Tenet, come Christopher Nolan ha cambiato i viaggi nel tempo

Christopher Nolan ha cambiato l'idea dei viaggi nel tempo, creando un concetto molto più filosofico che fisico nel suo Tenet.

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"Viviamo in un mondo crepuscolare." Ci viviamo perché abbiamo deciso di adottare questo tipo di impressione, nel modo in cui siamo convinti di poter fare. Cristopher Nolan ha deciso di porsi un'importante domanda, che fa da fulcro all'intera vicenda di Tenet: è questa la percezione giusta? A livello fisico e matematico sì, perché l'entropia funziona in un determinato modo, perché le nostre azioni generano degli effetti e non sono gli effetti a generare le nostre azioni.
Eppure se provassimo a ribaltare il tutto ci ritroveremmo dinanzi a una nuova percezione dei fatti, dello scorrere del tempo: siamo noi, nella concezione ultima di Nolan, ad aver deciso di andare avanti, stabilendo che questo fosse l'avanti. Il nostro viaggio nel tempo, però, è appena iniziato, e se volete saperne di più non vi resta che leggere la nostra recensione di Tenet.
Avvertiamo anche della presenza di alcuni piccoli spoiler nell'articolo, quindi se non avete ancora visto il film vi consigliamo di andare in sala a recuperarlo.

Indietro nel tempo: come è stato usato il viaggio

Il viaggio nel tempo ha da sempre affascinato gran parte dei cineasti, diventando un argomento di grande studio.
C'è chi ne ha cercato l'accezione umoristica, come ad esempio Robert Zemeckis in Ritorno al Futuro, una trilogia che rispettava anche la legge di Wells sull'avere un dispositivo che sia in grado di dislocare la persona da un punto all'altro del tempo. In questo caso era la DeLorean a fare da tramite, concedendo a Marty McFly e Doc Brown di compiere il loro viaggio nel passato e poi nel futuro.
Un'alternativa al trasferimento dell'anima slegata dal corpo l'aveva fornita Giorni di un futuro passato, con Wolverine che viene spedito nel sé stesso degli anni '70 grazie ai poteri di Kitty Pryde, così da non correre il rischio di un incontro tra i due corpi.
Ma se volessimo guardare in casa nostra non potremmo non citare il più famoso dei viaggi nel tempo italiani, quello di Massimo Troisi e Roberto Benigni in Non ci resta che piangere del 1984, un trasferimento nel Quattrocento che avviene in maniera del tutto casuale e fortuita, forse perché desiderato ardentemente da Benigni, che sperava di fermare Colombo e precludergli la scoperta dell'America, continente natale del ragazzo che avrebbe poi distrutto il cuore di sua sorella.

Molto più recentemente, Dark e The Umbrella Academy hanno deciso di giocare con i viaggi nel tempo.
Soprattutto la serie tratta dagli omonimi fumetti di Gerard Way si fregia del potere di uno dei fratelli dell'accademia che può facilmente spostarsi nello spazio e nel tempo, senza incorrere nelle problematiche dell'incontrare se stesso più anziano e subendo anche, di conseguenza, un ringiovanimento del proprio corpo.

Lo stesso Christopher Nolan ne ha fatto un proprio cavallo di battaglia, andando a utilizzare il viaggio nel tempo come fulcro delle sue ultime pellicole, cambiandone la percezione e concezione, cercando sempre di innovare per ergersi dal mare magnum appena citato.
Ha dovuto affidarsi a teorie che arrivavano da fisici ed esperti che hanno fatto del tempo la propria materia di studio, andando a sviscerare quegli elementi che sono propri di analisi ed esperimenti che danzano sul bordo molto sottile che divide la scienza dalla filosofia.
Sono tante idee e Nolan, per Tenet, ha deciso di raccoglierne una sola, facendola esplodere nella sua sceneggiatura.

Il tempo è solo una percezione

Tra le tante teorie che la psicologia è andata ad analizzare nel corso della storia ne troviamo proprio una legata all'inversione del giudizio sull'ordine del tempo stesso.
Ci sono numerosi risultati sperimentali che suggeriscono che l'ordine delle azioni che precedono gli effetti possa essere invertito: immaginate, quindi, il proiettile che non viene sparato, ma che torna nel caricatore, oppure nella mano de Il Protagonista prima che questo l'abbia fatto cadere.
Sebbene Tenet ci spinga a non farci domande, ma a ragionare di intuito, non possiamo di certo sottrarci alla volontà di comprendere al meglio in che modo il regista abbia voluto innestare in noi questo dubbio persistente sulla percezione che abbiamo dello scorrere del tempo.
Un aspetto che, fino a oggi, non ci era mai stato messo sotto al naso, essendoci limitati, nella filmografia citata poc'anzi, a un andirivieni tra epoche e semplici anni segnati sul calendario.

