Terminator: Destino Oscuro, l'analisi del primo trailer ufficiale

Il nuovo capitolo del franchise prodotto da James Cameron e diretto da Tim Miller si mostra finalmente in azione, promettendo un ritorno alle origini.

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Terminator è sempre stato un franchise "scomposto", che non è mai riuscito a stare dritto sulla sedia del cinema, mettendosi volentieri in equilibrio su due gambe, cercando il baricentro adeguato. È stato come un bambino posato e tranquillo entrato di colpo e senza saperlo nell'adolescenza, nella botta ormonale che tutto investe, senza dare retta o rendere conto a nessuno. Fino a Terminator 2 tanto di cappello, poi James Cameron è passato a Titanic e ad Avatar e arrivederci Skynet, risultando un po' il padre assente di turno, anche un po' distaccato, con i pargoli Iceberg e Pandora da mantenere e accudire.
Così Terminator ha iniziato ad essere insofferente e a frequentare cattive compagnie, le stesse che lo hanno trascinato lentamente nel baratro. Le macchine Ribelli ne hanno distrutto lo spirito, rendendolo vuoto e inerme pur con lo stesso "volto", mentre McG ha tentato di cambiargli i connotati e dargli una spinta sofferta e fantascientifica in più, portandolo tra le macerie del mondo di Salvation, nel futuro. Più che salvezza, quella del 2009 è stata una vera condanna che ha bloccato per diversi anni lo sviluppo di questa povera e maltratta saga, tanto amata quando era più piccola e ora, nel momento del bisogno, abbandonata a se stessa, tra le mani di avvoltoi e aguzzini della settima arte che non sono riusciti a cogliere le grida d'aiuto di un franchise ormai allo stremo delle forze.

Nel 2015, dopo sei anni di ritiro dalle scene e disintossicato dalla pessima esperienza vissuta, Terminator è tornato a far parlare di sé con Genisys, che si è rivelato sì articolato ma nel modo sbagliato, anche se è stato comunque un ritorno con un po' di carattere, quello perso in venticinque anni di sbagli.
Che poi la mano di Alan Taylor non sia stata quella giusta per trascinare il franchise fuori dal baratro e accompagnarlo nel suo percorso di riabilitazione cinematografica, siamo tutti d'accordo, ma Genisys è stato anche il titolo che ha permesso a Cameron di riscoprire il lato paterno, deciso a riabbracciare il suo bambino ormai cresciuto per fare pace.
I risultati di questa riconciliazione li vedremo a fine ottobre, ma il ben ritrovato James - in coppia con Tim Miller - ci ha regalato nelle ultime ore un primo assaggio di questo momento alla Carrà: un trailer di Terminator - Destino Oscuro, il nuovo capitolo di questa travagliata esistenza che tenterà di cancellare tutto il male subito, guardando indietro a quando quel baricentro, nel cinema, riusciva a trovarlo benissimo.


Sempre di corsa!

Dunque: dimentichiamo tutto e torniamo a Terminator 2, o meglio, a dove eravamo rimasti, con Sarah Connor e John salvatisi dal T-1000 grazie anche al sacrificio del T-800 interpretato da Arnold Schwarzenegger. Si pensava che Skynet fosse stata sistemata una volta per tutte, così da evitare un futuro apocalittico post-nuclearizzazione, con un dominio totale delle macchine contrastato da un ridotto manipolo di ribelli. Tutto sistemato? Non proprio, anche se per circa 27 anni Sarah ha avuto modo di conoscere un briciolo di pace nella sua tanto complicata vita.

La storia di Destino Oscuro ha per protagoniste tre donne, con l'uomo che ricopre sostanzialmente la parte del cattivo, dell'inseguitore e del violento. È un po' il segno dei tempi, se vogliamo, ma sarebbe sciocco ridurre tutto a una mera questione socio-politica, visto che forte e indipendente era già la Sarah di Terminator 2. Qui però ci sono due aggiunte che sfumano di più la figura femminile nella sua interezza: da una parte Mackenzie Davis nel ruolo di Grace, una sorta di misto macchina-umano dalla parte dei buoni; dall'altra invece Natalia Reyes nei panni di Dani Ramos, la John Connor della situazione, anche lei nuova forma di cyborg e principale obiettivo di un nuovo modello di Terminator (Gabriel Luna), inviato da Skynet dal futuro con l'apposito compito di eliminarla. "Che fantasia", direte voi, ma di base Terminator è questo: una corsa del presente contro il lento avanzare di un terribile futuro, dove l'uomo è passato e la macchina domina.
È la parte che funziona, quella che se reiterata con competenza può portare ottimi risultati. Non si smette mai di correre e scappare, in Terminator; bisogna sempre guardarsi le spalle da un nemico che può essere ovunque e anche chiunque, questa volta con la faccia basica di Luna, un attore che fa della mono espressività il suo mantra attoriale.

