Tenet, l'utilizzo del Quadrato Magico di Sator nel film di Nolan

Approfondiamo l'uso diegetico e intuitivo che il regista di Inception ha fatto del misterioso reperto archeologico nel suo nuovo rompicapo.

speciale Tenet, l'utilizzo del Quadrato Magico di Sator nel film di Nolan
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Quando ancora la confusione sull'uscita dell'ambizioso Tenet era tanta e l'incertezza la faceva da padrona, su queste pagine avevamo pubblicato uno speciale dedicato al Quadrato Magico di Sator, tra i reperti archeologici più affascinanti di sempre. Ne avevamo parlato riflettendo sul possibile utilizzo sia concettuale che concreto ne potesse aver fatto Christopher Nolan nel suo nuovo rompicapo cinematografico, e oltre il palese e dichiarato intento narrativo palindromo, sorprendentemente abbiamo centrato parte del senso alla base dell'idea del regista.

Ora che il film con John David Washington è nelle sale ormai da giorni, vogliamo allora parlare proprio di questo utilizzo intuitivo e al contempo tematicamente intrigante con cui l'autore ha sfruttato il Quadrato di Sator in senso diegetico al racconto.
Molti di voi avranno sicuramente notato la parte più corposa della citazione, ma in astratto è una storia diversa, di decostruzione, adattamento e interpretazione personale e diretta del Quadrato stesso. Il consiglio è ovviamente quello di non procedere oltre PER EVITARE GRANDI SPOILER SU TENET, e quindi di continuare la lettura solo dopo aver visto la nuova, sorprendente e comunque già divisiva opera del regista britannico.

Un obiettivo in cinque parole

Un paio di coordinate per chi ancora non avesse familiarità con il Quadrato Magico di Sator. Trattasi di un reperto archeologico rinvenuto un po' ovunque in mezza Europa che prende la forma di un'iscrizione inserita all'interno di un quadrato perfetto e che riporta le parole SATOR AREPO TENET OPERA ROTAS, che danno sempre lo stesso risultato se lette da sinistra a destra, dall'alto verso il basso e viceversa.
È misterioso perché gli esperti dibattono da anni sul suo significato e perché emerge in molte zone con culture anche differenti, il che lo rende così affascinante.
Essendo una costruzione palindroma nel suo intero, il primo utilizzo fattone da Nolan è ovviamente quello dell'ispirazione per la sua storia, che infatti porta il titolo della parola centrale, TENET. E qui ci eravamo arrivati già dal primo annuncio e il film ha confermato semplicemente la cosa.
L'autore è però andato oltre, scomponendo la scritta nelle sue singole parole e costruendo sopra e intorno a ognuna di esse diversi elementi narrativi, partendo da SATOR. Nel film, infatti, il villain interpretato da Kenneth Branagh si chiama Andrei Sator, scelta che lo pone in una posizione privilegiata rispetto alla costruzione del Quadrato, essendone il soggetto, che potrebbe essere interpretato come seminatore, padre, creatore e per estensione Dio.

Non è un caso che il suo carattere sia quello di un egomane esaltato, che ha ben chiaro in mente il suo obiettivo e che si sente il padrone del mondo.
È talmente pieno di sé che pensa di possedere una qualche sorta di diritto di prelazione sulla vita degli altri, un vero e proprio possesso senza proprietà, che per astratto è proprio quello che nella religione Cristiana fa Dio con le sue creazioni, tant'è che nel film di Nolan si parla anche di libero arbitrio - anche se con carattere puramente scientifico.

Non fosse chiara questa caratterizzazione di base del personaggio, è direttamente Branagh a definirsi un dio nel terzo e ultimo atto del film, al telefono con il Protagonista, quando spiega che noi siamo la causa della nostra stessa fine, il Nonno da gettare dalle scale per far sì che le generazioni future sopravvivano.

Destrutturare per costruire

Esaminato il soggetto, passiamo al resto. AREPO nella visione destrutturata nolaniana diventa nuovamente un cognome, quello di Thomas Arepo, falsario di origini sudamericane legato a doppio filo con Kat Sator.
Non ha un volto ma è importante ai fini della storia in quanto causa dei continui ricatti mossi da Andrei contro la moglie, con cui era entrato in confidenza solo per truffare lei e il marito con un falso di Goya. Interessante che proprio il recupero di questo quadro sia una sorta di macguffin secondario per muoversi verso il secondo atto del film, all'interno del Freeport di Oslo, un luogo sicuro dove i ricchi depositano sostanzialmente le loro opere d'arte, che non essendo importante non vengono tassate.
Consideriamo allora il falso di Goya come l'opera di AREPO, prendendo in analisi solo il cognome del truffatore e il senso stesso del suo lavoro.
Arriviamo a TENET, che è semplicemente tenere ma che in una lettura più ampia e libera potrebbe essere tradotto con un nascondere. OPERA anche è utilizzato come tale, per il momento, mentre ROTAS diventa il nome dell'agenzia a cui si appoggia il villain per entrare nei suoi tanti freeport sparsi per il nord Europa.
Analizzando il tutto, sappiamo dunque che SATOR (il villain) Conserva (TENET) l'OPERA di AREPO nel Caveau della ROTAS.

E già qui c'è un piccolo tocco di genialità perché unite insieme danno le esatte coordinate del macguffin che tiene in stallo l'intero primo tempo del film, ma andando oltre la barriera concettuale più concreta, guardando al finale e al susseguirsi di eventi all'interno della mastodontica costruzione del lungometraggio, possiamo anche affermare in modo più svincolato da una decrittazione regolare che un Seminatore (SATOR) del futuro ha nascosto (TENET) l'ingranaggio (OPERA) per cambiare il mondo nello stesso caveau (ROTAS) dove è tenuto il falso di AREPO.

È infatti proprio al centro dei tanti Freeport che il villain ha inserito i Tornelli per invertire l'entropia di oggetti e persone, che sono poi il meccanismo che in grande distruggerà e salverà al contempo il mondo, di natura però scientifica e non ancestrale, il che lo accosta e lo allontana simultaneamente (altro richiamo a uno spazio con due sistemi differenti) da una delle principali interpretazioni del Quadrato Magico, dove si sostiene che le parole indichino una Divinità che sostiene la sua creazione, i meccanismi dell'universo.
E riflettendo sul fatto che Sator si consideri una divinità che vuole salvare e dunque sostenere un mondo che ritiene proprio, modellandolo per giunta a seconda di una sua visione, allora eccoci alla lettura finale e più completa del Quadrato Magico all'interno del film.

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