Star Wars

Star Wars: L'ascesa di Skywalker, l'analisi dell'ultimo emozionante trailer

Immagini di grande impatto visivo e un'epicità insita in più di un passaggio in questo ultimo e intenso trailer del capitolo conclusivo della saga.

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Sontuoso, epico, emozionante, conclusivo. Il trailer finale di Star Wars: L'ascesa di Skywalker di J.J. Abrams è un concentrato impressionante di sentimenti e sensazioni che hanno a che fare con il legame personale che ogni fan (dal più sfegatato al meno) ha con la saga fantascientifica più amata della storia del cinema.
Star Wars è in qualche modo casa e famiglia, ritornare a un nido cinematografico che ha contribuito a plasmare la passione di molti, ad elevare a credo e fede un franchise che nel tempo è riuscito a penetrare nel cuore e nella mente del pubblico cinefilo o generalista globale.

Per questo ogni uscita di un film di Star Wars è un evento: perché significa riunire insieme vecchie e nuove generazioni di sognanti appassionati per imbarcarsi in un nuovo viaggio verso pianeti inesplorati o i confini più estremi della Galassia Lontana, Lontana, lasciando che a prendere il sopravvento siano sensazioni e stupore.
E confezionando questo entusiasmante e solido trailer da pelle d'oca, Kathleen Kennedy e Abrams sapevano benissimo tutto questo, invitando il pubblico di tutto il mondo a percorrere al cinema l'ultimo tratto del percorso dell'epopea degli Skywalker, la fine di un'avventura lunga più di quarant'anni.

Serrare le fila

Quello che traspare da questo sensazionale footage non è tanto la volontà di creare aspettative elevate mostrando contenuti inediti o sequenze che anticipino qualcosa di importante, perché alla base delle scelte di montaggio sembra esserci l'intenzione di impostare per lo spettatore un setting conclusivo di portata cinematografica solenne in ambito blockbuster.
Non a caso si susseguono maggiormente immagini scollegate dalla narrazione in real time, con voice over continui e un ritmo ben calcolato a magnificamente cadenzato.
Si inizia con Finn che probabilmente si sta rivolgendo alla Jannah di Naomi Ackie: "È un istinto. Una sensazione", dice: "La Forza ci ha fatti incontrare".

Diciamo così perché in più di una sequenza all'interno del filmato lo vediamo in compagnia di questa selvaggia e splendida new entry, con cui a quanto pare dividerà molte scene. Mentre John Boyega parla, Rey (Daisy Ridley) corre in una fitta foresta con la spada laser sguainata, passando dal profondo verde della natura alle gelide tonalità di quelli che sembrerebbero essere gli interni della carcassa della Morte Nera, osservando anche la figura completamente fradicia della protagonista.
Probabilmente il pianeta foresta (oltre ad essere un richiamo a Endor) è anche la base dell'ultimo scampolo della Resistenza, che riorganizzandosi per la battaglia finale contro il Primo Ordine sta cercando di ampliare nuovamente le fila del proprio esercito, puntando a quella che il Poe Dameron (sempre più leader alla Han Solo) di Oscar Isaac definisce "la brava gente", cioè la popolazione della Galassia, ormai stanca del totalitarismo di chiave imperiale della fazione nemica guidata da Kylo Ren (Adam Driver).

L'intento è quello di serrare le file della rivolta e gettarsi all'attacco del Primo Ordine, così da liberarsene una volta per tutte anche grazie all'aiuto di Rey e al suo controllo della Forza. Si intravede anche di sfuggita il nuovo personaggio interpretato da Dominic Monaghan, vicino alla Rose di Kelly Marie Tran e alla Tenente Connix di Billie Lourd, ma è tutto molto veloce e poco rivelatorio, come d'altronde l'intero filmato, pensato per far parlare più l'estetica che il contenuto.

Destino, unione, rovina

Si torna poi a quello che è ormai il duello più anticipato del film, tra Rey e Kylo Ren sopra i resti della Morte Nera, in piena tempesta, luce contro oscurità. Non crediamo si tratti dello scontro definitivo ma di un momento essenziale di transizione dei protagonisti, in cui appianeranno probabilmente le divergenze trovando un punto morale di contatto, scoprendo il vero nemico comune che dovrebbe poi essere Palpatine.

A questo proposito, è interessante notare alla fine del trailer di Star Wars: L'ascesa di Skywalker una potente inquadratura di Rey osservata dall'alto da un misterioso figuro collegato a un sistema di supporto vitale, a nostro avviso proprio l'Imperatore interpretato da Ian McDiarmind.
Sembrerebbe confermare in parte quel Piano di Contingenza descritto in Aftermath, cioè lasciare indenne una piccola cellula dell'Impero così da ricrearlo interamente a tempo debito, partendo nel caso specifico dal Primo Ordine e tornando infine allo status quo della Prima Trilogia.

La voce di Palpatine spiega di aver "a lungo atteso questo momento" (con molta probabilità lo svelarsi dell'interno piano), ma forse non si aspettava l'arrivo di Rey e Kylo Ren insieme, anche se descrive "la loro unione come base della loro disfatta". Inserite in questo contesto si rincorrono immagini di straordinaria potenza visiva: il ghiacciaio stellare, la corsa dei cavalli alieni sul bordo di un incrociatore della Resistenza, Rey e Kylo che distruggono quella che sembrerebbe essere un'altra maschera di Darth Vader (ma non è chiaro se sia effettivamente così), la Guerra aperta e definitiva tra rivoltosi e nuovo impero.

Quello che più di tutto ci ha colpiti, lasciandoci riflettere sul peso emotivo e intimo della saga, è però un preciso passaggio che dà il via alla parte finale del trailer, quando Poe chiede a C-3PO delucidazioni su qualcosa che sta facendo. Prima che parta allora il mitico score di John Williams revisionato in chiave più magniloquente, di sconcertante bellezza e potenza, e precedendo un eventuale cambio radicale e immutabile di modalità per trasformarsi in un guerriero (aiutato dalla new entry Babu Frik, ingegnere esperto), il droide si sofferma per brevi istanti sul passato, scavando nei recessi della sua memoria pronta per essere resettata: "Sto dando un ultima occhiata", spiega: "Un'ultima occhiata ai miei amici".
Ed è una sensazione avvolgente, sopraffacente e di candida poetica, quella che si crea attraverso la stupefacente capacità di rinchiudere tutto il senso di Star Wars: L'ascesa di Skywalker in una sola ed emblematica frase, lasciando proprio che quel preciso momento sia il punto di tensione sentimentale massimo, oltre il quale esplodere.

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