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Spider-Man: i 5 film più belli di sempre sull'Uomo Ragno

In attesa di scoprire i piani legati al terzo lungometraggio targato Sony e Marvel Studios, ecco i nostri 5 migliori film di sempre su Spidey.

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Uno degli eroi più amati di sempre, il buon vecchio Spider-Man. Sin dagli esordi, la creazione di Stan Lee e Steve Ditko ha saputo ritargliarsi un posto davvero speciale nel cuore degli appassionati e il mondo del cinema, sin dall'esplosione dei cinecomic nei primi anni 2000, ha saputo sfruttare lo stile e i canoni del personaggio, contribuendo a fortificare la sua popolarità nell'immaginario collettivo. È universale, il nostro amichevole Spidey di quartiere: nel binomio tra Peter Parker e l'Uomo Ragno confluiscono alcuni dei principali valori promossi dalla Casa delle Idee, a cominciare dal sempreverde slogan "supereroi con superproblemi", l'uomo comune nel superuomo, schiacciato dal proprio senso di responsabilità e dai doveri verso il prossimo.

Il contributo dell'arrampicamuri tra i capisaldi della cultura pop è a dir poco immenso, complice la visione che alcuni autori - anche sul grande schermo - ha proposto nel corso dell'ultimo ventennio. In questo speciale vogliamo quindi eleggere quelli che, secondo noi, sono i 5 film più belli dedicati a Spider-Man, analizzando le migliori tra le 8 pellicole che Sony e Marvel hanno prodotto a partire dal 2002 fino ai giorni nostri. Scaldate i vostri lanciaragnatele e affinate il vostro senso di ragno: il nostro viaggio nello Spiderverse comincia ora.

Spider-Man: Far From Home

La più recente pellicola con protagonista Peter Parker occupa quello che potrebbe essere "l'ultimo posto" della nostra Top 5, ma non fraintendeteci. L'ultima avventura del giovane Spider-Man nel Marvel Cinematic Universe è un capitolo pienamente godibile e rappresenta una delle migliori espressioni filmiche sull'arrampicamuri.
L'importanza di Far Frome Home parla da sé: il film arrivava nelle sale nell'estate del 2019 subito dopo il colossale Avengers: Endgame per soddisfare un triplice obiettivo, ovvero scrivere un ulteriore epilogo alla battaglia finale tra Thanos e i Vendicatori, mostrandoci le conseguenze del sacrificio di Tony Stark, affrontare la dolorosa eredità lasciata dalla morte di Iron Man e, infine, tracciare il cammino di indipendenza del giovane "bimbo ragno", segnando la sua definitiva emancipazione rispetto al fantasma del suo ingombrante mentore.

Il risultato è un film in cui Jon Watts conferma il successo del suo predecessore, Spider-Man: Homecoming, confezionando un cinecomic unico grazie soprattutto alle sue atmosfere adolescenziali e al suo tono da puro romanzo di formazione. Il successo di Far Frome Home passa anche dalla costruzione del suo villain, il Mysteryo di Jake Gyllenhaal, grazie al quale Kevin Feige e soci hanno plasmato il perfetto anello di congiunzione tra alcuni dei fumetti più iconici di Spider-Man e la continuity narrativa del Marvel Cinematic Universe.

Il film con Tom Holland propone anche due delle scene post-credit più scioccanti di sempre, perché capaci di scombussolare pesantemente lo status quo sia dell'Uomo Ragno nel MCU sia di una parte dell'universo Marvel. Per saperne di più, la nostra recensione di Spider-Man: Far From Home.

Spider-Man: Homecoming

Spider-Man: Homecoming di Jon Watts non segna la prima apparizione di Peter Parker nel MCU, poiché l'arrampicamuri con il volto di Tom Holland aveva già debuttato in Captain America: Civil War. È però il primo standalone con cui l'Uomo Ragno è entrato ufficialmente a far parte dell'universo cinematografico popolato dagli Avengers e, già nel 2017, rappresentò una piacevole ventata d'aria fresca per il genere dei cinecomic.

È indubbio come, rispetto alle precedenti riscritture sul personaggio targate Sony e firmate da Sam Raimi e Marc Webb, l'impronta creativa di Kevin Feige si sia fatta sentire su questa rilettura in chiave squisitamente teen, divertente nei toni e pop nella messinscena, ma anche profondamente raffinata nel raccogliere l'essenza del personaggio. Il racconto di formazione che gli autori hanno proseguito con Far From Home è iniziato proprio in questa pellicola, seminale e preziosa anche nel tracciare la caratterizzazione e i legami tra i protagonisti. Robert Downey Jr. ha guidato Tom Holland proprio come il suo Iron Man ha abbandonato i riflettori degli Avengers per dedicarsi alla crescita e all'educazione supereroistica dell'inesperto Parker.

