto che nel carattere era davvero troppo sopra le righe. E già di base sembrava non avere il mordente giusto per risultare almeno pericoloso. Ma nel più classico dei cliché il buono bullizzato si trasforma in villain vendicativo. Solo che le motivazioni di Electro sono veramente labili per poter empatizzare con lui.

Si sente tradito da Spider-Man perché lo idealizzava, e in troppo poco tempo passa da adorarlo a voler uccidere l'eroe e distruggere la città. Il suo look, inoltre, non ha mai convinto davvero soprattutto i fan dei fumetti Marvel. Non il massimo per il villain di copertina che avrebbe dovuto conquistare le paure degli spettatori.

Oscorp ovunque

C'è poi la questione della Oscorp. Già dal primo film sembrava tutto collegato, ma nel secondo capitolo si è voluto a tutti i costi rendere la Oscorp regina di ogni male. Senza però dare il giusto spazio a ogni elemento. Il Norman Osborn morente, nonostante fossero presenti accenni della sua malattia già nel primo capitolo, diventa quindi un deus ex machina dal nulla, perché le semine per il suo lascito non sono state sufficienti.

Come se ogni cosa all'interno del mondo di Amazing Spider-Man fosse riconducibile all'azienda. Un po' facile per giustificare tutte le trame che il sequel aveva imbastito: eppure sarebbe bastato poco, ovvero dare alla figura di Norman Osborn molto più spazio del risicato minutaggio concessogli, così da avere più carisma e un peso specifico diverso negli snodi del racconto. Era sicuramente un elemento utile per il futuro, ma in questo film aggiunge solamente carne al fuoco in maniera troppo abbozzata.

I genitori di Peter Parker

Altro problema è l'utilizzo dei genitori di Peter. Laddove la loro drammatica assenza, nel primo film, era funzionale alla caratterizzazione del giovane Parker per tratteggiare la sua condizione di orfano, il loro impiego in The Amazing Spider-Man 2 diventa quasi ridondante. Li vediamo in un flashback della scena iniziale del film, intenti a fuggire perdendo la vita. Anche loro infatti si scopriranno essere vittime della Oscorp.

Norman Osborn voleva creare armi biologiche con l'aiuto di Richard Parker, e al suo rifiuto lo ha fatto eliminare. Ma anche la questione dei genitori è di nuovo un elemento fin troppo sprecato. Non aggiunge molto alla trama, se non una sorta di anticipazione per un terzo film mai realizzato: infatti vi raccontavamo proprio come sarebbe stato il The Amazing Spider-Man 3 mai uscito al cinema. In più c'è proprio la scena tagliata tra Peter e suo padre, che avrebbe dovuto aprire alla saga del clone nel terzo capitolo. Insomma anche la questione dei genitori era l'ennesimo elemento aggiuntivo di un film che aveva già tanto di cui parlare. E che forse avrebbe meritato una sceneggiatura più asciutta e snella.

Harry Osborn e Goblin: troppa carne al fuoco

Infelice è anche la gestione di Harry Osborn e di tutti gli elementi in gioco. Avendone così tanti da tenere in bilico, si perde purtroppo il rapporto tra Harry e Peter. Legame oltretutto cruciale ai fini dello sviluppo della trama. Semplicemente non riusciamo a giustificare fino in fondo la deriva da villain e la pazzia del giovane Osborn, scritto con troppa fretta. E tantomeno con l'odio che inizia a provare per Spidey prima e per Peter poi.

Tutto sembra davvero troppo, quasi si fosse incappati nello stesso errore di sovraffollamento di Spider-Man 3 di Raimi. Abbiamo la genesi di Electro, la questione dei genitori di Peter, il coinvolgimento della Oscorp, la nascita del Goblin e sul finire Rhino e i Sinistri Sei. Veramente troppa carne al fuoco per poter dare a tutti questi elementi lo stesso spazio. E infatti paradossalmente ognuno di essi ne soffre, mai approfondito al punto giusto.

Senza contare che anche il look di Goblin è fin troppo sopra le righe. La sua versione a metà tra un mostro e un umano non funziona molto bene. Così come quella di Rhino, comparso solo a fine film quando lo si era venduto come uno dei villain della pellicola. E anche il suo esoscheletro gigante a forma di rinoceronte suscita un po' di cattivo gusto piuttosto che l'omaggio sentito al fumetto.

Spider-Man e Gwen

Chiudiamo con qualcosa che sulla carta poteva essere perfetto, ma anche in questo caso gestito male. Cioè il rapporto tra Peter e Gwen. La loro storia è davvero troppo stereotipata e spinta sul lato da teen drama per avere quello spessore emotivo necessario a chiuderla. Ed è un gran peccato visto che la chimica tra i due è spontanea e genuina.

Purtroppo il tono non è mai stato approfondito, rendendo l'amore tra Pete e la Stacy un po' troppo bidimensionale. Il tentativo di creare una storia più adolescenziale poteva essere una strada interessante, ma resta troppo ancorato ai fumetti e incapace di trovare la propria anima. E con una conclusione così emotivamente devastante si è davvero sentito il retrogusto amaro di ennesima occasione sprecata.

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