Star Wars: Gli Ultimi Jedi, la Forza secondo Rian Johnson

Con Episodio VIII, Rian Johnson ha firmato il titolo più dicusso dell'intera saga di Star Wars, scopriamo insieme il perché.

Star Wars: Gli Ultimi Jedi, la Forza secondo Rian Johnson
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In vista dell'imminente uscita nelle sale dell'atteso Star Wars: L'Ascesa di Skywalker, il film che avrà l'onere e l'onore di concludere la storia iniziata più di quarant'anni fa con il primo Guerre Stellari, ripercorriamo quanto fatto da Rian Johnson con quello che non esitiamo a definire il capitolo più controverso e divisivo dell'intera saga targata Lucasfilm. Stiamo parlando, ovviamente, del discusso Star Wars: Gli Ultimi Jedi, pellicola che ha creato una vera e propria spaccatura tra critica, pubblico e in particolare tra i numerosi fan di Star Wars sparsi per tutto il mondo, molti dei quali non hanno apprezzato lo stravolgimento dei canoni portato avanti dal regista di Looper. Prima di tuffarci nell'epilogo firmato da J.J. Abrams e Chris Terrio, dunque, proviamo a pesare il contributo di Johnson al franchise di fantascienza più amato di sempre.

Il fallimento come maestro ne Gli Ultimi Jedi

È un capitolo di transizione, Gli Ultimi Jedi. Una sorta di pausa dalla visione abramsiana di Guerre Stellari e allo stesso tempo un possibile spiraglio sul futuro della saga - specialmente se la Disney confermerà la volontà di affidare una nuova trilogia di Star Wars a Johnson. Sì perché il film del regista di Knives Out (altra pellicola in cui Johnson decide di affrontare un genere, in questo caso il whodunnit, senza rinunciare a imporre le proprie regole) ha molto poco a che vedere con i suoi predecessori, dai quali si distacca prima di tutto attraverso la narrazione: anche se per gli spettatori sono passati due anni dall'uscita del capitolo precedente, il regista e sceneggiatore rinuncia ai consueti salti temporali per ripartire immediatamente dagli eventi de Il Risveglio della Forza.

E via a capofitto nel primo dei quattro atti (un unicum per la saga, solitamente legata alle strutture classiche dell'intrattenimento hollywoodiano che ha contribuito a consolidare), che seguendo le orme del war movie qual è Rogue One: A Star Wars Story mette subito in evidenza l'importanza del sacrificio, tematica che raggiunge la sua massima espressione più avanti con la distruzione della flotta del Primo Ordine - l'ultimo gesto del vice ammiraglio Holdo è un momento mozzafiato che sembra uscito direttamente dalle tavole di un fumetto in bianco e nero - e ancora più tardi con il disperato assalto di Finn nella distesa di sale rosso sangue del pianeta Crait.

Ancora più del sacrificio, però, a muovere le fila del racconto architettato da Johnson è il fallimento. Dal primo all'ultimo, infatti, i protagonisti della nuova trilogia (a prescindere dallo schieramento) durante la storia non fanno altro che prendere una decisione sbagliata dopo l'altra. Dall'incosciente Poe Dameron all'arrogante Snoke, arrivando all'ormai sconfitto Luke Skywalker che, come altri grandi maestri prima di lui, ha fallito nel tentativo di addestrare il suo allievo, spingendolo in questo modo al lato oscuro.

Ed è proprio sull'isola del pianeta Ahch-To, dove Luke si è ritirato per porre fine all'esistenza dell'Ordine dei Jedi, che Johnson dà sfogo alla sua visione ampliando il concetto di un'istituzione starwarsiana come la Forza: l'energia cosmica da cui i Jedi traggono i propri poteri ci viene mostrata per la prima volta come un equilibrio che pervade l'intero universo, qualcosa che appartiene a tutti e non di proprietà esclusiva di pochi eletti.
Per parafrasare il monologo finale di Ego in Ratatouille: "Non tutti possono diventare dei Jedi, ma un Jedi può celarsi in chiunque", come dimostra l'ultimissima scena del film in cui anche il manico di una scopa può trasformarsi in una spada laser con il giusto gioco di ombre.

