Suicide Squad: I mille volti del Joker

Il villain portato sullo schermo da Jared Leto è solo l'ultima di una serie di trasposizioni che ha visto grandi attori prestare il volto al Joker.

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Ok, lo ammettiamo, nell'intro ci siamo fatti prendere la mano: non sono poi così tante le versioni cinematografiche del Joker. Ma sono tutte, a modo loro, iconiche e indimenticabili. In questo breve excursus getteremo uno sguardo agli illustri predecessori di Jared Leto che hanno prestato il volto (o la voce), ad uno dei più memorabili villain della storia del cinema. Approfittando dell'uscita nelle nostre sale di Suicide Squad vi raccontiamo le varie incarnazioni del nostro giullare psicotico preferito: signori e signore, benvenuti nel mondo del Joker.

Vi ricordate della Bat-Dance?

Il primo Joker non si scorda mai...o forse voi l'avete rimosso? Noi non lo crediamo, ma, anche nel caso in cui foste troppo giovani per averlo vissuto, ci siamo qui a noi a raccontarvelo. La prima persona in assoluto a portare il Joker sul grande schermo è stato Cesar Romero, attore hollywoodiano dalla prolifica carriera prima di diventare uno dei boss del crimine di Gotham, con cento film all'attivo e i ruoli più disparati: spesso attore protagonista in film romantici, ha interpretato anche il Conte Dracula, Hernan Cortes, Doc Holliday, principi, gangster e tanto altro ancora. Quando gli si presentò, nella metà degli anni 60, l'occasione di poter interpretare il folle giullare nel pilot cinematografico e nella serie televisiva di Batman, la colse al volo anche se, come raccontano le cronache dell'epoca, si rifiutò categoricamente di tagliarsi i baffi. Il che costrinse i truccatori dello show ad abbondare con il cerone, creando quella prima immagine indelebile che, molti di noi, associano al villain creato nei fumetti da Bob Kane negli anni '40. Parlando a nome di chi è cresciuto negli anni '80, possiamo dirvi che era alquanto destabilizzante guardare in tv la versione che dava Cesar Romero del Joker, in chiave farsesca, clownesca o, come veniva definita la serie, "campy", nel senso di esagerata, e poi andare in edicola e leggere Una Morte in Famiglia, dove emergeva il lato oscuro e più violento del criminale. Il Joker appare, per la prima volta, nel quinto episodio della serie, "Batman in difficoltà", un episodio emblematico che cattura lo spirito con cui viene realizzata questa incarnazione del personaggio; ovvero un burlone più preso dalla sua rivalità personale con Batman, rispetto all'immagine violenta folle che vedremo in altre sue trasposizioni. Romero sarebbe apparso in 22 episodi, più il film della serie, divenendone il villain più usato dagli autori. Sappiamo benissimo che questo Joker è ben lontano dalla sensibilità con cui è stato trattato nelle iterazioni più recenti, ma sta di fatto che la sua risata, il suo vestito rosa ed il suo eloquio forbito, per più di vent'anni sono stati il punto di riferimento in carne ed ossa della nemesi di Batman. Fino all'arrivo di un certo Tim Burton.

Jack Napier

E con Tim Burton, nel suo Batman del 1989, arriva, nei panni del Joker, un attore sconosciuto, alle prime armi, che fu pagato la misera cifra di 6 milioni di dollari. Ironie a parte, il casting di Jack Nicholson non fu immediato, anzi. Fu sempre la prima scelta dei creatori del personaggio, fin dall'inizio degli anni '80, ma solo nel 1986 fu approcciato concretamente con un'offerta, offerta che all'inizio declinò. Solo in un secondo momento (pare, secondo i rumor, che di mezzo ci fosse una "finta" da parte dei produttori, che contattarono come seconda scelta Robin Williams, il che indusse Nicholson a tornare sui suoi passi) il buon Jack raggiunse un accordo vantaggiosissimo con la produzione, in cui, oltre ad ottenere il compenso che abbiamo già citato, si prevedeva una riscrittura del copione in favore del personaggio e una percentuale sui profitti al botteghino per l'attore. Quest'accordo gli fruttò 60 milioni di dollari in totale, una delle cifre più alte all'epoca ottenute da un attore per un solo film. Chi è il Joker di Nicholson? Burton è stato uno dei pochi autori a dare un nome e cognome al clown, e a farci vedere chi fosse il Joker prima di diventare... il Joker. Jack Napier era uno degli scagnozzi del boss del crimine di Gotham, Carl Grissom; Napier viene tradito ed incastrato dal suo stesso boss, e dopo un incidente con dei reagenti chimici durante una retata prende il via il suo percorso di trasformazione nell'iconico villain. Burton non si limita a dar un nome, un cognome ed una personalità a quello che diverrà la nemesi del pipistrello: va ben oltre. Lega il passato di Jack Napier, indissolubilmente, a quello di Bruce Wayne, facendone il responsabile della morte i genitori, e rendendolo quindi anche la causa principale della nascita di Batman. Non si tratta più solo dello scontro tra l'araldo del caos e quello dell'ordine: la faccenda va sul personale, i due antagonisti non sono solo due visioni del mondo diametralmente opposte, sono l'uno responsabile dell'esistenza dell'altro. Nella rappresentazione che ne dà Nicholson sono presenti elementi presi dalla serie televisiva, come il vestito appariscente della versione di Romero o gli strambi ammennicoli che usa, ma da un punto di vista psicologico si va in tutt'altra direzione: un comportamento erratico, imprevedibile, con la tendenza ad alternare momenti di umorismo (Nicholson tra l'altro raccontava che la cosa che preferiva del ruolo era che l'umorismo del Joker era totalmente privo di gusto) ad attimi di improvvisa violenza. Il Joker di Nicholson per noi sta tutto nella frase:"Hai mai danzato col diavolo nel pallido plenilunio?"


