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Spider-Man Homecoming e le novità portate nel MCU: cosa aspettarsi dal sequel

Breve analisi dell'apporto innovativo del film di Jon Watts all'interno della Formula Marvel e plausibili prospettive future.

speciale Spider-Man Homecoming e le novità portate nel MCU: cosa aspettarsi dal sequel
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L'Universo Cinematografico Marvel è a un punto di svolta: gli eventi di Infinity War hanno condotto gli Avengers a un epilogo disastroso, che nel quarto capitolo del franchise sarà affrontato con l'obiettivo sconfiggere una volta per tutte Thanos, il Titano Folle interpretato da Josh Brolin. Prima del prossimo maggio, però, in uscita per l'MCU ci sono ancora Ant-Man and the Wasp e Captain Marvel, ambientati prima degli eventi della Guerra dell'Infinito, mentre subito dopo il film dei fratelli Russo uscirà a luglio 2019 il già attesissimo Spider-Man: Homecoming 2, di cui ultimamente si è tornato a parlare con cadenza settimanale. Gli aggiornamenti che arrivano sul secondo capitolo del franchise diretto da Jon Watts sono infatti molti, legati soprattutto alle location e ai villain, ma oggi vogliamo provare a parlare delle possibilità future della serie in relazione alle novità in parte già introdotte nel primo film con Tom Holland, nuovo, giovane e già amatissimo interprete dell'Arrampica-Muri.

Spirito giovane

Un elemento che accomuna forse molti supereroi, quindi non solo della Marvel, è la loro età: non troppo giovani da poter sembrare agnellini ancora da svezzare in termini eroistici, né troppo anziani da apparire come vecchie guardie del settore.
Non fraintendiamo, però: questo non significa che non esistano in molti universi narrativi fumettistici supereroi fin troppo giovani o fin troppo anziani; l'appunto è rivolto alla generalità, non alle eccezioni. E in quanto a generalità, il cinema ha soprattutto lanciato in sala personaggi oltre la soglia dei 20-25 anni, tentando di approcciarsi al supereroe nella sua forma matura ma non troppo, raccontando anche caratteri difficili come un Iron Man o un Doctor Strange, ritagliandosi la prerogativa di mostrarli comunque forti di molte contraddizioni, così da conquistare anche un bacino più giovane, meno interessato alle problematiche di trentenni o quarantenni. Ma le caratteristiche comuni a questi eroi sono più o meno simili, con problematiche relative al lavoro, all'amore e alle proprie responsabilità, elementi di riflessione o disturbo certamente più compiuti rispetto a quelli di un adolescente come invece è il Peter Parker di Holland, in fin dei conti il vero Spider-Man a cui pensava Stan Lee quando lo creò insieme a Steve Ditko. Non che i film di Sam Raimi e Marc Webb non raccontassero un personaggio adolescente, ma sicuramente non riuscivano nel compito di mostrarlo gigioneggiante e fin troppo sicuro di sé in ogni situazione, carico di quell'ingenua arroganza dei diciassettenni, di quella sensazione di essere immortali e di affrontare quindi ogni pericolo come se non potesse essere mai l'ultimo. Gli Spider-Man di Raimi avevano un carico drammatico molto forte, cosa che, in seconda e più moderna lettura, andava profondamente a collidere con l'animo divertito del personaggio. Negli Amazing Spider-Man di Webb invece le problematiche venivano quasi capovolte, dove una scrittura young-adult dai toni fortemente romantici non riusciva a bilanciare le continue battutine di Peter.
Quegli Spider-Man, insomma, che piaccia o meno, non ricalcavano a tutto tondo la loro controparte fumettistica, cosa che invece Homecoming è riuscito a fare, prefissandosi come primo e grande obiettivo l'idea di rilanciare al cinema un Uomo-Ragno il più fedele possibile all'originale. E allora ecco finalmente arrivare nel MCU un sublime ritratto dell'adolescente americano moderno, senza essere neanche troppo stereotipato e anzi, capace di rileggere saggiamente anche l'inversione di tendenza secondo la quale i nerd sono i nuovi cool. Lo Spider-Man di Holland è credibile, atletico, e non scompare nel confronto con gli Avengers, pur apparendo senza ritegno il ragazzino che è, con molta paura ma privo di qualsiasi macchia e pronto a mettersi in gioco.

E se in Ininity War la Guerra contro Thanos non ha potuto lasciare per forza di cose spazio all'approfondimento psicologico-emotivo di Peter, siamo certi che in Homecoming 2 Jon Watts continuerà con passo deciso sulla strada già intrapresa nel primo film, espandendo dinamiche e rapporti senza troppo calcare la mano sia in termini drammaturigici sia per quanto riguarda le preponderanti venature young adult, mai invadenti e anzi, forse grande punto di forza e originalità del cinecomic. Perché in fondo stiamo comunque parlando di un adolescente alla corte dei Vendicatori, sicuramente capace, certamente preparato ma anche importante e forse unico elemento di contrasto generazionale tra le fila degli Avengers.

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