Star Trek: un'evoluzione continua

Star Trek Beyond è ora in tutti i cinema: ma quali sono le origini e i motivi del successo dell'immortale saga creata da Gene Roddenberry?

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Quanti franchise conoscete che sono in pista da cinquant'anni? Per popolarità, qualità media e volontà di rinnovamento, Star Trek è sicuramente tra i più importanti dello spettacolo mondiale, avendo percorso le generazioni per arrivare fino a noi attraverso una invidiabile molteplicità di media, tra cui serie tv, cartoni animati, lungometraggi cinematografici, romanzi e videogiochi. E pensare che, inizialmente, non fu neanche questo grande successo, forse proprio perché "troppo avanti coi tempi". La fan base si è andata sedimentando col tempo, e del resto in Paesi come il nostro la serie è cominciata a diventare popolare con molto ritardo, solo negli anni '80, a seguito delle repliche televisive e dei primi lungometraggi. Ad oggi, invece, la mitologia di Star Trek è sterminata, e a voler intraprendere il viaggio con l'Enterprise c'è da prendersi molto, molto tempo libero (e cominciate a pensarci, perché presto su Netflix sbarcheranno tutte le serie classiche, oltre a quella da poco entrata in produzione) per portare a compimento l'impresa. Impresa che, tuttavia, merita: perché Star Trek non solo intrattiene con gusto, ma è anche uno spettacolo intelligente, di quelli da tramandare. Cosa che ne ha decretato l'imperituro successo.

Evolution

Lasciando momentaneamente da parte le grandi epopee narrate nei dieci lungometraggi per il cinema (più i tre del recente reboot) c'è infatti da considerare che per rendere vincente una serie di fantascienza televisiva, non potendo troppo contare su effetti speciali mirabolanti, combattimenti e azione, bisogna saper dare vita a personaggi sfaccettati e situazioni interessanti. Qui arriviamo alla differenza fondamentale, teoricamente palese, tra Star Trek e Star Wars, ma che agli occhi dei profani non brilla come dovrebbe. Star Trek è fantascienza pura, mentre Star Wars è una space opera. Se l'opera di Lucas è una favola spaziale con buoni e cattivi in cui c'è coerenza narrativa ma tutto è possibile e l'importante è narrare una storia edificante ma soprattutto epica, quella di Gene Roddenberry si pone un obiettivo diverso, per quanto affine a livello di intrattenimento: quello di tracciare un possibile futuro "ad maiora" per l'umanità. La galassia di Guerre Stellari è "lontana lontana" e sempre avvolta nelle turbolente guerre che fanno parte del titolo. Quella in cui si avventura Star Trek, invece, prefigura esplorazione, conoscenza, utopia di pace e prosperità.

Riportiamo le parole stesse di Roddenberry: "Star Trek era un tentativo per dire che l'umanità raggiungerà maturità e saggezza il giorno in cui comincerà non solo a tollerare, ma anche a trovare speciali le differenze tra i punti di vista e le differenze tra le varie forme di vita". Il messaggio è chiaro, e sebbene Kirk, Spock, Picard & co. abbiano affrontato innumerevoli battaglie e combattuto schiere di nemici non l'hanno mai fatto in battaglie di conquista, ma sempre e solo difendendo loro stessi e l'equilibrio pacifico instaurato dalla Federazione, il cui scopo è la conoscenza e il benessere, mai la sopraffazione dell'altro, specie se impossibilitato ad un confronto pari. I concetti di tolleranza e reciproca comprensione sono sempre stati alla base di tantissime storie di Star Trek fin dalla prima serie (che, per dire, è stata la prima a mostrare un bacio interrazziale in tv) riproponendo temi attuali degli anni di produzione all'interno di storie sci-fi, come nella migliore tradizione classica del genere. Ed ecco che, a detta di molti fan oltranzisti, la magagna principale del reboot del 2009 sarebbe proprio la perdita (perlomeno in gran parte) di questo aspetto in favore di azione e divertimento: J.J. Abrams, da sempre più incline e affezionato a Star Wars, avrebbe plasmato ST per renderlo più simile a SW, nonostante tutte le rassicurazioni del caso. In realtà, le intenzioni del creatore della serie non sono mai state davvero tradite, ma nel corso degli anni c'è sempre stato qualche ammodernamento per venire incontro al pubblico. Il tutto è stato amplificato a dismisura, con tutta probabilità, dal fatto che la nuova serie di film si presenta al mondo non come uno di quei reboot che rievocano il concept ma prendono subito le distanze (come ad esempio il nuovo Ghostbusters, criticato anch'esso, ad ogni modo) ma sostanzialmente come un reboot/remake parallelo, una sorta di realtà alternativa a quella della serie classica che tutti conosciamo, perché i personaggi, sostanzialmente, sono gli stessi, con solo piccole (ma a volte significative) modifiche.

Insomma, quello che fa la Marvel con i suoi vari piani paralleli: c'è il Captain America dei fumetti classici, ma c'è anche la versione Ultimate, quella del Cinematic Universe e quella dei cartoni animati. Ma, infine, è davvero così grave il peccato originale di J.J.? A nostro parere no, perché il cuore dell'esperienza è rimasto lo stesso, nonostante il potenziamento del fattore spettacolo e il look patinato e modernissimo . Del resto, di situazioni assurde e spericolate son piene anche le puntate delle serie classiche. Ma di questo parleremo un'altra volta...

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