Un Joker dalla voce stellare

Doveroso, ad ogni modo, fare cenno anche ad un'altra incarnazione, seppure noi, inteso come pubblico italiano, non abbiamo potuto apprezzare appieno questa interpretazione, causa doppiaggio; è importante citarla, anche perché Jared Leto ne ha fatto riferimento, come uno dei modelli che ha studiato durante la preparazione del ruolo. E poi la serie animata degli anni '90 ha avuto un ottimo riscontro anche qui da noi. Parliamo di Mark Hamill, recentemente visto come il barbuto Luke Skywalker nel settimo episodio di Star Wars. Sulla scia del successo del Batman di Burton, ecco arrivare la serie animata di Bruce Timm nel 1992, e già nel secondo episodio conosciamo il clown principe del crimine di Gotham, con la voce di Mark Hamill nella versione originale, mentre in Italia abbiamo Riccardo Peroni a recitare i folli dialoghi del villain. Interessante notare, inoltre, come Hamill doni la voce al personaggio anche nella versione, decisamente più "seria" presentata da Rocksteady nella serie videoludica di Batman Arkham. La versione cartoon, sebbene edulcorata per il pubblico più giovane, presenta comunque dei tratti già delineati nelle versioni precedenti, ovvero un'attitudine alla violenza teatrale, la risata esagerata che riecheggia la versione di Romero, un Joker che è la summa perfetta del caos e dell'umorismo rappresentate dalle due precedenti versioni. . E la serie animata è anche fondamentale per aver dato i natali ad un altro personaggio che verrà portato sul grande schermo per la prima volta da Margot Robbie: Harley Quinn, apprezzata a tal punto dal fandom, da esser inserita poi, negli anni successivi, nei fumetti e divenendo parte integrante del canone originale di Batman.

Certi uomini vogliono solo vedere bruciare il mondo

Passiamo a Nolan, ed al suo Il Cavaliere Oscuro del 2008, ed al suo Joker, o meglio di Heath Ledger, per molti la versione definitiva del folle clown. Si torna ad una figura dalle origini misteriose, permeata dal mistero, e su cui lo stesso villain gioca più volte nel corso film, raccontando diverse versioni della sua nascita, o meglio di quella delle sue cicatrici, la cui unica costante è una domanda ossessiva "Perché sei così serio?". Torna l'idea di un Joker nato come reazione alla figura di Batman. "Tu completi me." Nulla poteva esser come prima dopo la nascita dell'alter ego di Bruce Wayne, non si poteva tornare indietro, ma il Joker è frutto di un'evoluzione, non è un mostro, come afferma lui stesso: è solo "in anticipo" su un percorso di brutalizzazione della società. Ci troviamo di fronte all'incarnazione più dark, più violenta della nemesi di Batman, una versione anarchica, una forza incontrollabile che si scontra con un oggetto irremovibile, un sociopatico privo di ogni empatia. Una versione che prende più di uno spunto dal The Killing Joke di Alan Moore, graphic novel che approfondiva quel legame indissolubile che c'è tra il giustiziere ed il criminale. Due sono le scene che hanno colpito la nostra immaginazione e ci hanno dato i brividi in sala: il Joker che mette la testa fuori dal finestrino di una macchina della polizia e si lascia cullare dalla corrente, e la scena della distruzione dell'ospedale. Per questo ruolo Ledger vinse l'Oscar, assegnatogli purtroppo in maniera postuma.