Ma il vero cuore del film di Jon Watts batte pulsante nel personaggio di Adrian Toomes, uno straordinario Michael Keaton nei panni del villain principale: l'Avvoltoio. Recuperando tratti di antagonismo che omaggiano il Norman Osborn di Willem Defoe, soprattutto nel rapporto ambiguo che instaura con Peter/Spider-Man, Keaton assume i caratteri di un vero cattivo pulp, e segna probabilmente una delle migliori interpretazioni della sua carriera, plasmando al tempo stesso uno dei più affascinanti villain del Marvel Cinematic Universe. Qui la recensione di Spider-Man Homecoming.

Spider-Man

Vero e proprio capostipite del cinecomic moderno, il primo adattamento cinematografico live-action di Spider-Man, firmato da Sam Raimi, è semplicemente leggendario. Agli inizi degli anni 2000 i cinecomic non riuscivano ancora a scrollarsi di dosso le difficoltà e gli ostacoli dell'appartenere a un genere di nicchia, incatenato a valori produttivi e visioni creative fin troppo limitanti per le potenzialità di trasposizione che offriva il medium fumettistico. Nel 2002 però arrivò Sam Raimi, che con la sua impronta autoriale realizzò un vero e proprio kolossal senza tradire minimamente l'anima del personaggio.

Un prodotto che, al netto dei suoi anni e di qualche recitazione un po' troppo sopra le righe - ancora oggi fonte di affezionato scherno - colpisce per la maturità della sua scrittura, a cavallo tra una certa fedeltà nei confronti dell'universo dei volumi stampati su carta e una reinterpretazione più realistica e meno fumettistica di Raimi. Una visione che riscrive, in parte, l'iconografia dei suoi protagonisti senza mai tradire le tematiche cardine dell'eroe ragnesco. Ancora adesso, pur con i suoi limiti fisici e attoriali, l'Uomo Ragno di Tobey McGuire è tra i più amati eroi del grande schermo - e che il fandom inneggi a un suo ritorno nel brand cinematografico di Spider-Man non ci sembra assolutamente un caso.

Spider-Man 2

Troppo spesso le idee di un grande prodotto artistico non si reiterano nel suo successore con la stessa efficacia delle origini. Ma accade raramente che il progetto visionario di un autore cresca di episodio in episodio, ora confermando, ora addirittura superando il suo lavoro precedente. Spider-Man 2 è la summa cinematografica e stilistica del cinecomic secondo Sam Raimi.

Il secondo standalone con Tobey McGuire rafforza la poetica sulla responsabilità derivata da grandi poteri, espandendola con un raffinato processo di decostruzione dell'eroe e dell'uomo dietro la maschera. Un meccanismo di scrittura di gran lunga più riuscito rispetto alla scialba impronta dark di Spider-Man 3, in cui Sony tentò di spingere l'acceleratore sul lato più oscuro di Peter Parker senza replicare i fasti dei primi due capitoli.

Spider-Man: Un nuovo universo

Direte voi: troppo facile assegnare un ipotetico primo posto del podio a un film d'animazione, che offre tendenzialmente spunti artistici di maggior estro visivo rispetto ai possibili limiti di un live-action. Eppure, Into the Spider-Verse è a oggi il miglior film su Spider-Man per la profondità, l'attualità e l'impatto emotivo della storia che vuole raccontare: un ordito semplice e, a tratti, spiccatamente stucchevole, ma il cammino di formazione del giovanissimo Miles Morales rappresenta una splendida, dolcissima allegoria generazionale sul rapporto tra genitori e figli, tra mentore e allievo, tra un idolo e il suo adoratore.

Ma è anche un racconto in cui trova spazio l'epica supereroistica più pura, un film che parla di origini, decostruzione e redenzione al tempo stesso: la fotografia più riuscita del capolavoro Sony è l'ascesa (fisica e simbolica) di Miles tra i grattacieli di Manhattan sulle note dell'iconica "What's Up Danger", ma è anche l'espressione di uno stile grafico unico e di un comparto tecnico che ha tuonato a gran voce i nuovi standard del cinema d'animazione.

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