Street Fighter e Mortal Kombat: riscopriamo i due film degli anni '90

Tuffiamoci nel passato e scopriamo come sono stati gli adattamenti cinematografici di due cult del mondo videoludico a quasi trent'anni di distanza.

Street Fighter e Mortal Kombat: riscopriamo i due film degli anni '90
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Lo scorso 13 febbraio è arrivato nelle sale cinematografiche Sonic, il film con Jim Carrey dedicato al celebre porcospino blu di casa SEGA. Si tratta dell'ennesimo connubio tra videogame e cinema, due media che nel corso degli ultimi decenni si sono ritrovati a stretto contatto, attraverso un rapporto che si è evoluto molto rispetto ai primi importanti adattamenti avvenuti negli anni '90. Oggi andremo a riscoprire i lungometraggi dedicati a Street Fighter e Mortal Kombat, due icone della storia dei videogame, nonché primi esempi di trasposizioni cinematografiche in un momento storico in cui il genere non era ancora diventato un fenomeno culturale.

Cinema e videogiochi: l'inizio di una nuova era

Oggi siamo abituati alla costante produzione di film basati sui videogame. Oltre a Sonic e al recente Detective Pikachu (2019), ci sono stati negli anni gli adattamenti di Tomb Raider, Assassin's Creed, Tekken, passando per la longeva saga di Resident Evil. La situazione, però, era decisamente differente trent'anni fa. Il primo film tratto da un videogame vide la luce nel 1993, quando Bob Hoskins e John Leguizamo impersonarono rispettivamente Mario Mario e Luigi Mario in Super Mario Bros., film basato sulla celebre saga di Nintendo. Fu un flop clamoroso al botteghino e la critica non rimase colpita da questo primo storico adattamento.
L'anno successivo un altro tentativo ha provato a collegare due medium simili ma allo stesso tempo ancora troppo distanti: il film di Street Fighter.

Così come per Super Mario Bros., il contesto storico del 1994 era profondamente diverso da quello attuale. I videogame e le console erano considerati prevalentemente una sottocategoria dei giocattoli, un hobby di nicchia che avevano in pochi, a differenza dell'importanza economica e della diffusione capillare avvenuta dopo il boom della prima Playstation. Coesistevano l'ambiente casalingo delle home console e quello delle sale giochi, dove uno dei generi più inflazionati era quello dei picchiaduro, rappresentati dal titolo all'epoca probabilmente più giocato e desiderato: Street Fighter 2, in tutte le sue edizioni.

Street Fighter - Sfida finale: successo commerciale, flop di critica

Uno dei problemi principali di Super Mario Bros. fu quello di riuscire a sviluppare una trama solida da un videogioco che, però, non aveva tra i propri punti di forza la storia o la caratterizzazione dei personaggi. Con Street Fighter - Sfida Finale la condizione iniziale da cui partire è migliore, ma non del tutto ideale. Questa volta ci sono personaggi umani dalle fattezze più realistiche da adattare sul grande schermo, con biografie a cui poter attingere, ma senza una precisa linea narrativa su cui fare affidamento. Per Street Fighter si decise di puntare in modo deciso verso una star di fama mondiale, qualcuno che fosse in grado di trovarsi a proprio agio con un'importante componente action. La scelta cadde su Jean-Claude Van Damme, noto al grande pubblico per le sue abilità nelle arti marziali mostrate in film come Senza esclusioni di colpi (1988), Lionhearth - Scommessa vincente (1990) e Double Impact - Vendetta finale (1991).
La regia, invece, venne affidata a Steven E. de Souza, autore delle sceneggiature di alcuni tra i più importanti film action degli anni '80 (Commando, Trappola di Cristallo, 58 minuti per morire, 48 ore), ma alla sua prima esperienza dietro la macchina da presa.