Nolan ha sempre avuto un altissimo livello di feticismo per il tempo: basti pensare alla sua filmografia, che ha strizzato l'occhio in maniera molto coerente alla sua dilatazione o alla sovrapposizione.
Torniamo all'inizio, a Following, quando il regista desiderava frammentare il tempo a proprio piacere in quella che era la mente del protagonista in numerosi flashback. Un percorso quasi catartico, che va a ripulire la psiche, diversamente da quanto accade a Leonard Shelby che in Memento viene totalmente distrutto dal passare del tempo.
Following viveva di una progressione non lineare, Memento invece deve sopportare la frammentazione: Shelby soffre di un disturbo che gli permette di avere dei momenti lucidi molto ristretti, di un quarto d'ora totale, che uniti all'arte del montaggio creano un trip allucinogeno.
Poi si arriva a Inception, con Nolan che decide di tuffarsi nell'onirico, costruendo diversi spazi del tempo, tutti circolari.
Nasce il desiderio di creare dei cerchi, che riporta la fine a congiungersi con l'inizio, proprio come fatto in moltissime scene di Tenet, che si chiudono tra di loro grazie a un dettaglio seminato prima, come il ciondolo appeso allo zaino di Neil.

In Inception il tempo si muove secondo logiche relative all'interno di quei microcosmi onirici che hanno poi una valenza effettiva sul piano reale.
Da qui si arriva all'innesto, quindi l'andare a inserire nel substrato onirico un'idea che poi si ripercuoterà, come un effetto farfalla, sulla fase di totale cognizione della persona.
La destrutturazione temporale permette quindi una manipolazione dell'individuo, con il tempo che diventa un'arma nelle mani di chiunque possa gestirlo a proprio interesse.
In Interstellar, invece, la questione è molto più sentimentale, perché il tempo diventa una forza invincibile e imbattibile: a seconda della posizione in cui i personaggi si ritrovano, se ne ha una percezione diversa.
È un primo grande passo compiuto verso Tenet, perché già si inizia a ragionare sulla percezione che ognuno di noi ha del tempo stesso, che resta, a tutti gli effetti, un'unità infinita difficile da separare e da oggettivizzare.
Il presente di Cooper, in Interstellar, rappresenta il passato per sua figlia, nonostante i due stiano vivendo la medesima simultaneità.

L'uomo diventa padrone del tempo

L'evoluzione del percorso termina con la possibilità, infine, di andare a manipolare qualsiasi cosa. Perché se in Inception si è parlato di manipolazione dell'individuo con un innesto dal mondo onirico, in Interstellar di percezione del tempo stesso, con Tenet si ha finalmente la possibilità di cambiare l'impressione generale degli eventi.
D'altronde Il Protagonista, come Neil, può manipolare la dimensione temporale, così da influenzare il progredire del tempo stesso, che finisce per essere gestito anticipandone gli effetti, per conoscere le azioni che li hanno scaturiti.
È un percorso cervellotico, ma solo così Nolan arriva a distruggere il concetto di viaggio nel tempo, perché non si parla più di spostamento, non è più quello l'obiettivo.
Come lo stesso regista aveva specificato, in Tenet si parla di percezione.
Il processo di frammentazione dello scorrere del tempo è generato dagli stessi protagonisti del film, che ne diventano così i creatori, senza dover percepire in maniera passiva quello che il tempo ha deciso di far loro credere e vivere.

La filmografia di Nolan diventa così un grande percorso di evoluzione dell'uomo nel rapporto con il tempo, partendo con la necessità di esserne schiavo e finendone padrone, tanto da poterlo utilizzare per scongiurare una Terza Guerra Mondiale.
Quello che maggiormente affascina è come Nolan sia arrivato a ragionare sull'inversione dell'entropia, di quella forza che porta il sistema da uno stato iniziale a uno finale, ma stavolta al contrario.
Andando quindi a rinnovare quella collaborazione con Kip Thorne, il premio Nobel per la fisica nel 2017 che già aveva affiancato Nolan su Interstellar, il regista decide di non banalizzare l'entropia invertita come se fosse un viaggio indietro nel tempo, ma proprio un rovesciamento.

Da qui sorge l'ennesimo quesito: posto che Nolan ci stia dicendo che la nostra è una percezione errata dello scorrere del tempo, o che per lo meno potrebbe esserlo, la nostra visione è di conseguenza solo parziale, approssimativa.
Lo stesso percorso che compie la volta celeste è figlio di una prospettiva particolare che abbiamo noi.
Da qui a immaginare che un proiettile possa tornare nel caricatore invece di essere sparato dalla pistola ce ne passa, è ovvio, d'altronde parliamo di un film di pura fantascienza, ma intanto Nolan non può non aver innestato in noi un concetto diverso, atipico, su quella che è la percezione del mondo stesso e del suo tempo.

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