Terminator, la saga: alti e bassi di un franchise che ha fatto la storia

Ripercorriamo insieme le tappe fondamentali della saga di Terminator, provando a concentrarci su cosa ha funzionato maggiormente e cosa no.

Terminator, la saga: alti e bassi di un franchise che ha fatto la storia
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Quando Hollywood, prima di puntare sulla reiterazione dei brand, era interessata più che mai a crearli da zero, abbiamo assistito alla nascita di un numero davvero alto di personaggi iconici che ancora oggi non hanno (o quasi) perso lo smalto di un tempo, basti pensare al Terminator interpretato da Arnold Schwarzenegger, in grado di far appassionare moltissimi giovani del periodo (cioè gli adolescenti degli anni '80-'90) alla fantascienza.
La saga, attraverso sontuosi alti ma purtroppo anche incredibili bassi, è stata supportata fin qui da un gran numero di fan, che però forse, proprio per il loro sostegno nel corso degli anni, avrebbero meritato qualche film (soprattutto tra i più recenti) un po' più originali.

Terminator, giorni del giudizio e macchine ribelli

Nel futuro, un valoroso condottiero di nome John Connor riesce a portare l'umanità alla vittoria contro Skynet, una diabolica intelligenza artificiale che ha preso il controllo del pianeta. Attraverso un'ultima quanto inaspettata mossa, Skynet invia però nel passato un particolare modello di cyborg, il T-800, con l'incarico di uccidere Sarah Connor, madre del futuro leader.
Il plot, tanto semplice quanto originale (lo spunto per il cyborg è nato da un incubo dello stesso James Cameron), ha saputo conquistare da subito il botteghino così come il pubblico, puntando al massimo sul concetto di minaccia implacabile.
L'opera, fortemente ancorata a tutta una serie di influenze sci-fi con alcune punte tendenti addirittura quasi all'horror, ha creato un vero e proprio villain iconico capace di incarnare senza problemi un profondo senso di minaccia.
Nel primo film, infatti, l'implacabile caccia all'uomo messa in piedi dal Terminator basta a far capire da subito ai vari spettatori di trovarsi davanti a un nemico con cui non si può ragionare in alcun modo.

Ottima anche la scelta degli attori oltre Schwarzenegger (che qui ha rivestito uno dei suoi ruoli più iconici in assoluto), su cui svetta sicuramente la performance di Linda Hamilton nel ruolo di Sarah, in grado di incarnare perfettamente l'archetipo della donna sicura di sé e capace di far fronte ai pericoli affrontando le avversità con grande coraggio.
Se quindi il primo film ha segnato la nascita di uno dei personaggi più iconici della storia del cinema moderno, con il secondo capitolo si è andati ancora di più sulla dimensione spettacolare, puntando anche su un intelligente plot twist capace in un certo senso di ribaltare le carte in tavola (rendendo il personaggio del T-800 non più un villain ma un eroe) così da svecchiare la formula vista in passato.
I primi due film sono così riusciti a creare un binomio a tratti perfetto, risultando in un certo senso tra loro complementari, capaci di puntare molto bene su un fortissimo grado di fatalismo e sul concetto di apocalisse alle porte, che spinge lo stesso spettatore a domandarsi se l'umanità, alla fine, sarebbe riuscita a salvarsi dall'olocausto nucleare creato da Skynet oppure no.

La collaudata formula del viaggio nel tempo (dal presente/futuro da cui in realtà parte tutto al passato dei giorni nostri) ha però iniziato a mostrare il fianco a partire dal terzo film, Le macchine ribelli, in cui all'iconico villain T-1000 interpretato da Robert Patrick è subentrato il T-X di Kristanna Loken, andando in realtà a rimarcare la struttura collaudata del passato senza però aggiungere nulla di nuovo alla dinamica della fuga/scontro perpetrata dai protagonisti, vero e proprio marchio di fabbrica del franchise.

