Spider-Man al cinema: i pro e i contro delle varie versioni dell'Uomo Ragno

Quali sono i punti di forza (così come quelli di debolezza) dei vari Spider-Man cinematografici? Scopriamolo insieme.

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Ormai tutti - o quasi - conoscono Spider-Man, vera e propria icona mondiale del fumetto (e non solo) creata da Stan Lee e Steve Ditko nel 1962.
Con quasi sessant'anni di storia editoriale sulle spalle, l'iconico personaggio di casa Marvel ha avuto il tempo di affrontare un numero davvero cospicuo di avventure riuscendo, tra molti alti e pochissimi bassi, a rimanere sempre al centro della scena tanto tra gli appassionati di fumetti che non, anche grazie all'enorme numero di prodotti legati alla sua figura, tra cui gli immancabili film.
Ed è proprio sulle sue controparti cinematografiche (in versione live action) che ci concentreremo in questo articolo, provando ad analizzare tutte le incarnazioni filmiche del personaggio apparse nell'ultimo ventennio.

Lo Spider-Man di Sam Raimi e Tobey Maguire

Il protagonista della prima trilogia filmica dedicata a uno dei supereroi Marvel più famosi e amati di sempre risulta un personaggio dalla personalità sfaccettata, con cui il pubblico empatizza per la sua natura di outsider, capace comunque di reagire alle numerose difficoltà della vita spronato in primis dalle ormai leggendarie parole di suo zio Ben: da un grande potere derivano grandi responsabilità.
Il Peter Parker/Spider-Man interpretato da Maguire è un'ottima sintesi tra influenze classiche e moderne, ripescando a piene mani dall'iconografia adolescenziale del personaggio fumettistico e riproponendo oltretutto in maniera fedele all'originale i personaggi di zia May e lo stesso zio Ben.
Molto bello il design del costume, capace di evolversi leggermente nel corso dei film successivi senza però stravolgerne gli elementi più iconici.
L'idea poi di rendere le ragnatele di Peter parte integrante dei suoi poteri (eliminando totalmente i lanciaragnatele, un'idea presa direttamente dalla script originale che James Cameron aveva creato parecchi anni prima per un suo adattamento mai andato in porto) hanno inciso non poco sull'immaginario collettivo legato personaggio, tanto da spingere molti spettatori a pensare che anche l'Uomo Ragno dei fumetti possedesse fin dall'inizio le ragnatele organiche.

Un personaggio comunque profondamente generoso e altruista, capace di maturare velocemente in seguito alla tragica morte dello zio (considerato dallo stesso protagonista come un padre) e caratterizzato da una grande tempra morale.
Per quanto riguarda i difetti, possiamo annoverare sicuramente l'impostazione eccessivamente seriosa del supereroe, vista anche la poca attenzione riposta nel valorizzare alcuni tratti distintivi del personaggio fumettistico - tra cui la sua inclinazione a fare continuamente battute per schernire e confondere i propri avversari.

Peccato anche per come è stato trattato il contesto adolescenziale (in special modo nella prima pellicola), con un Peter Parker davvero poco credibile nei panni di uno studente liceale, molto più a fuoco invece una volta inseritosi nel difficile mondo lavorativo.
Nonostante l'addio di Raimi al quarto film, il suo recente coinvolgimento nella direzione del sequel di Doctor Strange (alle prese con il multiverso) ha in realtà aperto le speranze a un possibile ritorno del suo Spider-Man anche all'interno dell'MCU, una possibilità che fin da subito ha scaldato i cuori degli innumerevoli fan di questa versione cinematografica.

