Tenet e Mulan tra Box Office e streaming: cosa ci rivelano gli incassi

La battaglia per i migliori incassi ha intensificato e forse cambiato in piena era Covid-19 la lotta ormai pluriennale tra diversi modelli distributivi.

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In una recente intervista con Esquire, John David Washington ha detto di essere pronto a un sequel di Tenet, pur senza conoscere effettivamente piani o speranze di Christopher Nolan. Risulta evidente il suo essere neofita nel mondo del cinema, un non-protagonista di questo universo molto più complicato e frastagliato di quanto le parole dell'attore non vogliano dare a vedere. Fosse stato solo divisivo, infatti, Tenet avrebbe comunque goduto di un grande affetto e riconoscimento da parte di una buona fetta di critica e pubblico, ma purtroppo il film di Nolan si è rivelato un insuccesso commerciale meno sproporzionato del previsto ma comunque significativo, e questo proprio a causa dell'insistenza dell'autore e della volontà operatrice di Warner Bros. di distribuire il titolo esclusivamente nelle sale cinematografiche.

Lo studio sottolinea come "manchi il contesto per leggere adeguatamente i dati del boxoffice": cosa certamente vera ma non da sfruttare come giustificazione unica dietro a cui nascondere una delusione scottante, che risponde per il momento ad appena 239 milioni di dollari incassati nel mondo a fronte di un budget di circa 205 milioni (senza costi di marketing). Il dato viene però negativamente ingrandito dai profitti generati dal "competitor" diretto della stagione, cioè il Mulan di casa Disney, che uscendo in esclusiva su Disney+ in formato Premiere Access ha registrato introiti maggiori rispetto a quelli del collega fantascientifico. È dunque interessante analizzare la situazione.

Accelerante Pandemico Naturale

Cosa essenziale da cui partire è ovviamente il contesto pandemico scatenato dall'insidioso SARS-CoV-2, il virus che sta tenendo tuttora in scacco il mondo intero. In molte nazioni europee e asiatiche i cinema hanno riaperto molto tardi (tra fine giugno e metà agosto) e soprattutto con riguardo per i multisala, perché molte attività autonome o piccole catene non hanno purtroppo superato il lockdown, trovandosi costrette a chiudere. Negli Stati Uniti d'America, mercato di riferimento per i grandi blockbuster hollywoodiani, la Pandemia sta colpendo più duramente rispetto a tante altre regioni del globo, e questo anche a causa di una politica quasi negazionista del virus e irresponsabile da parte del Governo Trump, che ha infatti costretto molti cinema di diversi e importanti Stati come Texas, California o New York a non riaprire ancora i battenti, senza conoscere una data precisa per la ripresa normale dell'attività di proiezione. La popolazione USA (compresi molti e stimati critici cinematografici) è spaventata dal continuo aumentare dei contagi e ha molti problemi a chiudersi in sala per due ore in dei luoghi dove sembrerebbe non vengano rispettate al 100% le misure precauzionali anti-Coronavirus - come ad esempio l'uso costante della mascherina in sala, elemento che mina introiti e sopravvivenza delle poche catene o sale indipendenti che hanno invece deciso di riaprire in virtù della necessità di tornare a lavoro per evitare ad esempio la bancarotta (pensiamo al circuito AMC Theater, ad esempio).

In Europa la situazione è migliore, anche se Stati come Francia, Austria, Inghilterra e Spagna stanno già affrontando una recrudescenza importante dei contagi, tanto che si parla già di seconda ondata. Questo ha già portato a dei lockdown mirati e non generalizzati, che altrimenti andrebbero a dare il colpo di grazia all'economia nazionale e comunque - fortunatamente - al momento non sembrerebbero servire grazie alla migliore (ma ancora non totale) conoscenza del virus, delle ridotte ospedalizzazioni e alle terapie funzionali adottate nel corso degli ultimi mesi. Significa comunque un piccolo ritorno a precauzioni più considerevoli ma non draconiane, il che per quella fetta di popolazione più spaventata vuole dire evitare ovviamente ristoranti o cinema (sempre che non siano stati già richiusi o ridotti negli orari di attività).

Neanche a dirlo, a parte piccole o medie produzioni, a rimetterci nel contesto a noi caro è stato purtroppo il Tenet di Christopher Nolan, che non si è assolutamente rivelato il salvatore dell'esperienza cinematografica in sala come ampiamente sperato o anticipato. La Warner Bros. ha voluto seguire il consiglio e la volontà dell'autore, le richieste degli esercenti nazionali e internazionali, distribuendo il film nel modello preesistente e cambiando semplicemente "tattica", cioè farlo arrivare prima all'estero e poi in patria. La mossa ha funzionato globalmente, dato che fuori dall'America (come previsto) il film continua ancora adesso a macinare discreti incassi in era Covid-19 (per ora 203 milioni in crescita), ma negli USA è un vero e proprio disastro con appena 36 milioni di dollari.

Stiamo parlando di uno dei titoli più attesi dell'anno, diretto da uno degli autori più apprezzati del decennio o comunque capaci di incuriosire anche la base dei casual viewers difficilmente trascinabile in sala se non per un cinecomic, un Fast & Furious o qualche titolo Disney. Insomma, di un prodotto che sulla carta aveva tutte le possibilità per sbancare il miliardo o per lo meno raggiungere 700/900 milioni di dollari al botteghino mondiale, mentre ora è abbastanza chiaro che anche solo arrivare a 300 milioni sarebbe un ottimo traguardo.

Considerando che da ora a dicembre i soli titoli di grande impatto ancora destinati alla sala sono Black Widow (già in forse dopo i disastrosi incassi di Tenet) e No Tim to Die, la situazione per i cinema è purtroppo nerissima e deve inoltre vedersela con la buona - e inaspettata - risposta dei fruitori streaming al Mulan su Disney+, live-action diretto da Niki Caro che nelle poche sale cinematografiche in cui è approdato - comprese quelle cinesi - ha invece registrato dei numeri pessimi (al momento 57 milioni nel mondo). Questo significa che in termini familiari, gli spettatori hanno preferito spendere 29.99 dollari - 21.99 euro da noi - per una visione in salotto senza limitazioni temporali piuttosto che godere del solo classico live-action annuale targato Disney al cinema per una decina di dollari o yen. La Casa di Topolino ha persino limitato l'uscita nelle sale del film in paesi come l'Italia, dove era in verità possibile optare per una doppia distribuzione e aiutare così tanto Disney+ quanto gli esercenti in difficoltà. Al contrario di Tenet, però, la scelta del Premiere Access negli USA ha aiutato non poco Mulan, dato che circa il 29% degli abbonati al servizio ha noleggiato il film, e stiamo parlando della bellezza di un terzo delle sottoscrizioni, che in america ammontano a un totale di 30 milioni. Questo vuol dire che negli Stati Uniti d'America, stando a un'analisi di 7ParkData, Mulan dovrebbe aver già sfondato i 260 milioni soltanto grazie allo streaming online, quadruplicando nello stesso arco di tempo gli incassi globali delle sale in cui è approdato.

Un risultato assolutamente ragguardevole che, fosse stato registrato in sala, avrebbe portato il film con protagonista Liu Yifei al secondo posto dei migliori esordi cinematografici americani di sempre appena dietro ad Avengers: Infinity War. La Pandemia sembra insomma aver agito come acceleratore naturale del superamento dell'esperienza in sala, complicandone ancora di più l'esistenza e aiutando non poco le piattaforme di streaming online, che adesso potrebbero aver guadagnato porzioni notevoli di terreno che in una situazione di calma e normalità avrebbero conquistato in uno o due anni.

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