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Spider-Man: Homecoming, perché le polemiche sul film non hanno senso

Dopo aver visto il nuovo film della Marvel, rivisitiamo le controversie piuttosto sterili che hanno segnato le discussioni prima dell'uscita.

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L'eroe più famoso della Marvel è tornato a casa: dopo la prima apparizione in Captain America: Civil War lo scorso anno, Peter Parker è ora protagonista assoluto di Spider-Man: Homecoming, secondo di cinque film previsti al momento (fino al 2019) tramite un accordo tra la Casa delle Idee e la Sony, che detiene i diritti cinematografici del personaggio dal 1999. L'arrampicamuri è ora ufficialmente parte del Marvel Cinematic Universe, a stretto contatto con gli altri supereroi che dominano i multiplex dal 2008. Un punto d'arrivo al quale non è stato facile arrivare (la Sony aveva inizialmente previsto un proprio universo espanso a partire da The Amazing Spider-Man, e sono tuttora in cantiere dei lungometraggi slegati dalla continuity della Marvel, per l'esattezza Venom e Silver & Black), e che è stato segnato da alcune polemiche online circa il (presunto) contenuto di Homecoming e il trattamento previsto per la nuova incarnazione dell'eroe. Adesso, dopo aver visto il film, abbiamo voluto rievocare le lamentele principali e il motivo per cui non avevano (e non hanno) molto senso. Avvertenza: questo articolo contiene alcuni spoiler minori se non avete visto Homecoming.

Peter Parker, eterno adolescente

Ad occupare molto spazio nelle opinioni negative degli appassionati ci ha pensato la polemica sull'età del protagonista, ancora una volta quindicenne. Si è parlato di un rifiuto da parte della Marvel di riconoscere il fatto che anche i supereroi invecchino (nei fumetti Peter Parker ha quasi trent'anni), ma in realtà questa scelta è piuttosto logica per due ragioni: in primo luogo, considerata l'età media degli altri eroi Marvel, generalmente trentenni o quarantenni, ha più senso contrapporre alle loro esperienze di vita uno Spider-Man meno maturo e più inesperto (il che spiega anche la sua assenza durante eventi come la battaglia di New York in The Avengers); inoltre, partendo dal presupposto che l'accordo tra Marvel e Sony continui dopo il sequel di Homecoming, in uscita nel 2019, è più pratico avere un attore - il ventunenne Tom Holland - capace di crescere insieme al personaggio e interpretarlo senza difficoltà per dieci anni, se non di più (discorso analogo per Marisa Tomei nei ruolo di Zia May). Anche la scelta dell'ambientazione liceale, che nei film precedenti era quasi un dettaglio sullo sfondo, è in questa sede una decisione creativa sostanziosa per mostrare la vita quotidiana di Peter e continuare la tradizione Marvel dell'esplorazione di generi diversi in ottica supereroistica: in questo caso, abbiamo a che fare con un vero e proprio high school movie all'americana, nella tradizione di John Hughes (esplicitamente omaggiato in una scena d'azione).

Tony Stark, mentore scomodo

Visto il loro rapporto in Civil War, è piuttosto logico che il miliardario interpretato da Robert Downey Jr. appaia in Homecoming come una sorta di figura paterna. Un ruolo dichiaratamente minore (basta leggere i credits sul poster, dove c'è scritto "and Robert Downey Jr."), scambiato però dai commentatori online per l'ennesima presenza ingombrante dell'attore/personaggio simbolo del Marvel Cinematic Universe, con tanto di supposizioni sul fatto che Homecoming fosse in realtà Iron Man 4 sotto mentite spoglie (come già lo erano stati, secondo alcuni, sia Civil War che i due Avengers), e che Spider-Man fosse solo il nuovo Avenger di turno. Prescindendo dal minutaggio concesso a Downey Jr. (il quale comunque aveva dichiarato già nel 2014 che la sua presenza scenica nei film Marvel sta progressivamente diminuendo, cosa che non lo disturba affatto), il suo ruolo nel film è tematicamente rilevante per dare a Peter Parker il giusto spazio in solitario: essendo il giovane newyorkese ancora alle prime armi e non totalmente segnato dalla filosofia dei grandi poteri da cui derivano grandi responsabilità, era necessario che qualcuno con più esperienza lo indirizzasse sulla retta via, e che a farlo sia il supereroe irresponsabile per eccellenza è coerente con l'arco narrativo legato alla maturazione di entrambi i personaggi. Come dice lo stesso Stark in uno dei trailer, "Volevo che tu fossi meglio di me." E senza svelare troppo, possiamo affermare che Spider-Man rimane generalmente un eroe individuale, e sembra che la situazione non sia destinata a mutare negli anni a venire.

Problemi di marketing

Per chiudere, passiamo alla questione spinosa dei trailer, accusati di aver svelato troppo del contenuto del film e di dare troppo spazio ad Iron Man. Sul primo punto non possiamo che invitare i detrattori a vedere la pellicola in sala, poiché a visione avvenuta risulta palese che molti elementi siano stati omessi dal materiale pubblicitario (e nel caso di alcune storyline legate alla vita scolastica di Peter questo è interamente voluto). Quanto al buon Tony Stark, è doveroso sottolineare che il marketing del film non è opera della Marvel, ma interamente della Sony, la quale ha ritenuto opportuno stringere un accordo con la Casa delle Idee principalmente perché la precedente incarnazione cinematografica di Spider-Man si stava rivelando un discreto insuccesso in base alle reazioni dei fan. In particolare, stando alle famigerate e-mail trafugate della Sony, The Amazing Spider-Man 2 non ha recuperato i costi durante lo sfruttamento cinematografico, un dettaglio abbastanza scioccante se si considera la popolarità del personaggio (Spider-Man 3 fu il primo cinecomic ad avvicinarsi al miliardo di dollari al box office mondiale). Alla luce di questo fatto, non dovrebbe sorprendere la decisione di sottolineare la partecipazione di un altro supereroe che attira molto di più il pubblico di oggi. Soprattutto sapendo che non sarà tanto scontato affidarsi a lui per film futuri del Marvel Cinematic Universe: è già ufficiale che nel sequel di Homecoming sarà un altro personaggio importante, ancora non identificato, ad interagire con Peter.

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