Queste premesse portarono alla realizzazione di un film che prestava il fianco a diverse debolezze di natura strutturale, scontentando sia molti fan che non videro una trasposizione soddisfacente, sia coloro che erano alla ricerca di un buon prodotto d'intrattenimento.
La trama è abbastanza semplice: il colonnello statunitense William Guile (Van Damme), deve salvare dei civili fatti prigionieri dal dittatore M. Bison (Raul Julia) che promette di ucciderli se non verrà pagato il riscatto entro un determinato numero di ore. Stabiliti i due punti focali del film, il protagonista Guile e l'antagonista Bison, tutti gli altri personaggi vengono introdotti di conseguenza, collegati direttamente o indirettamente con i due principali.
Ryu e Ken non riescono a emergere completamente e rimangono intrappolati nel ruolo di comprimari, così come Blanka, la cui storyline viene sacrificata in una sottotrama collegata a Guile e che coinvolge anche Dhalsim.
Tra una sceneggiatura non eccelsa, una caratterizzazione dei personaggi sopra le righe e scene di combattimento non esaltanti, Street Fighter risultò un tentativo non pienamente riuscito di adattare un'opera proveniente dal mondo dei videogame al cinema.

Mortal Kombat: un deciso passo in avanti

Il 1995 è l'anno del terzo grande tentativo di far comunicare i due media. Nei cinema arriva il lungometraggio basato sulla saga videoludica di Mortal Kombat; la rivalità con Street Fighter oltrepassa i confini delle sale giochi e delle console, e si ripropone anche in ambito cinematografico. A differenza del titolo Capcom, Mortal Kombat è un picchiaduro che all'epoca fece scalpore per via dell'eccessiva dose di violenza, enfatizzata da una grafica in cui i personaggi sono copie di veri attori digitalizzati al computer, in modo tale da rendere il tutto più realistico possibile.

La regia del film venne affidata a Paul W. S. Anderson, che in futuro legherà il proprio nome alla saga cinematografica di Resident Evil. Così come avvenne per Street Fighter, si puntò su un volto noto di Hollywood per incrementare l'appeal dell'opera: Christopher Lambert (Highlander - L'ultimo immortale), nel ruolo di Raiden.
La storia di Mortal Kombat si basa sui primi due capitoli della serie. I tre protagonisti vengono rappresentati con degli stereotipi molto in voga all'epoca: Liu Kang il predestinato, Sonya Blade alla ricerca di vendetta e Johnny Cage colui che vuole riabilitare la propria immagine, come componente comica del film. Cage, oltretutto, nel videogioco era ispirato proprio a Van Damme, che era stato contattato per il film ma già impegnato con Street Fighter.

Il trio viene guidato da un Raiden in versione Virgilio, che li porterà sull'isola del torneo dove faranno la conoscenza degli altri iconici personaggi della serie. Nonostante un budget inferiore ai venti milioni di dollari, Mortal Kombat riuscì a superare la soglia dei cento milioni di incassi, risultando complessivamente un prodotto più riuscito rispetto a Street Fighter. Soprattutto grazie a un bilanciamento generale tra fedeltà all'opera originale, elementi action e colonna sonora, che riuscirono a coesistere senza mai eccedere o scadere troppo nella grossolanità. Da questo precario ma convincente equilibrio, ne beneficiò la trama che riuscì a riproporre in meno di due ore le tinte misteriose e crepuscolari della serie videoludica. Potendo attingere a una mitologia più dettagliata rispetto a quella di Street Fighter, il continuum narrativo in Mortal Kombat non inciampa quasi mai in interruzioni nella sceneggiatura.
I personaggi, tanti, vengono gestiti senza particolari difficoltà, con alcuni che, inevitabilmente, ricevono maggiore attenzione rispetto ad altri. L'unica grande mancanza è quella di non aver proposto il dualismo tra i personaggi di Scorpion e Sub-Zero, da sempre uno degli elementi più caratteristici della serie, nonché una delle storyline più apprezzate dai fan.

Cosa ci rimane di quei due film?

Provenienti da un mondo percepito ormai come parecchio lontano, i due film furono i primi grandi passi che l'industria cinematografica e dei videogame fecero insieme. Gli investimenti e la cura per i dettagli, che caratterizzano le trasposizioni moderne, non erano ancora presenti all'epoca. Street Fighter non riuscì probabilmente a soddisfare le grandi aspettative che i fan avevano nei confronti del film, mentre Mortal Kombat risultò un prodotto più equilibrato, tanto che pochi anni dopo fu realizzato anche un sequel: Mortal Kombat - Distruzione Totale.
Senza dimenticare che tra meno di un anno dovrebbe vedere la luce anche il reboot a opera di James Wan.

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