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Spider-Man: No Way Home, il fanservice ha davvero rovinato il film?

Una riflessione sul fanservice in Spider-Man No Way Home senza spoiler, ma vi conviene guardare il film per capire di che parliamo.

Spider-Man: No Way Home, il fanservice ha davvero rovinato il film?
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Di Spider-Man No Way Home s'è cominciato a parlare, più o meno, dalla fine del 2018. All'epoca, di Multiversi e viaggi interdimensionali il grande pubblico non sapeva quasi nulla, ma era a conoscenza del fatto che un terzo film sull'Uomo Ragno con protagonista Tom Holland fosse in produzione e in arrivo nel giro di un paio d'anni. D'altronde, con un finale come quello di Far From Home (rigettatevi pure nella tela della recensione di Spider-Man Far From Home, se volete), era impossibile non immaginare l'arrivo di un terzo capitolo, ma nessuno avrebbe mai pensato che al centro della trama ci sarebbe stato il concetto di Multiverso.

Poi uscì nelle sale Spider-Man: Un nuovo universo (se non avete letto la nostra recensione di Spider-Man Un nuovo universo siete più perfidi di Goblin!) e cambiò tutto. Il Multiverso aprì il suo vaso di Pandora anche di fronte allo spettatore più ignaro, e lo fece in un modo straordinario, molto prima (e forse anche più efficacemente) di quanto non abbia fatto il MCU con Loki. Ed ecco che il web iniziò a riempirsi di suggestioni e teorie, con tanto di fan art che già dalla fine di quell'anno iniziarono a porsi una semplice domanda: e se si facesse lo stesso in versione live-action? Non sarebbe un sogno se anche gli Spider-Man cinematografici di Sony Pictures si incontrassero in un grande crossover?

È stato quello il momento in cui è nato Spider-Man: No Way Home. Quanto meno, il momento in cui la macchina comunicativa del fandom ha iniziato a diffondersi a macchia d'olio, tempestando Internet di suggerimenti che hanno portato al caos mediatico degli ultimi mesi, tra rumor, caccia al leak e una fame insaziabile di informazioni. In questo articolo si cercherà di fare meno spoiler possibili sul film di Jon Watts, ma l'invito rimane comunque quello di leggerlo soltanto dopo aver visto il cinecomic arrivato nelle sale lo scorso 15 dicembre. La domanda è una, a fronte di una parte di pubblico che continua a chiederselo: No Way Home è un film figlio esclusivamente del fanservice? E se così fosse, quest'ultimo ha rovinato l'opera?

Fanservice dall'inizio...

Partiamo da un concetto semplice: cos'è il fanservice? Possiamo indicare questa tendenza di una frangia dell'intrattenimento a inserire in una produzione elementi di trama, personaggi o sequenze utili esclusivamente a soddisfare il godimento dei fan più puri, a prescindere dal senso logico o dalla coerenza narrativa. Il fanservice è dunque, parafrasando il significato letterale del termine, un'operazione di "servizio ai fan", perlopiù fine a se stessa se non addirittura slegata dal suo contesto artistico. In Spider-Man: No Way Home, di primo acchito e stando ai primi materiali promozionali diffusi in questi mesi, di fanservice ce n'era davvero da vendere.

Un Multiverso in procinto di aprirsi a causa di un errore stupidino commesso dal Mago Supremo, interrotto dalla parlantina petulante di Peter durante l'enunciazione di un delicato incantesimo; un gruppo di villain che, guarda caso, riunisce alcuni dei supercattivi più riusciti (e interpretati dai volti più amati) della storia cinematografica ragnesca, e infine la sensazione (avvalorata da indizi e fughe di materiale rubato dai server di Sony) che i due protagonisti delle precedenti saghe filmiche sarebbero comparsi al fianco di Tom Holland per fronteggiare i tanto paventati "Sinistri Sei". Eppure, una volta arrivato nelle sale cinematografiche e dopo essersi esposto alla visione di pubblico e critica, Spider-Man: No Way Home ha dimostrato di essere qualcosa in più di una banale e becera operazione di fanservice.

... alla fine?

L'intento commerciale dietro le scelte compiute dal marketing di Sony e dei Marvel Studios è chiaramente palese, e stando ai record al box office di Spider-Man No Way Home diremmo che la scelta si è rivelata ben più che vincente: trionfale.