Una pesante eredità

Ed arriviamo al nostro Joker nuovo di zecca: come affrontare un ruolo così importante ruolo, portato sul grande schermo da due attori premi Oscar? Naturalmente chiamando un altro premio Oscar, quel Jared Leto che cinque anni fa ha stupito tutti per la sua incredibile trasformazione in Rayon, la transgender tossicodipendente e sieropositiva di Dallas Buyer Club; possiamo affermare con tutta tranquillità che il curriculum per interpretare il folle principe del crimine a Leto non manca di certo. E Jared non si tira indietro, quando si tratta di parlare della performance di Heath Ledger ne Il Cavalier Oscuro, divenuta ancor più leggendaria dopo la morte accidentale di Ledger e la vittoria postuma dell'Oscar come miglior attore non protagonista per il ruolo del letale clown. Racconta Leto a Rolling Stones che per lui l'interpretazione di Ledger è stata impeccabile, perfetta, arrivando a definirla una delle migliori performance nella storia del cinema. Leto va oltre, ammettendo di aver avuto forti dubbi in questo passaggio del testimone, ma è stato convinto proprio dal fatto che il personaggio era già stato rappresentato prima di lui, nelle molteplici incarnazioni chi qui abbiamo elencato; Jared approfondisce il discorso, spiegando che se quella di Heath fosse stata l'unica interpretazione del personaggio, avrebbe percepito la scelta di riprendere il clown come inappropriata, ma data la lunga storia precedente all'ultima iterazione nei film di Nolan, era giusto riportare in vita il principe del crimine di Gotham, e anzi, avendo a disposizione tante altre trasposizioni, era interessante poter capire in che direzioni non andare, per poter dare qualcosa di nuovo al personaggio, qualcosa di unico e distintivo. Sempre nell'intervista a Rolling Stones, Leto entra, quindi, nei dettagli sull'approccio a questo ruolo, e su come ha cercato di differenziare il suo Joker, dalle precedenti versioni, e, beh, è ovvio che se devi metterti nei panni del fuori di testa per eccellenza, questo processo, per forza di cose, sarà parecchio strano. L'attore ha cominciato a guardare su YouTube filmati di crimini violenti reali, arrivando ad esserne nauseato. "Il Joker è incredibilmente a suo agio con gli atti di violenza," spiega. "Stavo guardando vera violenza, ne stavo consumando tanta. C'è tanto che si può imparare nell'osservarla. Che non tutti gli atti di violenza sono sommessi in preda alla frenesia. Ricordo di aver capito questo. Hanno fatto la loro scelta e non rispondendo ad un impulso; è una violenza metodica ed alle volte ipnotica e deliberata." Hanno fatto il giro di tutto il mondo anche i suoi bizzarri comportamenti sul set, dove ha deciso di rimanere in ruolo, anche quando le riprese erano terminate, provando ad immergersi del tutto nel ruolo del folle criminale. Sul set tutti lo chiamavano Joker, o Smiley, o nel caso del regista Ayer, Mr. J., e tutte quante le persone sul set, non solo il cast artistico, ma anche il personale tecnico, sono stati al gioco. Famigerata è la serie di scherzi che Leto ha fatto ai suoi colleghi, dal ratto vivo in una confezione regalo donata a Margot Robbie, fino a far recapitare un pacco pieno di proiettili ed uno con preservativi "usati" ad altri membri del cast (anche se David Ayer poi ha negato che fossero usati, e comunque di aver rimproverato Leto, dicendo di metter via quella roba, e sparire). A parte queste molestie, per alcuni ai limiti della decenza, la presenza del Joker sul set è stata molto popolare; si racconta che ad ogni apparizione, partivano applausi spontanei dalla crew che assisteva alle riprese. Leto ha improvvisato con costanza durante il film, ed è stato una delle maggiori fonti di intrattenimento per tutta la troupe. Sul suo lavoro nei panni del Joker, Common, uno dei coprotagonisti, racconta di come Jared Leto sia riuscito a trasmettere ai suoi colleghi quel senso di pericolo, quella sensualità, quella follia che la figura del cattivo emanava, ma che allo stesso tempo c'era qualcosa di "cool" in lui. Ormai buona parte di voi avrà già visto questa nuova versione e sarà in procinto di farlo: al di là delle preferenze personali su chi sia il più grande Joker della storia, pensiamo che nella memoria collettiva ciascuno di questi attori, a modo suo, abbia lasciato la sua profonda impronta, e speriamo che, per voi, il lavoro svolto da Jared Leto abbia reso giustizia ai suoi illustri predecessori.

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