Suspiria di Dario Argento: la scena del confronto con l'ignoto

Analizziamo insieme una delle sequenze più inquietanti del Suspiria del 1977: il momento in cui la protagonista si confronta con l'ignoto.

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Dario Argento, nel corso della sua lunga carriera, ha diretto vari capolavori, tra cui i famosissimi Profondo Rosso e Suspiria. Seppur il regista negli ultimi decenni non sia più riuscito (almeno per il momento) a eguagliare i successi del passato, è sicuramente innegabile l'enorme contributo che ha dato all'evoluzione dei generi horror e thriller sia in Italia che a livello internazionale, soprattutto durante gli anni '70 e '80.
Qui di seguito andremo quindi ad analizzare una delle scene più iconiche di Suspiria, molto probabilmente uno dei punti più alti raggiunti dall'autore del brivido guardando alla sua intera filmografia.

È comodo il letto?

La scena prende il via nel momento in cui vediamo Susy Bennet, la talentuosa studentessa di danza protagonista della storia, prepararsi per la notte insieme alle altre ragazze dell'accademia a cui si è iscritta.
Le aspiranti ballerine sono state fatte confluire nella sala degli esercizi per via di uno spiacevole episodio legato ad alcune larve che sembrano aver infestato il soffitto dell'edificio.
In attesa della disinfestazione, tutte le ragazze dell'accademia si ritrovano così a dormire insieme in una sorta di accampamento improvvisato in cui sono presenti anche le loro insegnanti.
Il fulcro dell'intera sequenza è legato al graduale cambio di atmosfera in cui sia la protagonista (che tutti gli altri personaggi) si ritrovano coinvolti, reso tale da un sapiente connubio di movimenti di macchina, musiche impattanti e suggestioni visive.
Nei primissimi minuti della scena lo spettatore è avvolto da un clima di apparente serenità, con le ragazze intente a prendere posto nell'enorme sala.
Durante la cosiddetta quiete prima della tempesta, si respira una vera e propria aria da gita scolastica in cui la protagonista si ritrova ad avere un breve diverbio con un'altra allieva riguardo un ragazzo lì presente.
Ed è proprio questo primo momento di assoluta spensieratezza a donare un enorme pathos a tutto il resto della scena, in cui l'aumento esponenziale della tensione viene gestito in modo a tratti perfetto.

La stessa fotografia gioca un ruolo fondamentale in tal senso; all'inizio infatti il colore predominante è il bianco, dopo breve tempo però viene sostituito da un rosso che via via diventa sempre più acceso. Il lato onirico e sovrannaturale viene così portato all'inverosimile proprio dalla scelta di inondare letteralmente la scena di un colore saturo (nonostante tutte le luci siano spente), così da trasportare lo spettatore in una sequenza dalla forte componente orrorifica/esoterica.

Questo respiro non puoi più dimenticarlo

L'inquadratura in soggettiva dell'entità sovrannaturale che aleggia nell'istituto fa cambiare in maniera repentina l'atmosfera dell'intera scena, che da leggera e spensierata diventa cupa e a tratti disturbante. Lo spettatore si ritrova così inerme di fronte all'ignoto, in maniera analoga a tutte le ragazze dell'istituto, ora in preda a un sonno profondo inconsapevoli del pericolo incombente a cui sono esposte.
La colonna sonora ovviamente svolge un ruolo molto importante nell'incentivare il senso di paura e spaesamento dei personaggi protagonisti, almeno quanto i silenzi che ne seguono subito dopo.
Il momento in cui il sinistro rantolio della direttrice viene udito dall'amica di Susy (che non permette neanche a quest'ultima di prendere sonno) può essere considerato come uno dei punti più alti dell'intera sequenza. In poco meno di tre minuti, infatti, il regista è riuscito a regalare allo spettatore un fortissimo senso di inquietudine giocando semplicemente con l'atmosfera e sul concetto del non visto ma percepito.

È come se Susy e la sua amica, pur senza essersi mai spostate dall'enorme stanza degli esercizi (dove sono presenti anche le altre ragazze), all'improvviso si ritrovassero totalmente isolate da tutto il resto. Il sibilo sinistro avvertito da entrambe, che sembra provenire da ogni direzione, non può che incentivare anche il grado di inquietudine nello spettatore, che man mano che la narrazione prosegue si ritrova senza più punti di riferimento.
Dopo che Susy capisce con certezza la direzione da cui proviene lo straziante rantolio (nientemeno che alle sue spalle), la scena arriva alla fase conclusiva, in cui la macchina da presa, avvicinandosi lentamente alle due ragazze, non può che soffermarsi sui loro volti in preda all'ansia e alla paura.

Capendo così di trovarsi di fronte a qualcosa che non riescono a comprendere realmente, le due ragazze non possono che trasformarsi in spettatori passivi degli eventi, dato che ormai in qualsiasi momento potrebbe succedere qualsiasi cosa.
Il respiro della direttrice, dietro di loro, è quindi una vera e propria porta d'ingresso verso un abisso oscuro e profondo; un suono tetro e innaturale che non può che suscitare un instintivo senso di terrore nelle due ragazze, ormai consce di essere dentro un incubo a occhi aperti da cui però non sembra possibile uscire.

Tra loro e l'orrore non c'è che un sottile velo a dividerle, metafora perfetta della situazione al cardiopalma in cui si sono ritrovate senza quasi rendersene conto.
Questo breve momento è quindi ancora oggi un ottimo esempio di come creare (e gestire) la suspense all'interno di un contesto orrorifico, cercando di puntare il più possibile su una sensazione di tensione prolungata anziché su un semplice jumpscare fine a se stesso, così da avvicinarsi realmente all'essenza più pura del genere horror.

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