Un taglio netto con il passato

Pur discostandosi dal più conservativo Episodio VII, Johnson non ha potuto evitare di raccogliere e sfruttare la più grande invenzione di J.J. Abrams ne Il Risveglio della Forza: il personaggio di Kylo Ren. Tormentato, inadeguato e a tratti ridicolo, il nuovo Darth Vader è in verità soltanto "un ragazzino che indossa una maschera", perché agli occhi di Snoke - che probabilmente ignora la redenzione di Anakin Skywalker avvenuta ne Il Ritorno dello Jedi - un leader dei Cavalieri di Ren attratto dal lato chiaro non può che essere tale. La volontà del regista di scardinare i canoni di una saga consolidata come quella di Star Wars, infatti, passa anche dal figlio di Han Solo e Leia, dal villain che nel profondo sa di non essere in grado di raccogliere la pesante eredità del nonno - e il cui dramma è reso al meglio dall'immenso talento di Adam Driver.

Non a caso è proprio Ben Solo (identità che disprezza ma da cui non riesce a distaccarsi) a pronunciare una delle frasi più emblematiche della pellicola. "Lascia morire il passato. Uccidilo, se necessario. È il solo modo per diventare ciò che devi" dice Kylo Ren a Rey durante uno dei loro collegamenti mentali, a sottolineare l'atto di violenza - e allo stesso tempo di profondo rispetto - che Johnson ha operato nei confronti dell'immaginario creato da George Lucas.

La rottura definitiva con il canone di Guerre Stellari viene inoltre sottolineata dalla memorabile apparizione del Maestro Yoda sotto forma di Fantasma di Forza, che al contrario del combattuto Luke distrugge senza l'antico tempio Jedi senza alcuna esitazione e per di più sbellicandosi dalle risate. "Tempo è, che tu guardi oltre una pila di vecchi libri" predica il sempre saggio Yoda, che più di tutti all'interno della saga ha assorbito e compreso l'importanza del fallimento, riferendosi ai testi sacri dei Jedi.

Le persone peggiori della galassia lontana lontana

Il tema del sacrificio non è l'unica componente di Rogue One che Johnson ha deciso di riportare con scaltrezza nella sua (si spera non tanto) breve esperienza nella galassia lontana lontana. Se nello spin-off di Gareth Edwards abbiamo visto un accenno del lato più controverso dell'Alleanza Ribelle, infatti, ne Gli Ultimi Jedi la dicotomia bene-male tipica dei capitoli precedenti (e in generale del cinema blockbuster) viene messa ulteriormente in discussione attraverso la linea narrativa di Finn, Rose e DJ. Quella che potrebbe sembrare una sottotrama del film lasciata in disparte (e in effetti così è dal punto di vista dell'impatto sugli avvenimenti successivi), è invece fondamentale per presentare uno scenario in cui la differenza tra i "buoni" e i "cattivi" si fa sempre più sottile. Quale prospettiva migliore di quella di Finn, un'ex stormtrooper ora tra le fila dei ribelli, per scoprire dunque che i ricchi frequentatori del casinò di Canto Bight ("le persone peggiori della galassia", come li definisce Rose) sono in verità degli spietati venditori di armi che sfruttano il conflitto senza fare alcuna distinzione tra il Primo Ordine e l'Alleanza Ribelle?

Con l'arrivo di nuovi progetti di Star Wars slegati dall'epopea degli Skywalker, Johnson pertanto potrebbe aver lasciato un'eredità capace di andare anche oltre il semplice superamento degli stilemi passati. Dopotutto la fantascienza, anche quella più votata all'intrattenimento, è un genere perfetto per descrivere con ampi mezzi (creativi e produttivi) la società che ci circonda.

Sovversivo, avvincente e dotato di un'estetica folgorante - l'utilizzo dei rossi, dalla spettacolare battaglia nella sala del trono di Snoke al suggestivo scontro finale sul pianeta minerale di Crait, ne è un esempio lampante - Gli Ultimi Jedi nel bene e nel male ha dato vita a un potenziale punto di svolta per il franchise, una rivoluzione che però non sappiamo se verrà abbracciata in pieno anche dall'ultima avventura di Rey e compagni. Per scoprirlo, a questo punto, non ci resta che attendere il 18 dicembre.

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