Salvation: la grande occasione sprecata

Uno degli elementi meglio concepiti della saga è stato il voler puntare su un futuro distopico (sempre e solo accennato di sfuggita, mostrato per brevi spezzoni durante i vari film) in cui uomini e macchine si sono ritrovati a combattere una furiosa battaglia senza quartiere.
Il riproporre quanto visto in precedenza anche nel quarto film della saga avrebbe sicuramente portato l'intero brand sui binari della ripetitività e così, per fortuna, si è deciso di optare per mostrare finalmente gli eventi della guerra con un John Connor (questa volta interpretato da Christian Bale) intenzionato a sconfiggere Skynet.
L'opera diretta da McG, nonostante il setting interessante, risulta in realtà priva di un'identità autoriale definita, mostrandoci tutta una serie di eventi spesso privi di pathos, quasi come se nessuno avesse creduto davvero nella buona riuscita del film.
I momenti in cui vediamo gli umani in difficoltà lottare contro le macchine, così come le semplici sequenze di dialogo, appaiono svuotate da qualsiasi tipo di contenuto, particolare che ha portato lo stesso Salvation a essere considerato come un film né bello né brutto ma semplicemente piatto e anonimo da gran parte del pubblico.

Così, l'ottima intuizione di spostare l'intera storia all'interno dello scenario post-apocalittico, in realtà non è purtroppo stata sorretta da un prodotto all'altezza delle aspettative, particolare che ha portato l'intera saga a una brusca battuta d'arresto che dopo sei anni ha visto nascere un film ancora peggiore (e di molto) del precedente, quel Genisys incapace in ogni modo di risultare anche solo lontanamente interessante.
Bisogna però specificare che in realtà la deriva scontata della saga si deve proprio alla mala gestione di Salvation, troppo incline forse a mettere in scena un futuro post-apocalittico "pulito" e privo di vera violenza, quasi come se si fosse trattato di una versione un po' più dark di un qualsiasi Transformers di Michael Bay piuttosto che una naturale prosecuzione degli incubi a occhi aperti vissuti da Sarah durante i film precedenti.

Un destino oscuro

Terminator Genisys, il meno riuscito del franchise, ha deciso - in maniera a tratti spudorata - di riprendere ancora una volta in mano la dinamica del viaggio nel tempo dando vita a una (ennesima) realtà alternativa in cui ogni cosa viene sovvertita.
Il risultato è stato dare alla luce un'opera senza capo né coda, capace di annullare fondamentalmente l'intera storia della saga, senza comunque immettere nulla di nuovo nell'economia generale.

Il film ha puntato su attori fuori focus, con forse solo Arnold Schwarzenegger capace di strappare un lieve sorriso a denti stretti - in pochi momenti - senza però riuscire in alcun modo a salvare una pellicola praticamente sbagliata su tutti i fronti.
Reputata dalla stragrande maggioranza del pubblico e della critica come la peggiore di sempre del franchise, ha segnato ancora una volta una battuta d'arresto per una saga tanto iconica quanto tremendamente sfortunata, soprattutto nell'ultimo periodo.

Le numerose case di produzione hanno poi scelto di portare alla luce un nuovo capitolo, questa volta però con la lungimirante idea di coinvolgere nuovamente Cameron nel progetto (qui in veste di produttore e soggettista) riuscendo nell'impresa quasi impossibile di far dimenticare agli spettatori i "traumi" dei tre film precedenti.
Destino oscuro si pone come un sequel/reboot della saga, collegandosi direttamente alla seconda pellicola e ignorando quanto uscito dopo.
Pur senza innovare in alcun modo il franchise, è riuscito perlomeno a farlo uscire da quella spirale di pressapochismo in cui era sprofondato, grazie soprattutto a una struttura narrativa capace, finalmente, d'intrattenere lo spettatore dall'inizio alla fine.

Questo anche per merito delle buone performance di Linda Hamilton (tornata per l'occasione a rivestire l'iconico ruolo di Sarah Connor), Arnold Schwarzenegger, Mackenzie Davis e Gabriel Luna.
La saga è così arrivata a un vero e proprio bivio, in cui da una parte aleggia lo spettro di un ennesimo film copia/incolla mentre dall'altra vige la possibilità (magari tra svariati anni) di vedere un nuovo reboot improntato nuovamente sullo scenario post apocalittico.

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