Supercast al femminile su grande schermo: top e flop fra i film in rosa

Almeno tre grandi attrici nello stesso film: cosa succede quando si punta tutto, o quasi, sulla fama delle protagoniste?

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Quando Hollywood punta tutto sulle donne sta sempre cercando di dirci qualcosa. A volte un cast al femminile è solo una scelta di marketing che serve a definire il pubblico senza l'ambizione di affrontare la questione di genere. In altri casi si gioca a sovvertire le aspettative, le regole e l'identità di riferimento attraverso una o più eroine, sempre nel solco dell'intrattenimento puro. Spesso, però, il rapporto tra la donna e la società viene preso di petto raccontando, ad esempio, episodi di abusi come in Bombshell. Tra i grandi successi commerciali degli ultimi anni, vediamo quali hanno puntato tutto su cast stellari di sole attrici e come hanno sfruttato questo potenziale.

Ocean's 8, di Gary Ross (2018)

Partiamo da un campione di incassi. Il sequel e spin-off della trilogia di Ocean's Eleven ha fatto il botto mettendo insieme Sandra Bullock, amatissima in America, una diva dalla sensibilità tipicamente europea come Cate Blanchett e una sensuale Anne Hathaway. Questo il trio principale, affiancato da Helena Bonham Carter, come sempre sui generis, Rihanna e la rapper Awkwafina. Una banda di rapinatrici, nessun uomo, e questa è effettivamente una novità. A parte la vendetta della capobanda nei confronti dell'ex-fidanzato che la mandò in prigione, priva di qualsiasi spessore psicologico, nel film manca completamente qualsiasi spunto che legittimi il cast femminile.
E non si tratta dell'unico limite: ogni heist movie che si rispetti mette in scena la pianificazione del colpo e poi la sua attuazione, durante la quale qualcosa va sempre storto o almeno sembra complicarsi. Qui invece va tutto liscio, una vittoria su ogni fronte. Gli otto personaggi sono molto simili e tutti sostanzialmente intercambiabili, per saperne di più trovate qui la nostra recensione di Ocean's 8.

Charlie's Angels, di McG (2000)

Alcune gag della commedia d'azione di McG, pseudonimo del regista Joseph McGinty Nichol, sono totalmente prive di senso. Un po', però, dobbiamo ammetterlo, fanno sorridere. Charlie's Angels, tuttavia, è rivolto principalmente a un pubblico maschile nel mostrare i corpi sinuosi e le scollature di Cameron Diaz (la svampita), Drew Barrymore (la vamp) e Lucy Liu (la più seria e professionale delle pseudo-detective). Le tre ragazze menano senza fare troppo male ispirandosi alle coreografie orientali di Matrix, uscito un anno prima. Girl Power, sì, ma di che tipo? Come in Ocean's 8, tutto è giocato (solo) sul fatto che ci sono donne che fanno cose da uomini. Se nel film di Gary Ross non c'era spazio per la vita privata delle protagoniste, qui Natalie, Dylan e Alex sono alle prese con i rispettivi compagni mettendo in scena una fenomenologia del rapporto di coppia all'acqua di rose.
Se si sta alle regole del gioco ci si può anche divertire, soprattutto perché i toni, l'atmosfera e la fotografia sono dichiaratamente fumettistici e surreali. Qui la nostra recensione completa. Un sequel nel 2003 e il flop del reboot nel 2019.

La favorita, di Yorgos Lanthimos (2018)

Alziamo finalmente l'asticella della qualità entrando nel campo del cinema d'autore, comunque appassionante e spettacolare. Film su commissione del cineasta greco Yorgos Lanthimos, La favorita racconta di un'arrampicatrice sociale (Emma Stone, bravissima) che entra nelle grazie della regina Anna d'Inghilterra (una disturbante Olivia Colman, che vinse l'Oscar) scalzando la donna che prima del suo arrivo a corte ne era la confidente personale e l'amante (Rachel Weisz, ottima come sempre).

Giochi di potere al femminile e non solo: attraverso un meccanismo perverso e morboso di seduzione e inganno il film si dipana su diversi piani escludendo completamente la controparte maschile. L'uomo ha qualche forza soltanto all'esterno del palazzo reale: al suo interno comandano irriducibilmente le donne. Oltre alla spietatezza e alla convenienza, Lanthimos riesce a descrivere l'attitudine al comando e l'abilità manipolatoria attraverso uno sguardo femminile ricco di fascino. Qui la nostra recensione entusiasta.

L'inganno, di Sofia Coppola (2017)

Don Siegel diresse La notte brava del soldato Jonathan, storia di un ufficiale nordista ferito e accolto in un collegio femminile. Qui, salvato dalle cure della direttrice, diventerà l'oggetto del desiderio non solo della donna, ma anche delle studentesse, con conseguenze irreparabili. Colpo di genio della Coppola, veterana del cinema al femminile, che prende la stessa storia per riproporla attraverso lo sguardo delle donne. Nella versione della regista americana, dunque, il protagonista non è più lui, ma loro. Il titolo originale è lo stesso del film del 1971, The Beguiled, ovvero "colui che viene sedotto, incantato, ammaliato".
Lo spunto è brillante perché Nicole Kidman, Kirsten Dunst e Elle Fanning rappresentano rispettivamente tre diverse età ognuna con una ragione differente per relazionarsi a un uomo: per la prima, il soldato (Colin Farrell) è l'ultima possibilità per trovare un marito, per la seconda una tresca o forse un amore autentico, per la terza la prima esperienza sessuale della vita.
Opera claustrofobica e a tratti allucinata, in cui il rapporto tra i sessi è messo in scena esplorando tre tipologie di realizzazione identitaria. Qui trovate la nostra recensione.

Piccole donne, di Greta Gerwig (2019)

Ecco il più cospicuo incasso italiano tra i film citati: un piccolo grande capolavoro giustamente candidato all'Oscar per il miglior film. Greta Gerwig rende avvincente e attuale un classico della letteratura per ragazze altrimenti finito nell'oblio, almeno per le nuove generazioni. Grazie anche a un'ottima scelta di casting e pur conservando l'ambientazione spazio-temporale originale, infatti, questo nuovo adattamento mostra con ogni mezzo come la trama del romanzo di Louisa May Alcott, pubblicato nel 1868, possa essere la stessa di un film di oggi. Una famiglia della middle class, crescere e vivere l'adolescenza in provincia, quattro sorelle, ognuna con le proprie aspirazioni (Jo, la protagonista, vuol fare la scrittrice e non è interessata a trovare marito), la fascinazione per la grande città. Due pezzi da novanta, Laura Dern (una madre tra le migliori viste al cinema degli ultimi anni, così ben scritta da essere sia il capofamiglia, sia una presenza defilata che si muove in punta di piedi) e Meryl Streep (una vecchia zia cinica ma rispettosa). Affiancate dalle nuove leve del cinema americano: Saoirse Ronan, Florence Pugh (entrambe candidate all'Oscar), Emma Watson ed Eliza Scanlen.
Al di là del gioco originale di scatole cinesi in cui la storia editoriale della Alcott si sovrappone ai numerosi flashback per celebrare l'arte che attinge dal quotidiano, il film è perfetto nel descrivere il ruolo e le conquiste della donna nella società occidentale, esplorando ogni anfratto del rapporto con la famiglia, l'amore e il lavoro. Qui la nostra recensione completa.

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