Lo Spider-Man di Marc Webb e Andrew Garfield

Ispirandosi alla lontana al lavoro svolto da Nolan con il suo Cavaliere Oscuro, il regista Marc Webb ha deciso di dare un taglio realistico al personaggio, scelta che sul lungo termine si è dimostrata però non così lungimirante, creando una sorta di cortocircuito tematico in entrambe le opere da lui dirette.
Il Peter Parker/Spider-Man interpretato da Andrew Garfield presenta comunque vari punti di forza, tra cui la sua propensione a fare numerose battute, questa volta molto più a fuoco rispetto alla trilogia raimiana.
Lo stesso archetipo dell'outsider è stato in qualche modo svecchiato, allontanandosi se vogliamo dallo stereotipo del nerd con gli occhiali spessi preso di peso da Sam Raimi in onore delle storie degli anni '60, in favore di una concezione più al passo con i tempi, tramite un Peter taciturno e talvolta impacciato seppur maggiormente integrato nel mondo che lo circonda.
A livello d'impatto visivo, la stessa struttura fisica di Garfield risulta in realtà leggermente più in linea con l'immaginario classico del personaggio rispetto a quella di Maguire.
Se infatti nel corso di sessant'anni di storia editoriale Spider-Man è stato disegnato in numerosi modi (basti pensare alla versione slanciata di Bagley o a quella più massiccia di McFarlane), il concetto stesso di atleticità/rapidità dei movimenti è un aspetto che si lega meglio (più che altro da un punto di vista di messa in scena) a un corpo longilineo piuttosto che a uno più massiccio.

Nonostante però una struttura fisica più centrata (quella di Garfield) nei film di Webb, è comunque nelle pellicole di Sam Raimi che si è dato maggiore risalto alle doti atletiche del personaggio, puntando su una iperdinamicità dei movimenti che neanche i film di Jon Watts, nonostante i numerosi momenti spettacolari, sono riusciti a replicare totalmente.
Lodevole comunque l'intenzione di Webb di riportare in auge i lanciaragnatele, recuperando di fatto un elemento classico del personaggio trascurato invece in passato.
Molto bello il design del costume di Spider-Man - per quanto riguarda la prima pellicola - capace di osare a livello stilistico attraverso piccoli ma efficaci dettagli come quello relativo alle lenti ocra.
Peccato invece per la caratterizzazione introspettiva di Peter, forse un po' troppo lontana dal concetto di eroe classico in funzione di un senso del dovere spesso in bilico tra desideri personali e il raggiungimento di un bene superiore.

Lo Spider-Man di Jon Watts e Tom Holland

Dopo svariati anni di lotte per accaparrarsi i diritti sul personaggio, i Marvel Studios sono riusciti a farlo tornare a casa (come specificato anche nel titolo del film), nonostante la prima apparizione canonica all'interno del MCU di Spider-Man sia in realtà avvenuta nel corso di Captain America: Civil War.
Il Peter Parker/Spider-Man di Tom Holland risulta probabilmente quello più centrato in rapporto al contesto adolescenziale in cui è stato inserito, regalando al pubblico un vero e proprio teenager su di giri ma comunque in grado di mantenere i piedi per terra mostrando una buona propensione all'eroismo.
Molto bello il costume, perfettamente in bilico tra stilemi classici e moderni, supportato oltretutto dall'ottima idea di rendere le lenti dinamiche, così da fornire un'espressività al personaggio anche nei momenti in cui indossa la maschera, espediente capace di richiamare molto bene la dimensione fumettistica a cui è, per forza di cose, profondamente legato.

A fronte quindi di una caratterizzazione generale molto buona, il più grande limite di questa versione dell'Uomo Ragno è quella di essere rimasta per troppo tempo legata alla figura del suo mentore Tony Stark, che ha di fatto soppiantato quella (in realtà molto più importante per la formazione del personaggio) di zio Ben.

La scelta, dettata dalla sempre crescente popolarità che ha investito l'Iron Man cinematografico, ha inevitabilmente portato lo stesso Spider-Man a venir di fatto cannibalizzato dal filantropo, soprattutto per quanto riguarda Homecoming.
Forse non è pienamente riuscita neanche la caratterizzazione introspettiva di zia May, nonostante la buona idea di ringiovanirla rispetto alla controparte cartacea.
Fortunatamente però, con Far From Home si è deciso di scollare maggiormente le figure di Peter e Tony, permettendo finalmente anche allo Spider-Man targato MCU di costruirsi una propria specifica identità, per nulla derivativa.

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