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Spider-Man: Far From Home, le illusioni moderne nella regia di Jon Watts

Analizziamo due delle scene migliori del cinecomic con Tom Holland, sequenze oniriche che omaggiano la narrativa di Steve Ditko.

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Steve Ditko è stato uno dei più grandi disegnatori e creativi che la Marvel abbia mai avuto. Non era soltanto una mente brillante e appassionata, un fumettista incredibile e lungimirante nella costruzione delle sue tavole, dal talento innovativo e coraggioso, ma anche un artista prolifico e instancabile. Emblematiche le parole dello scrittore e redattore Ray Thomas, quando entrando nello studio che apparteneva all'autore disse ironicamente ai suoi nuovi occupanti: "Ci vogliono almeno tre di voi per fare le cose straordinarie che faceva Ditko".
Amante dell'onirico e del mistico, di atmosfere lisergiche e sognanti, personaggi eccentrici e sopra le righe, il creatore di Doctor Strange e Mysterio era una vera divinità del tratto astratto, capace di illuminare la tavola di surrealismo e post-modernismo fumettistico ancor prima che ci arrivasse qualcun altro.
Un vero precursore a tutto tondo, amato al suo debutto come oggi da ogni appassionato che si rispetti, compreso il buon Jon Watts, che tirando in ballo il suo Mysterio nell'ottimo Spider-Man: Far From Home è anche riuscito a sfatare in parte le parole di Thomas, visto che - almeno nel mezzo cinematografico - il regista ha ricreato in chiave contemporanea quello stile e quei toni tanto cari a Ditko, comprimendoli soprattutto in due sequenze magistrali.

[ATTENZIONE, GROSSI SPOILER A SEGUIRE]

Illudere gli illusi

Inquadriamo prima di tutto la scena. Siamo oltre la metà del cinecomic, Spider-Man (Tom Holland) ha ormai capito le vere intenzioni di Quentin Beck (Jake Gyllenhaal) e sta cercando di fare ammenda per il suo errore, abbandonando la gita e raggiungendo Berlino per rivelare le informazioni a Nick Fury (Samuel L. Jackson). Giunto nella capitale tedesca, viene portato proprio dal capo dello SHIELD in un edificio governativo, dove scopre suo malgrado tutta la potenzialità della tecnologia olografica di Mysterio.
Esattamente come nei fumetti, il personaggio di Beck è una mente brillante con conoscenze avanzate relative a diverse tecnologie, che sfrutta inoltre le creazioni di altri "colleghi" licenziati o maltrattati da Tony Stark (Robert Downey Jr.) inglobandole all'interno del suo proiettore olografico di ultima generazione. È molto vicino alla controparte originale e ne tradisce solo in parte le abilità, dimenticandosi ad esempio la chimica applicata e gli allucinogeni, elementi molto amati da Ditko che però avrebbero stonato in una trasposizione più concreta e contemporanea del personaggio.
Sarebbe inoltre stato fin troppo facile utilizzare vari tipi di gas per ingannare Spider-Man e il pubblico, mentre addentrarsi nello spirito corrotto, smanioso di visibilità e successo di Beck era cosa tutt'altro che semplice, fattore invece traslato al cinema con grande intelligenza e correlato anche alle sue azioni e alle sue illusioni.
Niente allucinogeni o simili, dunque, perché Mysterio sfrutta esclusivamente il potere del cinema, del dramma e di un'ottima storia per attirare Spider-Man all'interno di un massiccio inganno dei sensi anche molto lungo, che mette Peter Parker davanti alle sue responsabilità e alle sue paure, ribaltandone la profondità per distruggerne le sicurezze e ingannarlo doppiamente.

Quella della prima illusione è una sequenza duratura e percettivamente sensazionale, che regala uno spettacolo che muta in continuazione tutto intorno a Spider-Man, vittima e centro nevralgico di questa allucinazione iper-tecnologica impalcata esclusivamente sul fattore olografico. Come spiegavamo, è di per sé anche un racconto visivo impressionante, che sconvolge i piani temporali di Peter proiettandolo agli inizi della sua avventura come supereroe, mettendone in dubbio l'operato e la maturità, più in generale le sue capacità. Edifica e distrugge scenari onirici, allucinanti e spaventosi, incrociando in continuazione la realtà con l'illusione e rendendo il tutto molto più complesso, intervallando così l'inganno a piccoli sprazzi di realtà.