Per essere un cyborg ci vuole, però, sì un fisico animalesco ma anche una presenza minacciosa su schermo, tutte qualità che l'interprete sembra avere, anche se in diverse sequenze del trailer viene sostituito da una sua ricostruzione digitale fin troppo posticcia e un po' deludente, ci auguriamo venga nettamente migliorata nei prossimi mesi.

L'azione si presenta invece veloce, adrenalinica, intensa, proprio come l'ha definita Cameron. Si percepisce deciso il tocco di Miller e quel gusto per la botta, per il colpo sferrato; lo fa sentire, lo fa vedere e vuole che si avverta tutta la tensione e il dolore di uno scontro (guardate la scena finale del trailer in cui Grace rompe la gamba al Terminator, ma anche l'inseguimento iniziale).

Questo nuovo Destino Oscuro sembra proprio essere costruito intorno a un'idea che viaggia spedita su di un profondo senso di oppressione e condanna, da evitare in tutti i modi, scappando per mettersi in salvo, in cerca di fortuna, di una sorte luminosa.
Forse è questo il senso del titolo, ed è anche vero che dal filmato si percepiscono dei toni molto vicini ai primi due capitoli, seppur aggiornati a dei canoni stilistici moderni.

La donna col bazooka

Quello che però più di tutto ci ha elettrizzati, fomentandoci a dovere, è vedere finalmente in azione Linda Hamilton nei ritrovati panni di Sarah Connor. Entra in scena superbamente e sbaraglia tutti: scende dall'auto mentre la cover del brano di Bjork è ancora nell'aria e comincia a sparare una raffica con la mitraglietta, salvo abbandonarla per passare al Bazooka con una calma irreprensibile, prima di fare fuoco. Dopo il colpo, il Terminator di Luna dovrà spendere un paio di minuti per coagularsi in una forma che possa definirsi umana, così da permettere a lei di portare in salvo Grace e Dani. Dove? Probabilmente dal T-800 di Schwrzenegger, anche se la domanda sorge spontanea: da dove viene fuori?
Alla fine di Terminator 2 il buon T-800 si lasciava sciogliere nella fornace per distruggere ogni rimasuglio di tecnologia cybernetica, quindi com'è possibile che viva adesso in una baita in mezzo ai boschi, persino invecchiato? Speriamo ci venga data una soluzione accettabile, in caso invece ci stia sfuggendo qualcosa chiediamo venia, anzi, vi invitiamo a commentare per dirci qual è la vostra opinione o soluzione al riguardo.

Il T-800 viene comunque inquadrato una sola volta nel trailer, che lascia invece molto spazio al ritorno della Hamilton, alle due new entry e al nuovo modello di Terminator, inarrestabile e davvero pericoloso... tanto da inseguire le nostre eroine su di un aereo in volo.

Siamo su ben altri livelli rispetto alla fornace di Terminator 2, almeno in termini di portata. La speranza che possa esistere un altro capitolo tanto emozionante, coeso e riuscito come Il giorno del Giudizio è sempre viva in noi, consapevoli che forse non la smetteranno mai di provare a rilanciare la saga, nonostante i livelli di storytelling raggiunti in passato non potranno essere comunque raggiunti di nuovo.

Dal primo trailer, in ogni caso, Terminator: Destino Oscuro ci sembra un buon ritorno alle origini, con giusti volti e ambizioni per essere uno dei migliori film della saga, sicuramente quello con più carattere rispetto ai falliti tentativi sopra riportati.
Un degno sequel legato ai nostri tempi che vuole ricordare anche i fasti dei capitoli passati, ciò che ha funzionato in un franchise che ha dimenticato lentamente la sua amata identità. Guardando adesso il progetto di Cameron e Miller in azione, con Linda Hamilton ancora agguerritissima e la Davis in forma smagliante, tutto immerso in toni cupi ma sostenuti, elettrizzanti e drammatici, ci viene da dire questo: bentornato, Terminator!

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