È indubbio inoltre negare, come d'altronde traspare dalla nostra recensione di Spider-Man No Way Home, quanto la pellicola abbia degli evidenti difetti di sceneggiatura, ma questi ultimi non sono da attribuire alla coerenza della trama o a buchi narrativi. No Way Home presta il fianco, piuttosto, ad una certa fretta nell'atto centrale e soprattutto nelle dinamiche che si innescano tra i vari personaggi e antagonisti. Ma non è questo il momento di parlare della trama nel dettaglio: per quello, infatti, ne discuteremo all'interno di un pezzo interamente fullspoiler, in cui si analizzeranno vari elementi di trama e il finale del lungometraggio.
Piaccia o non piaccia, infatti, la trama di No Way Home è coerente con se stessa. Sono coerenti le premesse, così come sono coerenti le azioni dei protagonisti e le dinamiche dietro alcuni comportamenti o situazioni, dall'incantesimo di Strange al ruolo stesso dello Stregone nel corso del film, fino alla caratterizzazione di comprimari, antagonisti e personaggi principali. Certo, tutto questo potrebbe comunque non andare giù ad una porzione di pubblico, ma sembra evidente quanto i meccanismi causa-effetto siano quasi inattaccabili, da un certo punto di vista. Ed è per questo che non è propriamente giusto parlare di becero fanservice in No Way Home, o quanto meno di fanservice fine a se stesso o in contrasto con il nucleo narrativo del film.

Ogni singola scelta che strizza l'occhio al cuore e alle lacrime dei fan, dall'utilizzo di certi volti fino a colpi di scena e dialoghi in grado di lacerarci l'anima a suon di pugnalate intrise di commozione e nostalgia, è stata pensata al millimetro per incastrarsi perfettamente non soltanto nell'economia di una singola opera, ma anche in un più ampio discorso che guarda ai valori e al messaggio che la trilogia di Tom Holland vuole raccontare.

Attraverso le più "accusate" ed eclatanti scene di fanservice c'è un'idea ben precisa, quella di utilizzare il servizio ai fan come veicolo di un insegnamento diegetico e metanarrativo sui valori fondanti di un eroe, sul sacrificio e sul senso di responsabilità. L'utilizzo di certi personaggi, così come le scelte compiute in fase di scrittura, rimangono perfettamente ancorati al tipo di storia che No Way Home vuole raccontare, ovvero fornire il vero percorso d'origini del Peter Parker incarnato da Tom Holland. Persino la scelta degli antagonisti è emblematica e rappresenta qualcosa in più del voler aggregare i cattivoni più osannati dagli appassionati: la scelta di puntare su cinque antagonisti (e non piuttosto ai fantomatici Sinistri Sei), oltre a voler lasciare aperti spiragli per occasioni future punta in una direzione ben precisa.

Ovvero la funzione prettamente "educativa" che i villain giocano nella crescita di questo giovane arrampicamuri: ognuno di essi, difatti, ha contribuito (nel rispettivo universo di provenienza) a formare Spider-Man da un punto di vista etico e morale, ora con i propri insegnamenti prima di abbracciare l'oscurità, ora con le loro stesse malefatte.

Il peso della scelta e dell'equilibrio tra due esistenze è ad esempio il filo conduttore dello scontro fisico e psicologico tra Peter e Norman Osborn; il rapporto tra intelligenza, ego e follia tiene uniti Parker e Octopus o Lizard; credere nelle proprie potenzialità, a discapito della propria posizione sociale, è il valore che inizialmente Spidey non riuscì ad imparare dal povero Max Dillon, trasformatosi in un Electro incattivito e rovinato dalla sua stessa disperazione. Più che di fanservice e basta, in Spider-Man No Way Home bisognerebbe parlare di un "fanservice editoriale", frutto del talento e delle intuizioni di un gruppo di creativi che ha saputo come sfruttare un'idea commerciale per dar vita ad un prodotto artisticamente ed emotivamente valido. Perché No Way Home, al netto dei potenziali limiti che il genere di appartenenza gli attribuisce, è un'operazione editoriale inedita e originale, il film perfetto per partecipare ad una grande festa collettiva e rendere omaggio all'essenza e alla carriera cinematografica del supereroe più "amichevole e "stupefacente" di tutti i tempi.

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