Si investe tempo e passione creativa, in questa scena, perché deve rendere omaggio a Ditko e al personaggio fino a quel momento spacciato per qualcosa che non era: un supereroe, una figura paterna, un amico. Mysterio è invece tutt'altro: è la velenosa incarnazione dei nostri tempi, dove bisognosi e illusi veniamo costantemente ingannati con facilità, tematica che nella sequenza viene prepotentemente estrapolata dal discorso per rivivere in tutta la sua importanza, in chiave questa volta estetica.

È tutto collaudato e pensato a dovere per estorcere a Peter le informazioni di cui Mysterio ha bisogno, tanto che, una volta avute, la proiezione olografica si sfalda davanti agli occhi di Spider-Man per svicolargli alle spalle. Tutto crolla e viene giù, così come ideato da Beck, spingendo Peter a indietreggiare e finire nell'ultima trappola del nemico, che esternando il suo dispiacere ("per quanto possa valere") condanna il supereroe a morte. O almeno è questo che vorrebbe credere Beck, illuso a sua volta.

Sensazioni vincenti

Peter è ovviamente vivo e raggiunge ferito l'Olanda. Qui chiama Happy Hogan (Jon Favreau) e sbotta in tutta la sua frustrazione per essersi fidato di un nemico tanto pericoloso, trovando la comprensione di Happy e convincendosi di dover sopraffare Mysterio al più presto. Si dirigono così verso Londra, ultima tappa del tour delle menzogne di Quentin Beck, pronto a dare il via alla più grande illusione mai creata, da Codice Avengers.
Consapevole delle tecniche di Mysterio, Spider-Man entra nell'illusione e la sabota dall'interno grazie ai nuovi gadget del suo costume, attirando l'attenzione di Quentin. Dopo diversi attacchi e lo sfaldamento totale della proiezione, Beck decide di inviare ogni drone adesso visibile contro Spider-Man, che non riesce a raggiungere la postazione di Mysterio. Sul Tower Bridge, Peter è in seria difficoltà ma Jon Watts ne tira fuori il carattere e le potenzialità una volta per tutte, rendendolo - a livello percettivo - l'incarnazione dell'Avenger perfetto, mix tra Iron Man, Thor e Captain America. È uno stratagemma sensazionale e semplice che dà però il calcio d'inizio al combattimento finale tra Spider-Man e Mysterio. Peter stacca infatti la targa del Tower Bridge e la indossa come scudo, prendendo poi un nucleo instabile di uno dei troni abbattuti, legandolo a una corda e girandolo come il martello del Dio del Tuono.

Il core schizza in alto e attira l'attenzione dei droni, che sparandogli lo fanno esplodere, mentre Spidey utilizza la targa-scudo e un impulso di un drone abbattuto come trampolino di lancio per raggiungere la postazione di Quentin. Rompe il pavimento, tiene il villain per la tuta e gli rompe il casco di controllo. Fin qui tutto molto dinamico e ben coreografato, veloce e sensazionale anche per la scelta dei punti di ripresa, che più di una volta diventano proprio i droni all'attacco di Spider-Man.

Mysterio si libera dalla presa di Peter e chiama a raccolta i droni, lasciando ripiombare il nostro eroe in una nuova illusione simile a quella di Berlino. Spider-Man è però adesso più consapevole e sceglie di fare affidamento sul suo Senso di Ragno (nel film rinominato "Peter Prurito"), che avverte l'arrivo di una minaccia imminente e distende i sensi di Peter, guidando il suo corpo. La sequenza parte in piano sequenza e vede Spider-Man proiettato in una corsa in avanti verso Mysterio distruggere un drone dopo l'altro, intaccando l'illusione che infatti comincia a sfaldarsi.
La telecamera segue Spider-Man fino a metà percorso, spostandosi poi di lato e successivamente davanti, uscendo dall'illusione per avvicinarsi a uno spaventato Mysterio. Peter continua la sua crociata contro i droni, abbattendoli senza sosta e facendo affidamento sulle sue sensazioni, su di una percezione ormai capace di sovvertire anche il più infido inganno, quello che tenta di toccare le emozioni più profonde e giocare con i sentimenti. Spider-Man è ormai immune da tutto questo e smaschera infatti anche l'asso nella manica di Quentin, lasciando vincere un ormai infallibile sesto senso. La morte del nemico è comunque soltanto l'inizio del suo ultimo e più pericoloso trucchetto.

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