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Spider-Man: No Way Home, i cattivi del film sono efficaci?

Approfondiamo brevemente e senza alcuno spoiler la resa di tutti i villain presenti nel terzo capitolo della trilogia con Tom Holland.

Spider-Man: No Way Home, i cattivi del film sono efficaci?
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La tela del ragno è tesa, forte e resistente in Italia. A due giorni dall'uscita ufficiale di Spider-Man: No Way Home in sala, il film di Jon Watts ha incassato 4 milioni di 400 mila euro, con la release americana prevista per oggi, 17 dicembre. È il titolo con l'apertura migliore in Pandemia nel nostro paese, e il merito è da tributare anche all'hype che Sony e Marvel hanno saputo generare attorno al progetto. Un film strabordante e affollato, ammiccante e ben costruito (come spieghiamo anche nella nostra recensione di Spider-Man: No Way Home), che pone l'accento narrativo su quella che è la grande morale di Spidey, l'etica imprescindibile dell'amichevole Arrampica-Muri di quartiere.

Per farlo, gli sceneggiatori Chris McKenna ed Erik Sommers hanno puntato su di una ratio narrativa che nei precedenti capitoli con Tom Holland non era stata del tutto utilizzata in fase di sceneggiatura: la definizione dell'eroe mediante i suoi nemici. Per questo risulta importante la resa e il ritorno di tante nemesi dell'Uomo-Ragno in questo nuovo cinecomic, che si presenta come percorso finale del più lungo coming of age supereroistico mai visto sul grande schermo, il passaggio obbligato dall'adolescenza all'età adulta di Peter Parker. Cosa portano allora i cattivi in questo film tanto movimentato, divertente ma anche doloroso?

Uno per tutti e tutti contro Spider-Man

Rispetto ai film con Tom Holland o Andrew Garfield nei panni di Spidey, i primi e storici cinecomic diretti da Sam Raimi con protagonista Tobey Maguire funzionavano al massimo delle proprie espressioni drammaturgiche e narrative (escluso il terzo) perché i nemici andavano di fatto a definire l'evoluzione del protagonista. Non in modo accidentale ma diretto, cosa che è stata in parte ripresa nei titoli di Jon Watts con Avvoltoio e Mysterio - del tutto assente o quasi nei due The Amazing Spider-Man, invece.

In No Way Home l'idea è stata allora quella di unire sotto lo stesso universo tutti questi personaggi che in un modo o in un altro hanno avuto particolare significato nella crescita di Peter Parker come uomo e come eroe, riprendendoli senza troppa distinzione tra più o meno importanti. Quello è il pubblico a capirlo immediatamente, come nell'entrata in scena del Doc Oc di Alfred Molina, che resta ancora oggi il nemico più apprezzato e applaudito dell'intera produzione spidermaniana dell'ultimo ventennio cinematografico. Lo stesso si può dire del Green Goblin di Willem Dafoe, pernicioso e affascinante soprattutto in questa nuova dimensione dove la parte "sana" si sente sperduta, impaurita, impacciata. Non a caso si "spoglia" della sua natura per mutare in un Goblin diverso eppure uguale, mantenendo vivo e intatto lo scopo della sua missione da villain, il fulcro essenziale che rende il nemico determinante per la crescita di Spider-Man. McKenna e Sommers puntano ad enfatizzare in sostanza la parte umana dei cattivi, senza però giustificarne le azioni o provare a redimerne i peccati, che sono cristallizzati nel tempo.

Il discorso vale infatti anche per l'Electro di Jamie Foxx, forse il più diverso dal passato rispetto agli altri, un po' per l'assenza del precedentemente sconsiderato look blu, un po' per un carattere molto più turbolento e instabile, seppure più genuino, divertente e appagante. Il suo lascito non è stato dei migliori, e in questo senso No Way Home rappresenta per Electro una possibilità di riscatto metanarrativa, sia in quanto villain dall'aspetto più ridicolo della storia cinematografica di Spider-Man, sia per Jamie Foxx come interprete, effettivamente ridimensionato nel secondo e controverso capitolo della dilogia The Amazing Spider-Man di Jon Watts.

Paradossalmente, anzi, è più lo Spidey di Tom Holland a definire meglio Electro che viceversa, e questo grazie a una sceneggiatura in grado di valorizzare al meglio la drammaturgia di fondo che si nasconde dietro e dentro ogni villain in gioco. Forse i minori restano Lizard e Uomo Sabbia, ma a loro modo anch'essi hanno giocato un ruolo fondamentale nella determinazione ultima di Spider-Man, che si tratti delle vecchie versioni o dell'attuale, quella che speriamo continuerà a gironzolare per i grattacieli newyorkesi ancora per un po'.

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